L'ULTIMO MERCATO
DURI ED IMPREVEDIBILI COME L'HARMATTAN

Riflettevo sul primato, oggi perso, di scarsa ospitalità dello `Mzab.
E' vero.
Una decina d'anni addietro questa capitale dello scisma kharigita era - figurarsi ! - la più ospitale tra le cinque della pentapoli 'mzabita e l'unica che si potesse visitare benché accompagnati da una guida o da uno del posto. La macchina fotografica era guardata come fosse un'arma da fuoco, e finanche accendersi una sigaretta in strada non andava bene. Di donne, velate o non, neanche l'ombra. 
Poi, pecunia non olet, i `Mzabiti hanno realizzato con sorprendente velocità che il turista è un bel pollo da spennare, e con la mentalità da commercianti che li contraddistingue hanno aperto la caccia mettendo in piedi numerose botteghe destinate a loro, botteghe che, per la verità, offrono anche cose interessanti se le si sa cercare e se si è disposti a pagarle.

Oggi non è che siano uno schianto di cortesia, ma se si perde una mezza giornata in casa di uno di loro per acquistare anche solo un tappeto da pochi dinari, si verrà trattati con tutti i riguardi. 
Una curiosità. 
I `Mzabiti non si ritengono Arabi. Detestano questi ultimi, che accusano di aver scarsa voglia di lavorare e di essere troppo inclini a trascurare i rigori dell'Islam. Le loro donne girano completamente coperte ed è impressionante veder spuntare solo un enorme occhio carico di trucco in mezzo ai veli bianchi che lancia occhiate imbarazzanti allo straniero. 
Comunque, come ogni bigotto che si rispetti, pur preoccupati della rispettabilità delle loro donne non esitano, all'occasione, a praticare lo sport della mano morta con le "bianche", che grazie agli atteggiamenti stupidamente anticonformisti (nello `Mzab !!) di alcune turiste ritengono lecito e a queste ultime gradito.

Il caldo ormai comincia a farsi sentire, per cui decido di lasciare Ghardaia nel tardo pomeriggio diretto, lento pede, verso El Menia. Vale a dire El Golea, che viene chiamata El Menia solo dagli stranieri che si fidano della 953. Provate a chiedere quanta strada avete ancora per "EL Menia" ad un camionista e non riceverete risposta.

Esco in direzione Sud ripercorrendo una ventina di chilometri già fatti. Sulla destra è situata una grande fabbrica di tubazioni per pipelines, e sulla sinistra diverse discariche pubbliche che sono una meraviglia. Più avanti ancora, oltre il bivio per Ouargla, sulla sinistra i "due fratellini", due inconfondibili colline coniche gemelle, chiudono alle mie spalle le porte sul mondo dei supermercati e dei negozi.

Da qui in poi, in linea di massima, non sarà più detto che pagando io possa ottenere sempre ciò di cui ho bisogno. Oltre questa latitudine l'aleatorietà sarà la regola, e il fatto di avere trovato l'anno precedente l'asfalto in ottime condizioni non mi autorizza affatto a pensare di trovarcelo di nuovo. Pur essendo ancora sulla goudronnée, dovrò entrare nell'ordine di idee che i rifornimenti non saranno a mia disposizione quando ne avrò bisogno, che le bevande fresche non esistono come concetto, che il tempo non sarà più scandito dall'orologio ma dall'arco del sole nel cielo.

Qualcosa di estraneo al paesaggio, sulla sede stradale, interrompe queste mie riflessioni: è un blocco stradale della Guardia di Finanza, uno di quei controlli a tradimento nei quali cascano solo i turisti imbecilli. Fuori di Ghardaia, dove si acquistano tappeti, gioielli ed altro, loro tentano di pescarti con le mani nella marmellata, sperando che tu non abbia ancora rimpiazzato la quantità di divisa estera con la quale hai comperato al mercato nero.

E' un buffo gioco a guardie e ladri.

Si, perché l'entità della trasgressione alle leggi valutarie è assurdamente sproporzionata all'impegno profuso nei controlli. Loro sanno che tu comunque nascondi del danaro, e tu sai che loro sanno. Loro sanno che tu sai che loro sanno e che non riusciranno a trovarti un bel nulla d'irregolare. Chi si fa pescare con le mani nel sacco ? Solo un imbecille, per l'appunto. E se quest'imbecille esiste allora è giusto che paghi. 
Anche per gli altri. Perché di certo gliela fanno scontare.

La strada per El Menia, tale col nome del vecchio ksar nelle indicazioni stradali scendendo verso Sud, ma El Golea sull'altra faccia delle stesse indicazioni risalendo verso Nord, accoglie un viaggiatore non tanto stanco quanto vagamente istupidito dalla incredibile assenza di vetture sulla principale arteria dell'Algeria, e da un sole ostinato che picchia per tutto il pomeriggio sulla tempia destra.

Ben presto questo sole smette di mordere e l'asfalto di esalare vampe di calore rovente. Una breve sosta mi permette di assistere al tuffo dell'astro dietro un orizzonte circolare a 360°; neanche il tempo di risalire in vettura e devo accendere i fari. Ora dovrò stare ben attento, perché in questi ultimi centocinquanta chilometri la sabbia invade al carreggiata a tradimento con delle dune visibili solo all'ultimo istante.

