IL MONDO
SEGRETO DELLO 'MZAB
INGRESSO
NEL GRANDE VUOTO
La storia dello `Mzab poggia le
sue fondamenta sullo scisma creato nell'Islam da un gruppo di religiosi, i
Kharigiti (i "fuoriusciti"), che a partire da Alì, genero di
Maometto, rifiutarono la logica dell'elezione dinastica al ruolo di Califfo,
reclamando insieme a pari opportunità per tutti anche un estremo rigore
nell'osservanza dei dettami religiosi.
Per questi scismatici iniziò così una saga fatta di persecuzioni e continue
migrazioni attraverso tutto il Maghreb, saga che terminò poco dopo il Mille con
la sedentarizzazione delle due ultime comunità berbere kahrigite residue:
quella di Djerba in Tunisia, e quella dello `Mzab in Algeria.
Nel 1011 viene fondata El Atteuf
("il tornante"), la prima città della pentapoli `mzabita, su una
collinetta all'interno di un'ansa dell'oued `Mzab. I criteri urbanistici
adottati rimangono gli stessi anche per le altre quattro città che
seguono.
La moschea col minareto nel punto più alto, ed intorno a questa le abitazioni
dei religiosi e degli studiosi, le tolba (plurale di taleb che significa
"casa", in questo contesto "case" per eccellenza). Poi man
mano verso il basso altre abitazioni destinate a mestieri sempre meno nobili,
sino alle case dei commercianti, le ultime ai piedi della collina e a ridosso
delle mura.
E' chiaro che un simile impianto urbanistico è vincolato nello spazio, non
potendosi estendere a macchia d'olio le dimensioni del centro urbano senza
incrinare fortemente i criteri di massima coesione religiosa attorno alla
moschea, e di massima sicurezza da attacchi esterni. Pertanto al crescere della
comunità si decide per altre fondazioni, per "città" satellite
potremmo dire, anche se tale termine non calza perfettamente in quanto le città
successive sono del tutto autonome, e solo in tempi recenti si può assistere
all'inizio di un fenomeno gravitazionale attorno a Ghardaia.
Vedono così la luce Bou Noura, "la luminosa", nel 1048. Beni Isguen, "la pia", e Melika, "la regina", nel 1050. Ed infine Ghardaia, "la grotta di Daya", nel 1053.
A questo punto salta il perfetto sistema urbanistico dello `Mzab, e Ghardaia deborda dalle sue mura divenendo polo d'attrazione per gli altri quattro centri. Per cinquecento anni le cose restano in questi termini, poi lo spazio comincia a scarseggiare e si cerca altrove. Berriane e Guerara vengono fondate per creare nuovi spazi vitali a pochi chilometri di distanza, ma motivi di dissenso religioso non sono estranei a queste fondazioni fuori dell'area dello `Mzab.
E' difficile rendere a parole l'essenzialità dell'architettura `mzabita, le dimensioni a misura d'uomo che caratterizzano abitazioni, viuzze, piazzette, il miracolo della massima funzionalità realizzata col minimo di tecnologia e col massimo di economia. Una visita è d'obbligo. Se non altro per rendersi conto di come entro la cerchia delle mura la vita riesca a scorrere con una dolcezza a noi sconosciuta, che induce alla meditazione e all'onesto vivere.
I `Mzabiti sono i Calvinisti
dell'Islam. Religione, famiglia e lavoro costituiscono il loro credo e
condizionano tutto il loro agire.
La loro osservanza religiosa è totale ed incondizionata, sia negli atti formali
delle preghiere che nel metodo di vita.
Niente ostentazioni di lusso, massima salvaguardia dell'integrità morale,
totale dedizione ai compiti affidati dal Signore.
In famiglia la parola del maschio, il capo, è legge per tutti, compresi ospiti e parenti a carico. Le donne per nessun motivo devono mostrarsi in pubblico se non strettamente necessario e comunque del tutto coperte. Compiti quali acquisti, vendite, pubbliche relazioni, sono appannaggio degli uomini che sono gli unici a girare per le strade della città, specie al di fuori delle mura. Le donne che sono costrette a spostarsi sono completamente velate dall'hawli ed espongono un solo occhio alla vista dell'estraneo.
