L'OMBRA DEL VENTO
VERSO LA GRANDE DUNA
Nell'immaginario comune il
deserto è sinonimo di infinite distese di sabbia. Ancora, comunemente si crede
che sotto il sole che infuoca queste distese, tutto sia immobile e nulla,
neanche un minimo refolo, sia in grado di spostare alcunchè.
La realtà è molto diversa, sia perchè le sabbie non costituiscono che un
terzo dell'intero Sahara, sia perchè il vento, alle volte molto violento e
quasi sempre più che robusto, nel Sahara è una costante.
Sabbia e vento si associano
spesso ma non necessariamente, e comunque in questa associazione non formano
sempre la stessa entità.
Il "vento di sabbia" ha infatti diversi volti.
Quello ciclonico, che spazza
tutto con violenza ed oscura il cielo riducendo la visibilità alla punta del
proprio naso.
Quello nebbioso, che corre veloce sul suolo coprendolo per alcuni centimetri con
una coltre opaca in rapido movimento.
Quello nuvoloso, che naviga a grandi altezze formando un vero e proprio tetto di
sabbia.
Quello turbinoso, che si estrinseca in piccoli vortici che corrono sulle grandi
distese bruciate dal sole in maniera del tutto bizzarra, e che la credenza
popolare identifica con gli spiriti maligni, i Djinn, che cercano di
entrare nel corpo attraverso il naso e la bocca, e dai quali ci si difende con
lo chèche.
L'ombra del vento, la sabbia, è
il più vistoso risultato dell'azione di modellamento del vento stesso, che si
estrinseca in grandi ammassi di materiali di deflazione che vanno a costituire
veri e propri elementi dell'orografia sahariana, censiti sulle mappe militari e
sulle carte geografiche.
La sabbia non è un prodotto del vento in sè e per sè, ma diviene visibile
grazie ad esso.
Il vento riesce a trasportare i frammenti di roccia risultanti dai fenomeni di
erosione solo se hanno una dimensione compresa tra gli 0,15 e 0,40 mm., mentre
non riesce a spostare quelli più grossi e disperde quelli più piccoli sotto
forma di polvere.
In questa opera di trasporto i granelli possono incontrare un ostacolo, ed
allora si fermano a ridosso di esso, formando nei secoli e nei millenni una
duna.
Oppure, a causa di movimenti costanti causati da venti convergenti, possono
cadere sempre nello stesso punto e dare luogo allo stesso risultato. Queste dune
dall'aspetto piramidale si chiamano Ghourd (si legge all'incirca
"rurd") e possono essere isolate o riunite in grandi ammassi
disordinati, gli erg, estesi anche per migliaia di chilometri quadrati. Esse
hanno una posizione stabile sul suolo ed un'altezza pressochè costante. Anche a
distanza di secoli.
Le Barkane sono invece
dune mobili, e sono il risultato di un trasporto dei granelli di sabbia,
trasporto che avviene sempre nella stessa direzione ad opera di venti costanti.
I grani che si trovano sul pendio sopravvento, quello meno inclinato, si urtano
e rotolano ammassandosi sulla cresta sinchè questa non frana dalla parte
sottovento, la più inclinata.
Le barkane hanno un'altezza mutevole nel tempo, che può andare dai pochi
centimetri alle centinaia di metri, e sono tutte ordinatamente orientate
trasversalmente alla direzione del vento dominante, dando origine a cordoni
lunghi anche centinaia di chilometri, tra di loro paralleli e formanti dei
corridoi dal suolo compatto: i Gassi.
Le dune si spostano con una velocità che varia in funzione della forza del
vento stesso e della loro massa.
Piccole barkane alte una decina di centimetri si spostano di qualche metro al
giorno; quelle medie, alte una decina di metri, si spostano nella stessa misura
ma nel corso di un anno; quelle alte più di cento metri hanno una velocità di
alcuni metri al secolo.
Gli ammassi di sabbia, siano
ghourd siano barkane, denunciano la loro età dal colore della sabbia di cui
sono composti.
Accumuli di sabbie "giovani" (hanno solo 100.000 anni !) si presentano
con un colore chiaro, alle volte grigiastro, mentre quelli formati da sabbie
più "anziane" sono caratterizzati da un giallo tendente con l'età al
rossiccio delle formazioni più antiche (oltre 1.000.000 di anni).
