ECCOMI QUI !
Scegliete la versione di me che
preferite...dai 30 ai 65 anni.
Salve a tutti. Sono Leonardo Calconi. Sono nato a in una città dell'Italia centrale nel lontanissimo 1944. Sono felicemente sposato da oltre venticinque anni con la mia seconda moglie, ho una splendida figlia e due ancor più splendidi nipoti. Sono laureato in Architettura, ma le vie della vita mi hanno portato ad occuparmi di sport, informatica e matematica. Quindi ho progettato e costruito ospedali tanto quanto ho progettato e realizzato software e gestito una grande azienda sportiva. Oggi sono un tranquillo signore benestante che ha smesso di lavorare e che si definisce "studente in matematica, apprendista cosmologo & discreto golfista" Che altro di me ? |
Sono uno scrittore dilettante che ha raccolto qualche modesto riconoscimento vincendo alcuni premi letterari. Dovrei scrivere più di quanto non abbia fatto, ma il tempo è quello che è e la matematica se ne porta via una quota consistente.
Sono uno sportivo dall'età di quattro anni quando
mio padre mi spinse giù per una pista da sci con un paio di legni ai piedi. A
lui devo molto, ad iniziare dal senso dell'onore che molti hanno smarrito o mai
avuto.
Ho
praticato con molto impegno
alpinismo su roccia e su ghiaccio (non arrampicata
sportiva con la corda davanti...), Taekwondo (3° dan e titolo di istruttore),
tennis e, attualmente, golf al quale sono felicemente approdato dopo averne
scoperto le grandi qualità di precisione del gesto atletico e di "gentlemen's
agreement" nella pratica.
E poiché dalle vette innevate alle sabbie dei deserti sembrava dovesse mancarmi
qualcosa, ecco che ho trovato anche il tempo di dedicarmi al recupero di
residuati bellici a 50 metri di profondità.
E il calcio, direte voi ?
Nella mia vita non c'è mai stato, non c'è e non ci sarà mai alcuno spazio per
questo gioco che detesto nel profondo dell'anima e di cui
disprezzo in particolare quegli umanoidi urlanti ed invasati chiamati "tifosi".
Ed eccoci al deserto, nel quale ho lasciato
una parte importante della mia vita.
Ho viaggiato molto, e per me è più facile elencare i paesi che non ho mai
visitato piuttosto che quelli nei quali sono stato una o più volte.
In special modo ho viaggiato nel Sahara della Tunisia,
dell'Algeria, del Mali e del Niger per dieci anni, coprendo in totale
circa 150.000 chilometri fra piste ed asfalto
e consumando tre fuoristrada.
Diverse piste le ho percorse da solo, nel senso di unico occupante un'unica
vettura, molte altre con mia moglie, sempre una sola vettura, altre ancora come
Guida con al seguito vetture di clienti.
Ho anche provato ad abbandonare la vettura e a
sfidare "Il Grande Vuoto" a piedi:
in Algeria la
duna di Amguid da Ovest ad Est, una dozzina di chilometri, due notti e un giorno;
sempre in Algeria l'erg Tihodaine, tre notti e due giorni, traversata fallita
per aver perso l'orientamento;
in Giordania Aqaba-Wadi Rum, circa 45 Km., una notte e un giorno.
Dell'Algeria a sud di Ghardaia ho una buona conoscenza. Grazie alle molte amicizie che
vantavo da quelle parti, ho potuto accedere ad informazioni e a permessi di
transito normalmente negati al resto del mondo.
Per alcuni anni ho abbracciato il mestiere di
guida sahariana ma dal 1993, a causa della guerra civile, ho
forzatamente smesso di viaggiare in quei paesi.
Del resto l'avvento del GPS e della cartografia digitale hanno reso accessibile il deserto
a qualsiasi imbecille in grado di premere un pulsante, così che ogni mia
eventuale idea di ritornarvi viene sopraffatta dalla nausea al pensiero dei
pessimi incontri oggi possibili.
Ma per gli spiriti liberi ho scritto alcune cose sulle mie
esperienze che potrebbero essere interessanti.
Avete forse intuito che sono una persona fondamentalmente antipatica, dalle idee stravaganti e discutibili
che nutre un generico disprezzo per il suo prossimo; quindi siete ancora in tempo a chiudere questa pagina,
mandarmi al diavolo e dimenticare questo
sfortunato incontro virtuale.
Ma se proprio insistete, possiamo andare avanti.
Come architetto sono convinto che fare bene una
cosa costi lo stesso tempo e gli stessi danari (talvolta meno...) che farla
male.
Pertanto il fare bene una cosa per me è l'unico modo di farla; se non ne sono
capace, rinuncio e rimando a quando lo sarò.
Se non ne siete capaci voi e volete
ugualmente farla, state lontani da me.
Come persona di cultura sono convinto che il linguaggio sia uno strumento di
comunicazione preciso e che come tale vada usato.
Se vi do un appuntamento per
le 12.00 al 1380 della Fifth di NY io ci sarò con matematica certezza.
Detesto i cialtroni quindi non contate più, definitivamente, sulla mia compagnia se sarete voi a
presentarvi alle dodici punto qualche cosa o a non presentarvi affatto.
