VERSO IL GRANDE SUD
ALLAH AL AHKBAR
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Un sole meraviglioso inizia a scaldare questo mattino di
tardo autunno. Non sono ancora molto convinto della decisione presa di affrontare questo viaggio solitario, non difficilissimo ma lungo, e la traversata in mare non mi ha aiutato affatto a chiarire i motivi che mi hanno spinto a questa scelta da tutti criticata. Sul traghetto i turisti erano pochi. Una giovane coppia inglese su una Rover da turismo,
diretta in Marocco lungo la costa tunisina ed algerina del Mediterraneo. Nessun altro. Così di parole ne ho scambiate ben poche, e, forse per evitare un inizio di resipiscenza, nonostante il mare liscio come l'olio mi sono imbottito di Xamamina sdraiandomi a dormire sul ponte per tutta la traversata, al caldo di questo stesso sole stupendo che ora picchia sul parabrezza della Land. Si, la notte l'ho passata in vettura su un tratto di spiaggia libera vicino a Sidi Bou Said, proprio perché non avevo voglia di confessare la mia solitudine ad un qualsiasi portiere di notte di un qualsiasi albergo. |
Per il sahariano diretto verso gli orizzonti infiniti del grande Sud, la Tunisia è quasi sempre figlia di un dio minore.
Incastrata tra le ultime propaggini dell'Atlante sahariano, il mare e le prime sabbie del Grand Erg Orientale, è solo una delle porte che si aprono sul Grande Vuoto. I tunisini sono consapevoli di questa condizione, e si avverte chiaramente in loro il disappunto per l'impossibilità di polarizzare l'attenzione dei viaggiatori, attratti dal grande sole algerino anziché dalle spiagge di Djerba.
Inizio la mia discesa prendendo l'autostrada, l'unica della Tunisia (e di tutto il Maghreb), che parte da La Cagna, uno dei quartieri più poveri e popolosi della capitale.
Progettata e realizzata a sostegno dello sviluppo
turistico costiero, questa autostrada avrebbe dovuto rappresentare, nelle
intenzioni del governo, il volto moderno della Tunisia al turista diretto
verso le spiagge di Hammamet.
In realtà, appena ci si è accorti che i
grandi numeri del turismo di massa non possono essere gestiti che con i
trasporti aerei, e che per ottimizzare la rapidità di rotazione dei turni
di vacanza ed il riempimento dei mega alberghi altro da fare non c'era che
far atterrare i 747 direttamente sulla spiaggia, si è provveduto
immediatamente ad adeguare i piccoli aeroporti locali alle nuove necessità, dotandoli se non di
terminals almeno di piste adatte ai giganti del cielo.
I sessantatré
chilometri di autostrada, monumento a se stessi, sono oggi utilizzati
poco, ma forse la recente realizzazione di un lussuoso club di golf al suo
fianco riuscirà a risollevarne le sorti.
Lascio l'autostrada all'altezza di Hammamet, e la strada, separata dal mare da una serie di depressioni spesso paludose, punta ai confini orientali della regione agricola dell'Enfida.
Questa regione assai fertile, fu nel 1881 al centro di una disputa sui termini del suo acquisto da parte di una società francese, disputa che offrì alla Francia, su un piatto d'argento, un pretesto in più per imporre il suo protettorato col trattato del Bardo. Enfidaville è un centro in espansione che smista frutta e verdura fresca ovunque e rifornisce in modo speciale gli alveari della costa.
Per questo motivo, da queste parti
sarebbe opportuno fare il pieno di verdure e frutta. Sarebbe... il condizionale è
d'obbligo.
Infatti l'arroganza dei fruttivendoli è nauseante; mettono i prezzi solo in
arabo (nonostante sia vietato) per truffare il turista ignorante e, non paghi,
rubano alla grande anche sul peso. Ma ai turisti che dalla costa vanno a fare la "traversata" dello
Chott in pullman con aria condizionata non frega niente. Quelli hanno il Marco o
il Franco e pagano senza fiatare qualsiasi cifra.
Il problema è che io ho le lire !
Ad Enfidaville entro nella strada nr. 3, che comincia a piegare sensibilmente verso Ovest, diretta verso Kairouan sul tracciato di una importante carovaniera che fu anche strada di penetrazione delle legioni di Roma, come alcuni ruderi testimoniano.
Al Qayrauan, la fortezza, rappresenta sicuramente, più
della capitale, la vera anima della Tunisia.
La Tunisia dei salariati
agricoli, che sgobbano una vita dietro ad un lavoro da bestie che non
permetterà loro di capitalizzare neanche la pensione.
O quella dei giovani
disoccupati, che scimmiottando le più deteriori forme del consumismo
europeo, inseguono il sogno di un impossibile accesso ad un benessere loro
negato ma ben visibile sugli schermi dei televisori che captano, con la parabolica, programmi italiani o francesi.
Lontano dagli squallidi fulgori della costa, perso lungo stradine malamente asfaltate che tagliano una steppa non arida ma poco generosa, le figurine umili e rassegnate dei contadini, fermi ai bordi dell'asfalto in attesa del giudizio divino, o arrampicati su preistorici ciclomotori dal funzionamento aleatorio, non mi sembrano essere concittadini dei giovani animatori, che nei lussuosi clubs di Djerba cercano di alleviare la noia dei loro ospiti.