Sul lavoro, per antonomasia il
commercio, i `Mzabiti sono delle autorità. E quest'attività la svolgono per la
maggior parte della loro vita al di fuori dello `Mzab. Abili nella compravendita
come nessun altro sul Globo, risparmiatori feroci, esperti investitori dei
propri guadagni, non spendono un centesimo dei proventi del loro lavoro nel
superfluo che il loro Credo vieta.
Il loro fine è quello di tornare nello `Mzab con denaro a sufficienza per
costituire una famiglia, poter provvedere alle necessità di tutti, fratelli e
sorelle, suoceri e generi, parenti poveri inclusi, ed aprire una bottega da
riempire di merci.
Altri guadagni potranno essere investiti ovunque, specie in Francia, ma il loro
sogno è quello di essere dei re in casa propria.
La donna nello `Mzab è di fatto una reclusa. Sin da bambina le si insegna ad occuparsi della casa e dei fratelli più piccoli, e la sua sorte è decisa nella pubertà con la promessa di matrimonio. Matrimonio che fino a pochi anni or sono veniva celebrato anche in età precedente ad un decente sviluppo sessuale. Una volta sposata la donna è di fatto abbandonata dal marito, che per il suo lavoro nel commercio risiederà per lunghi periodi molto lontano dalla sua famiglia, alla quale non farà mancare l'intera rimessa dei suoi guadagni e presso la quale tornerà solo per il breve periodo delle ferie.
Per evitare migrazioni e
matrimoni bastardi che avrebbero potuto inquinare la comunità, i `Mzabiti si
son dati due regole apposite, neanche a dirlo a spese della donna. Primo, la
donna non può allontanarsi dallo `Mzab. Secondo, non può sposare uno
straniero, neanche un altro mussulmano. La prima norma ha di fatto impedito
l'emigrazione costringendo gli uomini a tornare nelle loro famiglie; la seconda
ha impedito l'ingresso di estranei nella comunità.
In linea teorica gli uomini possono introdurre nella comunità una donna
straniera, ma considerando che essa sarebbe da tutti sempre ritenuta una donna
di dubbi costumi, è difficile che ciò avvenga nella pratica ed è più facile
che lo `Mzabita ricorra alla soluzione dell'amante lontano da casa. Soluzione
che, considerando i costi di un simile ménage, non è poi molto praticata...
La sorveglianza della castità femminile, in assenza del marito, è affidata alle donne anziane che hanno il dovere di delazione nei confronti di chi manca ai suoi doveri e che esprimono un autorevole parere sulla qualità morale, leggi verginità, delle ragazze che devono essere promesse in matrimonio.
Oggi questa clausura femminile va attenuandosi, e le leggi algerine da sempre sostengono con vigore pari diritti in tutti i campi per donne ed uomini, tanto che la poligamia, benchè forzatamente permessa in virtù dei dettami del Corano, è di fatto impedita con una serie di clausole che rendono i matrimoni plurimi talmente costosi per gli uomini che nella pratica difficilmente se ne fa qualcosa.
Come che sia la condizione della donna, sicuramente subalterna all'uomo ed inaccettabile per la nostra mentalità, garantisce ad essa molti vantaggi che la nostra società non concede al sesso femminile. Primo fra tutti quello di una vita tranquilla e priva di stress, essendo i problemi e le responsabilità del ménage a carico dell'uomo. Poi quello della garanzia di una dedizione assoluta dell'uomo alla sua famiglia e alla donna che ne cura, entro le mura, le necessità.
Ghardaia è la più turisticizzata delle cinque cittadelle ma è sicuramente la più interessante da visitare.
