INGRESSO NEL GRANDE
VUOTO
IL MONDO
SEGRETO DELLO 'MZAB
Con alle spalle la frontiera algerina, entro finalmente in argomento e la strada n.3 inizia ben presto a serpeggiare tra le prime dune del Grand Erg Orientale.
Deserta fino a pochi anni or sono sino ad El Oued, la n.3 rassomiglia oggi ad una strada del Far West, con tanti piccoli centri abitati sorti come funghi lungo il suo tracciato. Proprio come le cittadelle del West americano, questi paesini si allungano sulla goudronnée ed hanno uno spessore minimo, sovente quello di una sola fila di costruzioni per lato.
Perbacco come cambiano le cose !
Fino ad una cinquantina di anni
fa, quando l'asfalto non esisteva, le carovaniere snodavano i loro percorsi con
tracciati articolati e spesso apparentemente stravaganti in quanto si piegavano
a collegare tra di loro tutti i punti d'acqua disponibili.
Oggi, nell'epoca del camion,
l'asfalto è il momento unificatore e le costruzioni si addensano dove esso
viene steso, costruzioni che spesso consistono in sole botteghe od officine i
cui proprietari magari abitano tra le dune a chilometri di distanza.
Temo che persistendo questo discutibile pensiero (o "non"
pensiero..) urbanistico, tra breve i circa duecento chilometri tra Taleb Larbi e
Touggourt consisteranno in un unico, lunghissimo serpente di case e botteghe
strisciante sulla sabbia.
La regione di El Oued, il Souf, è una delle meno disponibili dell'Algeria al contatto con lo straniero, ancor meno dello `Mzab che fino a qualche tempo fa aveva il primato in tal senso. Non la sento come xenofobia, piuttosto come una manifesta volontà di affermazione della propria identità del tutto fuori luogo. Nessuno vuol derubarli di questa identità; ma allora perchè continuano ad utilizzare indicazioni stradali esclusivamente in arabo quando nel resto del paese sono o doppie o solo in caratteri occidentali ?
Qualche ragazzino, lungo la n. 3, concretizza questo sentimento di scarsa propensione all'ospitalità, con una sassata contro la mia Land. Non è che un'ammaccatura in più sia un gran danno, però d'ora in avanti li terrò d'occhio ed incrociandoli farò la faccia feroce.
Le grandi dune del Grande Erg
Orientale mi accompagnano fino a Touggourt, ultima città con indicazioni
mono-lingua, dopo di che la nr. 3 se ne allontana diretta verso il più grande
incrocio del mondo.
Square Bresson è al vertice
di un triangolo isoscele che punta a nord e i cui lati maggiori misurano oltre
settanta chilometri; un crocevia galattico che smista nelle quattro direzioni.
Per raggiungere Ghardaia potrei prendere, prima di SB, la strada per Berriane e
Guerara, asfaltata di recente e in ambiente molto bello. Berriane e Guerara sono
state fondate da quegli abitanti di Ghardaia che non trovavano più posto nella
loro città, ed infatti prima della recente asfaltatura esse erano raggiungibili
solo da Ghardaia stessa. Continuo invece
per la numero 3, che forma il lato ovest del triangolo, passando per una estesa
zona petrolifera nei pressi di Ouargla.
Ouargla, come Touggourt ed El
Oued, è, in linea di massima, un postaccio. Città modernizzata, priva di
attrattive e piena di persone con un sacco di problemi, non escluso quello della
droga. Una decina di anni fa, arrivandoci stanchi, ci si poteva buttare sul
primo mucchio di sabbia disponibile e fare una bella dormita. Oggi è meglio
stare attenti, e girando a piedi è consigliabile non dare troppa confidenza e
men che mai avventurarsi in affarucci tipo cambio valuta o traffico di alcoolici.
Non posso fare a meno di pensare a Giovanni,
sprovveduto dal "fumo" facile che è scomparso due anni fa proprio
tra Ouargla e Ghardaia; di lui hanno ritrovato solo la sua vettura.
