ALLAH AL AHKBAR (Allah
è Grande) E MAOMETTO E' IL SUO PROFETA
VERSO IL GRANDE SUD
L'Islam (abbandono, dedizione) è la religione seguita dalla quasi totalità delle genti che incontrerete nel vostro lungo viaggio, ed è stata fondata in Arabia nel VI secolo da Maometto (Muhammad, Mohammed), al quale Dio (Allah) comunicò il suo Verbo tramite l'arcangelo Gabriele.
L'insieme delle rivelazioni avute da Maometto costituisce il corpo del Corano. Il Corano (Quran, letture liturgiche), consta di 114 capitoli chiamati "Sure" sistemati in ordine sparso; essi cioè non seguono la cronologia delle rivelazioni di Dio a Maometto, in quanto i redattori successivi alla morte del Profeta seguirono il criterio generale di ordinarli in base alla loro lunghezza decrescente. Nel Corano Dio parla in prima persona, e nelle Sure più antiche, le meccane, pone le basi dell'Islam, mentre nelle più recenti, le medinesi, organizza la complessa normativa della religione.
I mussulmani (muslim, che si abbandona a Dio) non sono solo coloro che seguono la dottrina ortodossa, i sunniti (Sunna, l'insieme di tutto ciò che riguarda Maometto e contenuto nel Corano), ma anche gli sciiti (Shiha, partito, divisione), e i kharigiti (i fuoriusciti), che sono tra di loro separati da divergenze di ordine teologico riguardanti il titolo di Califfo (per i kharigiti) e quello di Imam (per gli sciiti).
I dogmi principali dell'Islam, esposti nel Corano sotto forma di rivelazioni divine a Maometto, sono i seguenti:
il Dio è unico, creatore dell'Universo, e gli angeli sono i suoi messaggeri;
le sue leggi sono propagandate dai profeti; i principali sono Abramo, Mosè, Gesù e Maometto, che è l'ultimo in ordine di tempo.
esiste una vita ultraterrena nella quale saranno premiati i buoni e puniti i cattivi nel giorno della resurrezione e del giudizio universale;
il destino dell'uomo è già scritto ed è immutabile.
I mussulmani devono assolvere nella loro vita religiosa a cinque obblighi (Arkan):
la professione di fede (Shahada);
la preghiera (Salat) cinque volte al giorno;
l'elemosina (Zakat) ai poveri;
l'astinenza (Sawm) durante il mese del Ramadan;
il pellegrinaggio alla Mecca (Hagg).
La SHAHADA coinvolge l'intero essere del buon mussulmano, che deve applicarla in ogni momento della sua vita, ed in modo particolare in quelli molto importanti come la morte.
La SALAT si effettua cinque volte al giorno, in qualunque luogo ci si trovi, rivolti verso la Mecca e senza scarpe. All'alba (Subh), subito dopo mezzogiorno (Zuhr), nel pomeriggio (Asr), prima del tramonto (Maghreb), di notte (Isha). Il venerdì inoltre, bisogna pregare almeno una volta nella moschea dopo aver eseguito le rituali abluzioni di mani, viso e piedi.
La ZAKAT deve essere pagata in solido, in natura o in denaro, e corrisponde ad un decimo dei propri guadagni o del proprio raccolto, e nessun mussulmano può rifiutare qualcosa ad una mano tesa.
La SAWM, astinenza totale da qualsiasi cedimento ai richiami del corpo, viene praticata per circa un mese nel periodo del Ramadan, periodo che non ha una data fissa ma viene stabilito di anno in anno dalle autorità religiose. Capita comunque sempre in primavera. Dall'alba al tramonto i mussulmani non possono bere, mangiare, fumare o praticare sesso, e questa regola, legge di Stato, è fatta osservare severamente.
La HAGG deve essere effettuata almeno una volta nella vita, ma ci si può servire, in caso di povertà o di impossibilità fisica, anche di una procura. Tra i rituali da effettuare una volta giunto alla meta c'è, per il mussulmano, anche quello della visita alla Kaaba, primo tempio mussulmano edificato da Abramo, e del tocco della Pietra Nera.
