VERSO LA GRANDE DUNA
L'OMBRA DEL VENTO
Provenendo da In Salah, la pista
Nord per Amguid è una pista di tipo B2.
Non difficile e ben segnalata, è tuttavia un pugno nello stomaco anche per chi
non ama la compagnia.
L'immensità di un reg senza alcun punto di riferimento, un balisage realizzato
con aste molto sottili e poco visibili, un tracciato articolato che non segue
affatto quello delle carte topografiche, pongono molti interrogativi al
viaggiatore solitario che dietro di sè ha solamente le tracce della sua vettura
e davanti nulla.
Questa notte ho dormite bene. Molto bene. Nonostante verso le undici un paio di fari diretti verso di me abbiano interrotto un sonno appena iniziato. Sono passati a non più di trecento metri in direzione di Foggaret, ma il conducente non ha scorto la sagoma chiara delle mia Tin Hinan, nonostante la luna illuminasse a sufficienza la zona. Chissà che sonno aveva.
Alle otto di mattina comincio i
preparativi per la partenza, perchè presto il sole comincerà a picchiare duro.
La regione dove mi trovo, quella dell'oued Aguemour, è una regione caldissima,
senza vegetazione, e nelle ore più calde se si vuole fare una sosta per non
arrostire non c'è altro da fare che stendersi sotto la vettura, immobili,
cercando di captare ogni minimo refolo di vento.
Ai camionisti va bene, perchè loro sotto la vettura hanno più spazio e ci
stanno veramente comodi; possono anche mangiarci.
Io invece ho il riduttore a quattro dita dal naso...
Ad un centinaio di chilometri da
Foggaret un pozzo artesiano rompe l'isolamento che mi avvolge da qualche ora, e
la vista delle piccole costruzioni in muratura, che non mi sono certo
sconosciute, mi strappa un grido d'entusiasmo. Ma l'entusiasmo mi muore in gola
appena sceso dalla vettura.
Il luogo è squallido, desolatamente abbandonato, pieno di rifiuti e senza
l'ombra di un goccio d'acqua potabile.
Questa volta non ci sono nemmeno quelle poche anime touaregh alle quali l'ultima
volta regalai del collirio per gli occhi e qualche scatola di aspirine.
Questo è uno dei tanti tentativi del governo di creare un centro di
sedentarizzazione intorno ad un pozzo artificiale. Molti di questi tentativi
sono riusciti, come Alouef e Tit, altri no. Tamesguidat è uno di quelli non
riusciti, e nessuna anima popola stabilmente il sito. Probabilmente il governo
continua ancora a stipendiare, a vent'anni dalla trivellazione, qualche operaio
dimenticato nei recessi dei libri paga che visita, un giorno si e venti no, il
forage per muovere qualche attrezzo. Ma di fatto il pozzo è improduttivo e
nessun centro agricolo sorgerà mai intorno a lui.
Abbandonato rapidamente Tamesguidat, la tensione si riaffaccia al pensiero che, fino a Tam, di acqua non ce ne sarà nemmeno l'ombra, perchè l'unica sorgente attiva l'ho lasciata prima del forage. Che la pista sarà deserta perchè poco battuta, e che per il piccolo villaggio di Amguid non passerò perchè la sua immensa duna sbarra la strada.
Il sole picchia sodo in un
paesaggio senza ombra alcuna che non sia quella della mia vettura, mentre
l'occhio è impegnato a seguire l'impercettibile e lentissimo spostamento della
tacca della bussola verso Sud Est. Ogni tanto qualche balise manca all'appello,
abbattuta dal vento, e non devo correre il rischio di finire sulla pista Est
verso Hassi Bel Guebbour, che ormai nessuno percorre più e che sarebbe
pericolosa in caso di guasto.
Assopito sulla guida ripercorro con la mente tutte le operazioni di verifica
fatte alla vettura, e con l'orecchio teso ascolto il pulsare del diesel pronto a
percepire il benchè minimo rumore estraneo.