Uscendo da
Ouargla sono tentato di sterzare a sinistra, lasciare l'asfalto e prendere la
pista per Fort Miribel, ma così facendo salterei Ghardaia dove ho alcune
cosucce da sbrigare ed El Golea dove voglio salutare Hussein che mi ha scritto
di aver completamente rinnovato il suo campeggio. Pertanto, dopo una breve sosta
d'esitazione, tiro diritto.
Sono da tempo in pieno reg ed è ormai pomeriggio inoltrato. Il sole si abbassa
sull'orizzonte e ce l'ho costantemente e fastidiosamente negli occhi poiché
sono diretto verso ovest. Qualche camion è fermo fuori dell'asfalto per la
preghiera delle cinque. Altri se ne infischiano e tirano diritti per arrivare a
destinazione prima di notte.
A pochissimi chilometri da Ghardaia inizio la ripida discesa nella valle dell'oued `Mzab, e lo spettacolo di alcune quinte che scoprono all'improvviso cittadelle arroccate sulle alture rischia di farmi precipitare fuori strada. Gli ultimi bagliori del sole che muore illuminano per alcuni istanti un paesaggio surreale. Poi il buio.
Stanco, con gli occhi arrossati da un venticello sabbioso che mi ha accompagnato per alcune centinaia di chilometri, finisco diritto a Bouleila, il piccolo campeggio che solo un altro equipaggio anima, armeggiando lentamente intorno ad un fornello a gas.
Il giorno dopo, poiché il campeggio è piuttosto lontano dalla città, decido di utilizzare per gli spostamenti un taxi, che con qualche difficoltà riesco ad acciuffare al volo. Ne approfitto per attaccar discorso col conducente che non si fa troppo pregare, specie perché gli chiedo - dopo aver contrattato il prezzo - di fare un giretto alla larga.
Sceso dalla vettura mi lascio
trasportare dal flusso della città respirando l'atmosfera di vita quotidiana di
Ghardaia, ancora sufficientemente genuina grazie al mai troppo lodato rifiuto
dell'Algeria (ma fino a quando ?) di accettare indiscriminatamente l'invasione
del turismo di massa.
A spasso nella calca della piazza
del mercato e delle vie adiacenti, tra spallate e spintoni, faccio "la
spesa" per la grande traversata. Infatti Ghardaia è l'ultimo centro
abitato in cui si trova tutto o quasi tutto, e questa è l'ultima opportunità
che ho per procurarmi ciò che mi manca.
Vorrei fare un giretto nella città vecchia, e mi rivolgo all' A.P.F.S.O.T., casa delle guide di Ghardaia. E' l'unico sistema per non essere infastidito nella visita, che peraltro è vietata senza accompagnatore. Ufficio triste, con un unico impiegato in perenne attesa di un gruppo di turisti che un giorno certo arriverà. Nasser Cheriat, così si chiama il mio accompagnatore, mi guiderà in un lungo giro dimostrandomi molta simpatia, giro nel quale le pietre di Ghardaia mi parleranno della lotta secolare dei `Mzabiti per rendere umanamente accettabile alla vita un luogo che solo loro potevano riuscire a piegare ad essa.
Provo ad "agganciare" Nasser, gettandogli come amo il brillio di una possibile amicizia e del conseguente scambio culturale, con reciproca visita ciascuno nel paese dell'altro. Sono anni che passo in questo mondo che vive in una dimensione fuori del tempo ma non oscurantista, e non sono mai riuscito a penetrare oltre la facciata che esso mette a disposizione del turista.