La legge islamica nel suo complesso, la Sharia, è costituita oltre che dalla Sunna, anche dall'Igma o interpretazione della Sharia da parte degli studiosi religiosi, e dal Qias o deduzioni per analogia dalle norme precedenti. Questo complesso insieme di norme ed interpretazioni ha partorito nel tempo quattro scuole ortodosse: la Hanafita, la Malikita, la Shafiita, l'Anabalita. Cosa questa che non contrasta con i principi dell'Islam che ammette pienamente il manifestarsi della volontà divina sotto aspetti diversi e l'adattarsi delle norme ai tempi e ai luoghi. Quindi ogni mussulmano è libero di seguire la scuola che preferisce, non impedendogli questo di seguire saltuariamente norme di un'altra scuola, se questo gli conviene in determinate circostanze.
Il massimo dell'elasticità !
L'interpretazione sunnita dell'Islam non attribuisce ai rappresentanti di Allah e ai suoi servitori alcun potere soprannaturale. Il profeta è un uomo, così come lo sono il muezzin, che chiama a raccolta i fedeli per la preghiera, l'imam che la guida, il predicatore o khatib, lo studioso di religione o alim, ed infine il marabut che è soltanto un uomo pio.
Gli sciiti dal loro canto dichiarano eretica l'intera dottrina sunnita, riconoscono come profeti solo i discendenti diretti di Maometto, e ritengono che questi siano in possesso di un'aura divina che li rende soprannaturali ed in contatto diretto con Allah. L'Imam è per gli sciiti capo supremo e le sue leggi sono leggi di Dio.
Il fondamentalismo islamico, fenomeno degli anni novanta, riguarda sia i sunniti che gli sciiti, anche se viene vissuto dai due gruppi in modo assai diverso. Esso semplicemente vuole annullare la divisione tra leggi laiche e leggi religiose, che pure informano le prime, e propugna come unica legge uguale per tutti, in tutti i frangenti della vita, solo la Sharia, i cui codici sono esclusivamente la Sunna, l'Igma e il Qias.
I sunniti - la quasi totalità dei mussulmani - non riconoscono alcun capo spirituale, e la loro interpretazione della Sharia è pragmatica e tesa alla risoluzione dei problemi materiali e morali.
Gli sciiti - ad esempio gli iraniani - che riconoscono nel loro Imam il capo supremo, applicano fanaticamente la Sharia, e nella vita quotidiana vivono una schizofrenica scissione tra corpo e spirito. Per lo sciita il paradiso non si raggiunge soltanto osservando i cinque Arkan, ma soprattutto morendo per l'Islam, fosse anche in un tentativo suicida di seguire gli ordini dell'Imam.
Ed è proprio questo il fatto che può spiegare fenomeni apparentemente assurdi per la nostra cultura, come quello della Jihad, o guerra santa.
La Jihad altro non è che un atto politico, praticamente sempre accompagnato dall'istigazione alla violenza, col quale il leader di uno stato teocratico - come l'Imam Kohmeini -, o quello di uno stato laico ma pur sempre totalitario - come il dittatore iracheno Saddam Hussein -, tenta di utilizzare le masse di credenti mussulmani, senza distinzione di nazionalità, per i suoi progetti di supremazia.
Il leader si arroga il diritto di "dichiarare" univocamente la Jihad in quanto vanta una discendenza diretta dal Profeta, da Maometto, e ottiene credito in quanto il suo appello è diretto a masse di fedeli che in perfetta buona fede credono di partecipare all'espansione dell'Islam anziché, magari, a progetti neocolonialisti a danno di qualche vicino poco aggressivo. Come la guerra del Golfo insegna.
Ora la Jihad si è trasformata
ovunque in terrorismo. La maggior parte dei paesi mussulmani non si espone
direttamente a favore dei fondamentalisti islamici che perseguono questa guerra
universale; alcuni hanno addirittura messo fuori legge questo movimento.
Lo "zoccolo duro" di questo partito di moderni estremisti, che
combattono in nome di Dio per un mondo senza futuro, è alla macchia, e non ha
più altro progetto che quello di fare il maggior danno possibile con qualsiasi
mezzo, anche il più brutale.
L'Algeria in particolare ha pagato e continua a pagare con un assurdo tributo di sangue alcuni gravi errori del passato sui quali torneremo più avanti in questo viaggio.