La coscienza di essere assolutamente solo e di non poter contare su nessun aiuto
gioca un ruolo pesante sulle condizioni del mio stato d'animo, e nonostante
razionalmente non ci sia alcunchè di cui preoccuparsi, la mia bocca è
eccessivamente secca, più di quanto dovrebbe esserlo per il solo caldo.
Sono nel mio elemento, è vero, ma è la prima volta che mi ci trovo da solo.
Man mano che i chilometri passano il caldo aumenta. L'acqua delle taniche è ormai bollente e durante le brevi soste l'unico liquido vagamente fresco è quello della ghirba in lino che ormai, per il fech e per il sole, è completamente rinsecchita.
Finisco senza accorgermene nel
letto dell'oued Aguemour che mi porterà, piegando sempre più verso Sud, nelle
gole di Tarara.
Zone di venti di sabbia mi attendono.
E' strano.
Come avrei bisogno di una
segnaletica più frequente e precisa perchè le condizioni del terreno lo
richiedono ecco, proprio lì, essa scompare come per magia.
Prima delle gole di Tarara il vento di sabbia cancella spesso le tracce. Seguo
la pista ben battuta e segnalata con ometti ed ecco che tutto all'improvviso
tracce, ometti e balises scompaiono d'incanto. Torno sui miei passi certo di
aver sbagliato, e finisco regolarmente ogni volta nello stesso punto dove le
tracce della vettura si arrestano. La bussola non mi aiuta perchè troppi sono i
cambiamenti di direzione che la pista segue, ed anche facendo il punto con il
satellitare non sarei mai in grado di sapere dove diavolo essa sia andata a
finire. So solo che il paesaggio si deve sempre più restringere, che devo
sempre più piegare a Sud, zigzagare, aggirare...finchè la pista non esploderà
all'aperto, di nuovo in pieno reg, parallela alla grande duna di Amguid.
Tutto Sud.
E' ormai tardo pomeriggio, e
penso di piazzare il bivacco o lontano dalla Grande Duna, all'uscita dalle gole,
o addossato ad essa, per non trovarmi in mezzo alla pista che viene dai 4
Chemins, che in questo punto è larga una trentina di chilometri.
All'uscita dalle gole un vento fastidioso soffia molto forte e certamente non mi
farebbe passare una notte tranquilla.
Del resto so per esperienza che a ridosso della duna il romanticismo della
montagna di sabbia che sovrasta e che si può calpestare lasciandovi tracce
nette come sulla neve fresca, è controbilanciato dal gran caldo che si soffre
nella notte.
Infatti questa enorme massa di sabbia, lunga circa quaranta chilometri, larga
fino a quindici ed alta più di trecento metri, cede durante la notte tutto il
calore accumulato durante il giorno ed il bivacco è possibile solo alla belle
étoile, fuori della tenda.
Dall'una o dall'altra parte, in lontananza e nel buio totale, tenui rumori di motore e piccoli punti luminosi, segnalano il passaggio dei camions i cui autisti, seguendo la pista ad olfatto finchè non la perdono, continuano la marcia per sfruttare il fresco dell'oscurità. Poi, quando non saranno più in grado di procedere perchè completamente persi, si fermeranno, e sotto l'enorme semirimorchio accenderanno il fuoco per il tè e si addormenteranno fino all'alba. Riprendere il viaggio non sarà difficile per loro perchè con un'occhiata faranno il punto della situazione e saranno in grado di riprendere la pista lasciata la sera prima, che comunque non sarà mai lontana.
Ed ecco spiegate le frequenti tracce di grandi mezzi che abbandonano inspiegabilmente la pista per una decina di chilometri per poi, con un grande arco, ritornarvi.
Le piste per Amguid sono tra le
più belle dell'Algeria centrale e non sono sempre egualmente frequentate.
Costituiscono difatti, per il traffico delle merci, l'alternativa alla
Transahariana. Quando quest'ultima presenta un'asfaltatura mediocre o
addirittura ne è priva, i camionisti le seguono lasciandovi tracce sicure e
chiare.
Quando, al contrario, la nr. 1 è in buone od ottime condizioni, le abbandonano.