Ora sono in un taxi che ci sta
conducendo verso il palmeto dell'oasi, di cui Nasser vuole mostrarmi il
meraviglioso sistema d'irrigazione. Lo conosco già questo sistema
d'irrigazione. E perché l'ho studiato sui libri all'università, e perché ho
provveduto a visitarlo per mio conto tre anni fa. Ciò nonostante faccio
il suo gioco per farlo "sciogliere" nei miei confronti il più
possibile. Gli chiedo dunque se potrebbe interessargli l'essere ospite in casa
mia per tutto il tempo che lui desiderasse; potrebbe, tra l'altro, visitare la
moschea di Roma, realizzata col contributo di tutti i paesi mussulmani, almeno
di quelli ricchi.
E' imbarazzato, si vede, perché sa benissimo che una sua
risposta affermativa significherebbe l'obbligatorio contraccambio.
E lui non può.
Perché io non sono suo amico. E in caso di uno `mzabita, oltre i parenti,
entrano solo gli amici considerati come fratelli. Il tassista, invece, meno
osservante, più estroverso e curioso, si inserisce nel discorso e mi offre
spontaneamente una non meglio precisata possibilità di soggiorno in una casetta
nel palmeto. Una "seconda casa" che qualcuno potrebbe mettere a mia
disposizione. Chi sarebbero i miei ospiti ? Ma nessuno, naturalmente ! La
casetta sarebbe tutta per me, in affitto suppongo.
Deluso, ma non più di tanto, da questo tentativo di cui davo quasi per scontato l'esito, non mi rifiuto di compiacere il gentile Nasser con degli "ohh" di meraviglia alla vista dei canali sotterranei, scavati sotto la città per convogliare l'acqua quando, una volta l'anno, questa si decide a scendere.
Sono veramente un capolavoro d'ingegneria idraulica, ma io li ho già visti e studiati...
Il mio tour termina di nuovo
nella piazza del mercato. Continuo a farmi sballottare dalla corrente umana
senza opporre la minima resistenza, assimilando con gli occhi, il naso e le
orecchie, ogni molecola di questo particolare universo. Finisco senza
accorgermene sotto uno dei portici della piazza, di fronte ad un ragazzino di
non più di tredici anni, seduto sopra una pila di coperte e di tappeti. Ed
avviamo, nel solito francese maccheronico, una conversazione nella quale si
inserisce ben presto il padrone dei tappeti, Slimane Fekhar, conversazione che
si anima e si allarga al campionato di calcio italiano di cui a me non importa
un fico secco e di cui non capisco un'acca. Mi accordo con lui per
scambiare tenda, sacco-letto e materassino (glieli consegnerò domani...) con un tappeto nomade
molto
bello fatto su telaio orizzontale ed una coperta in lana di capra ricamata a mano.
D'ora in avanti, nel
deserto, dormirò come i nomadi ci dormono da secoli.
Slimane mi offre di dormire a casa sua, si fa per dire. In realtà sulla
terrazza del tetto. Ragazzi, passero una magnifica notte al fresco sdraiato sul
mio nuovo tappeto con la mia nuova coperta !
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Oggi
Rammentatevi che questo racconto è riferito ad una dozzina d'anni fà.
Souf
I vocaboli Oued e Souf indicano, in arabo e berbero, la stessa cosa: un fiume
sotterraneo che scorrerebbe sotto le sabbie.