Il mercato è veramente tale, affollato, colorito ed affogato in una incredibile confusione. Il primo senso che stimola è quello dell'olfatto. Tante persone e tante mercanzie costrette in spazi tanto ristretti, comunicano sensazioni olfattive del tutto nuove e non sempre gradevoli. Il secondo senso ad essere assalito è quello dell'udito, sopraffatto non tanto dal vociare incredibile delle ore di punta, quanto dalla massa di suoni nuovi che investe un orecchio non abituato ad ascoltare una lingua tanto diversa dall'abituale.
Al turista frettoloso ed
ignorante il mercato di Ghardaia offre solo paccottiglia e pseudo artigianato. A
chi ha pazienza, tempo e competenza, riserva attenzioni diverse. Escono fuori
dai cassetti bei gioielli in argento che spesso non si trovano neanche presso i
fabbri che li battono. Tappeti preziosi dai colori eccellenti vengono scoperti
dietro quelli dozzinali ed appariscenti.
Se il commerciante percepisce la disponibilità del cliente a trattare alla
pari, quest'ultimo, pur non ottenendo nulla in regalo, porterà a casa oggetti
che altri non hanno nemmeno potuto vedere.
La città vecchia, per antico regolamento, può essere visitata solo se accompagnati da una guida o da un abitante di Ghardaia. Anche se nessuno si preoccupa di far rispettare questa norma, è consigliabile accondiscendere ad essa per riuscire a visitare i posti "giusti" senza perdersi in un dedalo di viuzze tutte in salita.
La moschea, la grotta di Daya, il cimitero, la tomba dello sceicco Ammi Said, il più antico pozzo di Ghardaia scavato nella roccia per più di cento metri, l'antica moschea e l'annessa scuola coranica, una tipica casa `mzabita a tre piani, sono posticini che non si trovano da soli e che comunque da soli non è possibile visitare.
E neanche è possibile capire, senza un'accompagnatore, come funziona l'incredibile sistema d'imbrigliamento delle acque di Ghardaia: a partire dal posto di vedetta, correndo lungo le foggare scavate sotto la città, per finire nel palmeto, dove le stesse strade sono canali di scorrimento delle acque, calibrate perchè abbiano una data portata ed un dato verso di scorrimento quando vengono invase dalle acque.
Dunque Ghardaia è polo
d'attrazione di tutto lo `Mzab. Polizia e Protezione Civile sono di stanza lì.
La stazione degli autobus e dei taxi collettivi anche. Delle sue sorelle Beni
Isguen, definita da altre guide come la più moralista e conservatrice, non lo
è in realtà più di Ghardaia stessa, e al turista non offre molto, a parte la
sensazione di passeggiare in un paese abbandonato; non un essere vivente si
mostra al turista di passaggio. Turista che deve comunque ricordare che Beni
Isguen fornisce dai suoi rubinetti pubblici la migliore acqua della regione.
Sino al 1990 sopra questi rubinetti campeggiava un bel cartello con su scritte
in arabo tutte le norme che regolano l'accesso all'acqua: priorità ai vecchi,
alle persone con un solo recipiente, etc.. Poi più nulla.
In un futuro molto prossimo scompariranno certamente anche gli stessi storici
rubinetti che hanno riempito le taniche di centinaia di sahariani. L'acqua ha
ormai raggiunto quasi tutte le abitazioni le più ricche delle quali posseggono
anche la piscina.
Volendo effettuare una seconda
visita oltre quella a Ghardaia, solo quella a Beni Isguen merita l'impegno. Qui,
non obbligatoriamente accompagnati da una guida, si potranno visitare più o
meno le stesse cose già viste, e nel pomeriggio non bisognerà perdere il
mercato delle merci all'asta, una sorta di Borsa Valori di merci varie in
versione araba.
Al tramonto si verrà gettati fuori dalla città vecchia le cui uniche tre porte
si chiuderanno ad ogni occhio indiscreto.