Il vento di sabbia cancella tutte le tracce, abbatte le balises che non vengono
rialzate, sconquassa gli ometti che assumono un aspetto troppo anziano, ricopre
tutti i segni dei bivacchi.
E' la famosa aleatorietà del Grande Vuoto, che detta le sue regole di gioco di
volta in volta e senza avvertire nessuno.
Non sono neanche sceso dalla
vettura pensando alla sosta definitiva che risalgo immediatamente a bordo e
parto per il grande erg.
Sono certo di non riuscire ad addormentarmi se prima non vedo la duna.
Lì vento è fortissimo; non solo non riuscirei a chiudere occhio, ma nemmeno
potrei accendermi un fuoco per cuocere due spaghetti e scaldare l'acqua per il
the. Decido quindi di proseguire per la grande "ansa" dell'erg di
Amguid, certo che al riparo di questa gigantesca insenatura naturale, circondato
da dune alte come montagne, se non starò al fresco quanto meno avrò
tranquillità e riparo dal vento.
E' importante, molto importante
che io non getti via delle notti dedicate al riposo perchè devo essere in
forma, sempre.
Non ho un compagno che mi possa sostituire alla guida della vettura quando sono
stanco.
Non ho un compagno la cui attenzione sia desta mentre la mia viene meno perchè
non sono riuscito a dormire.
Sono solo con la mia coscenza.
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Tamesguidat
Una decina di chilometri prima del pozzo artesiano si può volgere la prua tutto
a Sud e raggiungere la pista Sud InSalah-Amguid passando per la sebka Chebbi. La variante è piena di fascino, ed una sua sub-variante porta ad una
zona ricca di pitture rupestri e di reperti neolitici che non rivelerò.
La pista Sud per Amguid è in ogni caso molto più difficile della Nord.
In alternativa si può raggiungere il vecchio tracciato della nr.1 (segnalato
sulla 953) passando per la falesia di Tademett (non Tademait che è altra cosa)
e seguirlo sino ad Arak costeggiando i magnifici adrar Tighatmine e Tighat en
Teghlamt. La zona è stupenda e meriterebbe un soggiorno di un paio di giorni.
| Tamesguidat - Ain Tidjoubar La pista non esiste e va tracciata. Non è lunga ma in caso di guasto grave alla vettura si rischia la pelle perchè si è molto distanti sia da Foggaret ez Zoua che da Amguid e nessuna vettura passa da quelle parti. Si lascia la pista Nord alcuni chilometri prima di Tamesguidat, quindi la direzione è tutto Sud, poco ad Est dei 3°.30' di longitudine Est. Si entra ben presto nella sebka Chebbi lunga poco meno di 40 Km. che bisogna percorrere tutta. Nei successivi 40 chilometri si prosegue con l'identica longitudine sino a raggiungere il pozzo di Ain Tidjoubar che si trova nel letto del grande oued Botha e per il quale passa la pista Sud. Check Point: Ain Tidjoubar non può essere mancato, è difficile mancarlo. Del resto, se si manca lui ed il letto del Botha che è enorme, vuol dire che si è troppo stupidi e che si deve morire. Variante per Arak Passata la Chebbi, invece di mantenere la stessa longitudine poggiare ad Ovest sino a spostarsi poco ad Ovest dei 3°.30 e quindi tirare diritto verso Sud. Dopo 40 chilometri si cozzerà costro l'estremità Nord della falesia di Tademett che si allunga verso SudSudEst ed oltre la quale scorre il Botha. Costeggiarla per intero sino ad entrare nel letto del Botha - che scorre da Ovest verso Est - e fino ad incontrare la pista Nord proveniente da InSalah. Si segue la pista verso Ovest (confermo: Ovest) per circa 16 Km. sino ad incontrare il vecchio tracciato della Transahariana, insabbiato e martoriato dalla tole onduleè. Check Point: se si è raggiunta la Tademett e quidi il Botha non è possibile non intercettare poco dopo il vecchio tracciato della nr.1 a Sud. |