Comunque ci si muova in questa parte della Tunisia, si finirà per forza di cose a Kairouan perché tutte le strade vi portano e di lì si irraggiano in ogni direzione. Fondata dagli arabi, che sul finire del `600 posero termine all'ultimo dominio bizantino e da questi subito eletta a nuova capitale, funse per circa 400 anni da cuore motore per la riorganizzazione di un territorio disgregato da secoli di corruzione e di gabelle ingiuste.
Oggi Kairouan non è più capitale, né politica né
religiosa, ma è ugualmente specchio della Tunisia.
Non nelle botteghe
piene di artigianato kitsch, non nelle visite alla Moschea del Barbiere,
ma nelle interminabili discussioni con la gente, nei passi persi tra le
bancarelle del mercato cittadino, nel piatto di couscous casareccio
gustato non nel ristorantino che paga la mazzetta ai procacciatori di
turisti, ma nella bettola dietro l'angolo con la cucina all'aperto.
Se
qualcosa ha salvato questa città dalla turisticizzazione selvaggia, forse
questo qualcosa è proprio il suo non essere stazione d'arrivo di finte
sahariane come Tozeur o Nefta, ma solo di attraversamento, condizione che
le è valsa, almeno finora, la conservazione del suo carattere di grande
campo nomade che aveva più di mille anni fa.
L'antica carovaniera da e per Kairouan prosegue diritta nella steppa sempre più arida. La desertificazione del territorio diventa evidente, così come sensibile diviene il cambiamento di temperatura, tanto più per chi, come me, è diretto frettolosamente verso la frontiera algerina. Se si effettua la Tunisi-Hazoua in un giorno, ci si sveglia la mattina sul mare e ci si addormenta la sera sulla sabbia del "Sahara".
Per entrare nel Sahara dovrò superare due varchi attraverso le catene montuose dell'Orbata e del Morra. Oltre quest'ultimo, basso e trasversale djebel, in direzione quasi tutto Sud, mi si para improvvisamente davanti l'immensa depressione salata dello Chott El Djerid, sui cui confini occidentali sono situate Tozeur e Nefta.
Perle (una volta) della Tunisia, sono oggi ridotte a giardino zoologico per turisti marini in visita giornaliera. Lo so, dico sempre le stesse cose, ma lo scempio operato da una frequentazione abnorme ed ignorante grida vendetta dinanzi a qualsiasi dio.
Comunque, superati gli assillanti abbordaggi dei
cacciatori di turisti, l'aggressiva loquacità dei gestori di negozietti
pieni di paccottiglia e la interminabile serie di alberghi sempre più
grandi e più moderni, uscito dal ridicolo bailamme pseudo-sahariano,
piombo nel buio e nell'isolamento più assoluti.
Nessuno esce dopo il
tramonto dalla porta sud di Nefta, che mena esclusivamente in Algeria, e
due o tre chilometri solamente lontano dalle luci di questa finta oasi,
potrò osservare per la prima volta, alzando lo sguardo, le stelle del
deserto, così numerose, brillanti ed incredibilmente vicine.
Ormai è tardi, non ci si vede quasi più. Esco dall'asfalto per un sentierino sabbioso che credo di ricordare conduca in un posticino riparato da sguardi indiscreti, dove potrò montare la mia tendina. Verso Est è ben visibile la grande luminosità di Nefta, mentre verso Ovest quella di Hazoua appena si percepisce.
Questo non è un posto silenzioso, e neanche bello, perché è antropizzato. Animali selvatici e non fanno sentire la loro voce, e lontano lontano sono certo di sentire il rumore di un generatore. Non mi piace dormire qui, non sono ancora entrato in sintonia col Grande Vuoto, i timori del viaggiatore solitario non mi abbandonano e mi impediscono di prender sonno.
Proverò a mettere le "cuffiette". Forse con un po' di musica....
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Residence
Carthage
Alberghetto di Cartagine splendido ed economico, dotato di un giardino interno
nel quale il proprietario permetteva di parcheggiare la vettura carica di ogni
ben di dio.
Questo una volta.
Dal 1989 ha cambiato proprietà ed è diventato un albergo di lusso per manager
e coppiette irregolari.
Sidi Bou
Said
I Parioli di Tunisi, tutti bianco e azzurro, pieni di artisti ed
intellettuali nostrani con la puzza sotto al naso.
Ciò che a Cartagine costa dieci li costa venti, e non si fanno sconti.
Parabolica
Volete vincere una scommessa chiedendo a bruciapelo al vostro compagno di
indicarvi in due secondi, uno e due, da che parte è l'Italia ? Cominciate a
parlare di come, in Tunisia, siano molto seguiti i programmi televisivi
italiani. Poi alzate gli occhi e osservate, prima della domanda, l'orientamento delle
parabole. Quindi puntate il dito in quella direzione.
La scommessa l'avete vinta, ma avete barato. Le parabole puntano al satellite
non all'Italia, ma il vostro compagno non ci pensa...
Rubano
sul peso
Stanco di essere preso per i fondelli, ho adottato un sistema, semplice ed
economico, per evitare le truffe.
Mi sono procurato per due soldi una bilancina da pescatore. Lascio il mio
venditore tranquillo di fare la sua pesata e gli faccio infilare la frutta
dentro una reticella di nylon. Poi tiro fuori la bilancina e faccio la mia di
pesata.
La conclusione non è affatto una spiacevole discussione, anzi !
Dopo un momento di smarrimento il venditore mi chiede quanto voglio per la
bilancina ed io gliela cedo per altrettanta frutta e verdura che così pareggia
il bilancio finale.
Nuovo viaggio, nuova bilancina.
Per i prezzi in arabo, bè, almeno i numeri dovete proprio imparare a
conoscerli.