Le altre sorelle di Ghardaia non offrono alcunchè al turista curioso e ficcanaso. Nè Melika, di fronte al camping Bouleila al di là dell'oued `Mzab, nè El Atteuf, troppo lontana da Ghardaia, nè Bou Noura, povera, spopolata e senza moschea in alto, che, come se non bastasse, ha anche il difetto di essere illuminata dal sole da mane a sera. La "Luminosa" sarebbe stato meglio chiamarla "l'Assolata" o "l'Abbacinata".
A Ghardaia si trova di tutto.
Visitando il mercato la mattina presto si potranno acquistare frutta e verdure
fresche, ortaggi, uova fresche, polli e montoni vivi. Fuori della piazza del
mercato, sotto i portici, un bel "supermercato" offre tutto il resto:
carne fresca affettata, formaggi freschi, latte, pane, dolci.
Non si acquistano bene tessuti, coperte, tappeti ed
oggetti diversi nei negozi più esposti alle visite dei turisti.
Abituati a trattare con degli incompetenti, i proprietari delle botteghe più in
vista offrono solo merce scadente a prezzi alti. Fenomeno questo che ha fatto
bollare Ghardaia come mercato di "patacche" da parte di molte
guide.
Ma non è del tutto vero. Ai bordi della piazza o nei suoi immediati dintorni,
resistono microscopici negozietti nei quali è possibile trovare ancora i
meravigliosi tappeti nomadi, scomparsi ovunque, o dei bei gioielli antichi
provenienti dal grande sud o magari dall'Africa nera. Tutta merce che si paga,
ma che vale quanto richiesto con poco margine di trattativa.
Nei piccoli ateliers dei sarti si possono acquistare la gandoura e i sarouel, tunica e pantaloni in cotone leggerissimo più o meno ricamato da indossare la sera, accanto al fuoco. Dai calzolai ci si può procurare un bel paio di nails, i sandali in cuoio dei nomadi, mentre non mancano chèche di tutti i colori, anche se se ne troveranno di più belli a Tam. Girando molto, ma proprio molto, è anche possibile trovare qualche coltello di buona fattura proveniente dal Mali o dal Niger, e con molta fortuna anche una ghirba in pelle di capra.
E' inutile continuare in uno
sterile elenco degli acquisti possibili. Ghardaia è un pozzo senza fondo di
mercanzie di cui solo una piccola parte, e nenche la migliore, è esposta.
Basta tenere a mente che i modesti gusti dei turisti in branco sono ampiamente
soddisfatti dalla chincaglieria e dall'oggettistica pacchiana appositamente
importate dalla Cina o dalla Corea, e che il miglior modo per procurarsi le cose
migliori è quello di non avere fretta fermandosi un paio di giorni almeno a
Ghardaia. Quindi girare da soli, con la borsa della spesa in mano, dandosi
l'aspetto di residenti stranieri.
E camminare, camminare....
La grotta di Daya dà il nome alla città, ed è scenario di una leggenda sulla sua fondazione, un po' come quella di Romolo e Remo ma in chiave romantica.
Narra la leggenda come in questa
grotta vivesse una bellissima ragazza chiamata Daya, che aspettava un bambino
pur non essendo maritata. Per questa sua colpa era stata abbandonata in quella
grotta dalla carovana cui apparteneva.
Ora, tutti coloro che passavano non lontano dalla grotta, potevano vedere di
sera una fiammella brillare al suo interno, e per questo ritenevano la grotta
abitata dagli spiriti cattivi. Poi un bel giorno passò di lì il Principe
Azzurro nei panni dello sceicco Sidi Bou Gdemma, che si incuriosì e che volle
andare a fondo nel mistero della grotta. Fu un amore fulminante, e per questo lo
sceicco decise di fermarsi e di fondare in quel luogo Ghar-Daya, la grotta di
Daya.
E' poco credibile che questa bella favola sia stata realtà. Più lecito è pensare alla grotta come ad un primissimo insediamento dei primissimi "fuoriusciti", anche se questa ipotesi cozza contro i dati storici che pongono Ghardaia come ultima in ordine di fondazione. Ma del resto l'intera pentapoli fu fondata in pochi anni, e le date di nascita di ciascuna città sono tutt'altro che certe.