Come matematico sono pienamente convinto del Principio di Incompletezza secondo il quale in ogni teoria matematica T sufficientemente espressiva da contenere l'aritmetica, esiste una formula phi tale che, se T è coerente, allora né phi né la sua negazione sono dimostrabili in T. Tradotto in parole più semplici, il sistema universale del quale facciamo parte contiene delle istanze per le quali non si può decidere della verità o della non-verità. Tradotto in parole ancora più semplici, anzi rozze, direi che "soltanto gli imbecilli non hanno incertezze".
Come viaggiatore disprezzo il turismo
globale e la mercificazione del viaggiare, in particolare quella operata
dalle agenzie specializzate in "avventure" per l'inquinamento morale
e materiale che operano ai danni dei popoli che contattano e dei territori che
attraversano.
Il disprezzo si tramuta in odio quando di questi territori si pretende farne dei
circuiti per corse moto/automobilistiche, violentando sabbie immacolate con
montagne d'immondizie ed uomini semplici con troppo denaro facile, in un orrido
trasferimento da qui a laggiù di un rozzo concetto di sport in ferie dal
campionato di calcio.
Per questo e per altri motivi non parlo
volentieri delle mie peregrinazioni, e meno che mai do volentieri informazioni
atte a raggiungere località miracolosamente scampate allo scempio del turismo di
massa.
Ma c'è di più e di peggio.
Nutro un profondo disprezzo per l'omologazione
del pensare e dell'agire, per la massificazione culturale, per la maleducazione
e per il linguaggio scurrile che sempre l'accompagna e per tutto ciò sono stato
più volte definito come "snob arrogante affetto da complesso di superiorità
intellettuale". Ma questa sciocca critica non mi tocca: qui in pergula natus
est, aedes non somniatur.
Dunque non faccio amicizia con chiunque; scelgo con cura i miei interlocutori
preferendo di gran lunga la solitudine alla compagnia demenziale.
Che cosa abbiamo, dunque, in comune voi ed io
? Cosa posso dividere con voi ?
Forse non molto, a cominciare dall'età.
Bene.
In generale si sta molto meglio da soli che in
compagnia.
Se poi con alcuni di voi mi dovessi in qualche modo sintonizzare sulla giusta
lunghezza d'onda, bene di nuovo.
Sono pronto ad offrirvi quel poco che ho e a prendere ciò che vorrete offrirmi.
L'umanità ci ha messo proprio tanto tempo per
passare dai grugniti dell'homo sapiens alle raffinatezze di una qualsiasi delle
lingue conosciute, morta o vivente che sia: tre milioni e mezzo di anni.
Milioni di anni durante i quali l'uomo si è evoluto grazie alla sua intelligenza
diventando il padrone assoluto del pianeta, mentre tutte le altre specie
animali, nessuna esclusa, sono rimaste dotate dei soli grugniti originari, o
meno.
La parte del leone in questo processo evolutivo l'ha fatta proprio il linguaggio
che ha permesso all'uomo di intendersi coi propri simili, di unirsi in gruppi
per meglio difendersi e cacciare e, soprattutto, di lasciare memoria delle
proprie conquiste alle generazioni successive per il tramite della storia, permettendo
così ad esse di capitalizzare il lavoro svolto dagli antenati.
Il linguaggio, pertanto, è la struttura portante
della nostra essenza di uomini e donne senza la quale non potremmo condividere
nulla, a cominciare dalle regole che permettono la costruzione e la gestione di
una civiltà complessa come quella nella quale viviamo.
E' difficile immaginare, anche con grande sforzo, una nostra esistenza senza la
capacità di parlare e di scrivere per esprimere i nostri pensieri e se mai c'è
stato un tale stadio primigenio in cui l'uomo s'è trovato, esso deve affondare
nel buio di molti milioni di anni fa quando l'uomo non era ancora uomo perchè
non in grado di comunicare nulla essendo privo anche dei semplici grugniti.
Per tutto questo, nonostante la palese e
fondamentale importanza del linguaggio e del suo corretto uso, nonostante i
circa venti anni di scuola obbligatoria e non durante i quali gli insegnanti
fanno di tutto e di più per trasmettere questa semplice verità, ebbene
nonostante tutto ciò alcune, molte, troppe persone rifiutano il linguaggio e la
sua precisione di espressione per rinchiudersi in una riduzione del medesimo
appena sufficiente per la sopravvivenza.
E quando questi cervelli semplificati per un istante si illuminano e capiscono che un linguaggio minimale e,
soprattutto, impreciso contribuisce in maniera determinante a rendere confusa e
poco visibile la cialtroneria del loro agire, ecco che nasce il nuovo homo
sapiens dotato di un centinaio di vocaboli, una ventina di verbi, una struttura
grammaticale approssimativa, nessuna struttura sintattica, in evidente moto di
regressione culturale dietro al quale nascondere la sua paura di espressione del
pensiero e delle responsabilità che questa comporta.
Questo è uno dei motivi per i quali mi sono
sempre trovato bene da solo nel deserto: laggiù non sono mai stato obbligato a parlare con
nessuno col quale non ne valesse la pena.
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