| Ouargla - Fort
Miribel Accecati dalla smania di raggiungere il Grande Sud, non molti riflettono sul fatto che Ouargla è città di partenza di un'interessante detour che unisce l'utile al dilettevole poichè porta un centinaio di chilometri a Sud di El Golea. Poco fuori la città inizia, sulla sinistra verso Sud-OvestOvest, una scorciatoia alternativa all'asfalto che porta fin sopra l'altipiano sovrastante El Golea. Questa pista, segnalata sulla 953, la si seguirà in parte. 1a Parte. A circa 8 Km da Ouargla l'asfalto piega decisamente verso SudOvest. Proseguire per un'altra decina di chilometri sin quando non riprende la direzione Est ed in questo punto abbandonarlo uscendo verso Sud. Dopo circa venti chilometri di terreno pieno di tracce confuse - mantenere una rotta rigorosamente tutto Sud - si incrocia la pista principale per El Golea che va diritta verso SudOvestOvest. 2a Parte. Dopo meno di 60 Km. si deve incontrare il pozzo di Al Hadjar, doppiato il quale si deve poggiare a SudOvest. Dopo circa 30 chilometri si sorpassa il pozzo di El Morr e dopo altri 10 inizia il Gour Gahouel, area di sabbia molle da evitare come la peste. Tenerla sulla sinistra per circa 15 chilometri costeggiando le rocce, fin quando si incontra il pozzo di Berkane. Check Point: i pozzi di Hadjar, Morr e Berkane non possono essere mancati; in caso contrario abbandonate e tornate ad Ouargla sulle vostre tracce. La pista prosegue serpeggiando tra le rocce nella stessa direzione SudOvest per circa 100 chilometri per poi sfociare in pieno reg. A questo punto virare tutto a Sud per 40 chilometri sino ad incontrare il letto dell'oued Mya che si seguirà in direzione SudOvest sino ai pozzi di Inifel. Sul luogo troverete i resti del vecchio forte francese, una pista per aerei e la caserma della Gendarmeria. Il tratto tra i pozzi di Al Hadjar e quelli di Inifel non è molto battuto ed è pieno di false tracce appartenenti a vecchie prospezioni geologiche. Check Point: i pozzi di Inifel non possono essere mancati. In caso di smarrimento non tentate di tornare indietro; dirigetevi verso Sud sino ad incontrare i grossi fasci di tracce che portano in direzione Ovest alla Transahariana. 3a Parte. La pista è ora molto tracciata e ad una dozzina di chilometri dai pozzi di Inifel piega ad Ovest verso la Transahariana. Continuando a seguire la pista si mancherebbe il forte, quindi bisogna abbandonarla virando a SudEst in direzione dell'oued Msedli che si raggiunge in meno di 10 chilometri. Ci si infila nel suo letto e lo si segue verso Sud per una dozzina di chilometri sino a raggiungere la sebka Rtem. Attraversata la magnifica lastra salina ci sono ancora 35 chilometri prima di incontrare la pista tracciata in direzione Ovest che in circa 60 km. porta a Fort Miribel. Fort Miribel (segnato come Hassi Chebaba sulla 953) sorge sul vecchio tracciato della Transahariana, (ben visibile e segnato sulla 953), che a Sud dell'erg Chaoui faceva una grossa ansa verso Est proprio per collegarsi al forte. Poi il tracciato della nr. 1 è stato raddrizzato e Fort Miribel ha cessato di far da soggetto alle fotocamere dei turisti che non lo degnano più di una visita. Raggiungere la Transahariana da Fort Miribel è elementare. |
Piazza
del mercato
Per non offendere le delicate nari del turista in cerca di "autentici
tappeti touaregh" con afrori di origine animale e vegetale, il mercato è
stato spostato e non è più nella caratteristica piazza principale. Oggi
Ghardaia offre al viandante anche pizzerie al taglio e gelaterie. Per l'Internet
cafè non dovrebbe mancare molto.
Telaio
orizzontale
L'annodatura su telaio orizzontale è esclusiva delle lavorazioni eseguite dalle
donne nomadi. Il telaio, molto rudimentale, consiste in due aste di legno tra le
quali sono tesi longitudinalmente i fili dell'ordito. Durante l'annodatura i
fili sono tenuti in tensione mediante dei pioli piantati nella sabbia alle
estremità delle aste. Quando il campo si sposta, si arrotola la parte di
tappeto già annodata attorno alle aste e si imballa il tutto in un altro
tappeto finito. Il tappeto, mai di grandi dimensioni, è raramente bello stante la
precarietà dell'impianto di lavorazione.
Giovanni
Il nome è di fantasia, il fatto è purtroppo vero.