Come vorrei che un camion mi superasse per potermici accodare così da sfruttarne le luci !
Ma niente. Non circola nessuno. 
Mi chiedo se per caso io non stia viaggiando in un paese colpito da bombe al neutrone e se la mia vettura non sia l'unico elemento mobile in questi luoghi paralizzati dall'assenza di vita.

L'ingresso nell'oasi dissipa questi pensieri con la presenza di persone e ciclomotori, per la verità pochi dato che ormai è notte, e il ricordo della bella Ghardaia ben mi predispone al pernottamento anche ad El Golea.

Ma le cose stanno cambiando. 
Anche se non sono ancora in pista sono comunque nel grande Sud ed il salto nella qualità della vita è percepibile. 
Urbanistica semplificata, architettura essenziale, esercizi commerciali scarsi, traffico elementare offrono poca ospitalità ed infondono una strana sensazione di insicurezza. 
In realtà El Golea è un'oasi assai bella, con un palmeto coltivato a tre piani e la città nuova, con strade ordinate e giardini, distinta dal vecchio ksar. 
E' l'economia che è diversa, non più di scambio ma prevalentemente di sopravvivenza. In sostanza, anche se l'oasi produce frutta, verdure, ortaggi ed ogni altro ben di Dio, quasi tutto è in funzione dell'economia interna. Non ci sono sovrapproduzioni destinate a negozi che nemmeno esistono, ed i pochi scambi sono gestiti dal mercato attivo la mattina presto. Non è presente quel complesso intreccio di operazioni mercantili che a Ghardaia conferisce alla città un aspetto più comprensibile a noi europei, che la rende rumorosa e disordinata ma accogliente secondo i nostri parametri. 
Ad El Golea tutto tace e vive dietro le mura delle abitazioni che proteggono dal caldo disumano, e solo il fresco del tardo pomeriggio anima strade non concepite per la vita all'aperto. 
Dovrò farci l'abitudine perché ovunque sarà così o peggio. Man mano scoprirò che l'oleografia ufficiale dell'oasi, che vuole questo luogo un paradiso al centro dell'inferno, è un falso bell'e buono, e che l'oasi non è un'"oasi" ma un luogo di sedentarizzazione in cui l'uomo e gli animali sopravvivono senza guardar tanto per il sottile in base a categorie mentali del tutto particolari. 
Concetti quali il bello, il superfluo, il comodo, l'inutile hanno, a sud di Ghardaia, significati diversi. 
Così come il tempo, la proprietà, il diritto, il dovere implicano comportamenti diversi ed apparentemente primitivi.
Capire tutto ciò non sarà facile e ancor meno facile sarà accettarlo come inevitabile non esistendo, a nessun prezzo, nessuna alternativa se non la rinuncia.

Poco dopo il mio arrivo, fanno il loro ingresso nel campeggio le due Mercedes con targa teutonica. Sono i quattro tedeschi che mi hanno salutato a grugniti sul traghetto per Tunisi e che si accampano ben distante dalla mia Tin Hinan.

Eccoli i "pegiottari".
Perennemente incazzati, come se stessero scontando i lavori forzati anziché essere lì per libera scelta. Sporchi non per necessità ma per posa, con addosso quella maschera di finti duri che magari copre quattro volti di figli di papà in cerca di "erba" a buon mercato.

Mi piacerebbe sapere cosa spinge questi individui a imbarcarsi in questo lavoro che, a conti fatti, non porta guadagni ma solo perdite. Almeno a chi non è del "mestiere". 
E che loro non siano del mestiere si vede lontano un miglio. 
Le vetture che hanno scelto sono di modello sbagliato per quel tipo di traffico: in Niger le vetture con motori a gasolio non sono molto richieste in confronto a quelle dotate di grossi propulsori a benzina. Non vedo sul tetto portabagagli gomme e pezzi di ricambio, accessori che facilitano di molto la vendita ed aumentano il guadagno. 
In compenso hanno trovato il posto per due inutili chitarre e due ridicoli bongos con i quali mi romperanno le scatole sino a notte inoltrata.
Poveracci ! Per loro la storia si è fermata agli anni settanta.
Meno male che questa squallida compagnia terminerà assai presto: domani sera sarò già in pista, e loro certamente non passeranno per di là.

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Pegiottari
Aggettivo vagamente dispregiativo che individua studentelli, per lo più tedeschi, dediti al commercio di vetture usate col Niger.
Dalla Peugeot (Pegiòt, pegiottari), una delle marche più utilizzate in passato per questo tipo di attività. I veri antesignani del ramo sono stati però i Francesi che per anni hanno trascinato in Niger clamorosi rottami di 2CV vendute colà a peso d'oro. Poi i Nigerini si son fatti furbi ed il commercio è diventato sempre più difficile. Le dune di Laounì sono un vero e proprio cimitero di automobili mai arrivate a destinazione; si trova di tutto, anche autobus da turismo. Ne riparleremo in seguito in maniera più approfondita.

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