Ciò è dovuto ad un processo di ossidazione lentissimo ma continuo cui la
sabbia è soggetta dal momento della sua formazione.
E' interessante riflettere a questo proposito, sul fatto che il momento della
formazione della sabbia, cioè quello in cui i suoi granuli assumono per
disgregazione delle rocce da cui hanno origine la dimensione competente, è un
"momento" che dura centinaia, migliaia di anni !
Una grande duna ha una
consistenza che varia nel tempo e nello spazio, quasi si trattasse di un corpo,
che con movimenti rilevabili solo con un orologio geologico, contrae sotto la
pelle i suoi muscoli.
Fisse o mobili che siano, le dune cambiano comunque aspetto nel tempo, ed in
questa mutazione cambiano la consistenza della loro superficie.
Parti dure come cemento possono alternarsi ad altre molli come farina senza che
nulla possa indicare questo mutamento. Mutamento che avviene sia nel corso degli
anni, sia nel corso della giornata col variare del tasso di umidità nell'aria.
Le leggende che riguardano la sabbia sono, oltre quella dei Djinn, anche quelle delle montagne parlanti e delle sabbie mobili.
La storia delle montagne
parlanti ha origine dai giochi di rumori determinati dalla termoclastia,
giochi che nel silenzio totale dell'ambiente desertico possono assumere, specie
se abbinati a fenomeni di eco, un aspetto misterioso ed inquietante.
Ma tuttavia sufficientemente comprensibile.
L'aggettivo "inquietante" può invece essere riduttivo riferendosi
alla voce delle dune, voce che ha origine nei movimenti franosi e di slittamento
delle sabbie di cresta.
Queste sabbie, specie nelle barkane, si comportano come piccole valanghe a
lastroni, in superficie o in profondità, generando rumori e vibrazioni, che a
seconda della massa in movimento, possono essere percepiti auditivamente e
fisicamente anche ad una discreta distanza. L'illusione che si genera è quella
di un grosso automezzo, o addirittura di un treno in avvicinamento, illusione
che, se associata a fenomeni di ristagno atmosferico, può assumere i connotati
della realtà inducendo lo spettatore ad atteggiamenti di ricerca ottica di una
causa che non esiste.
Non è infrequente udire tali rumori e percepire tali vibrazioni seduti sulla
cresta di una duna molto alta la cui superficie è del tutto immobile, e correre
con gli occhi lontano a cercare gli autotreni che stanno correndo incontro ad
essa.
La leggenda delle sabbie
mobili non trova un riscontro scientifico altrettanto certo, se per sabbie
mobili si intendono quelle in grado di inghiottire un uomo col suo cammello.
Certamente esistono delle depressioni del terreno dove si accumulano enormi
quantità di sabbia "farinosa", dalla consistenza assai bassa, nelle
quali un automezzo può sprofondare sino alla pancia, ma nulla di più. Ed un
uomo potrà affondarvi sino ai polpacci; figurarsi un cammello coi suoi quattro
zoccoli piatti !
Vero è invece che in queste depressioni il vento di sabbia può ricoprire un
corpo immobile, ad esempio la carcassa di un cammello, nel giro di due o tre
giorni, e che questo fenomeno del tutto normale, associato a quello altrettanto
normale di pozze di sabbia molto cedevole, può divenire di storia in storia e
nel corso degli anni, immagine di un lago di sabbie mobili in grado di
inghiottire un'intera carovana.
A quale velocità può arrivare a
soffiare il vento nel deserto ?
Di dati certi non ne esistono poichè nessuno ha mai fatto rilavezioni costanti
e sufficientemente estese.
Non sarebbe possibile su otto milioni di chilometri quadrati !
Certamente il vento è in grado, nelle sue espressioni acute di violenza, di
spostare per decine di metri oggetti pesanti come una tanica metallica vuota del
peso di oltre quattro chili. Con questi effetti la velocità non può essere
inferiore ai cento chilometri orari. Ma ci sono stati casi di persone, colte
all'aperto da raffiche di inaudita violenza che solo state sollevate di peso e
scaraventate a dieci, quindici metri di distanza, alle volte anche con danni
fisici.
Siamo nell'ordine dei cent'ottanta chilometri orari.
In queste condizioni se non si riesce a raggiungere un riparo solido c'è di che
preoccuparsi !