L'ALTRA FACCIA DEL SAHARA

PEGIOTTARI SE VOLETE TENTARE FURTI & RAPINE
GUERRE & GUERRIGLIE INDICI HOME PAGE

I PEGIOTTARI

Così vengono chiamati i trafficanti di vetture che, alla guida di ignobili carrette, per lo più Peugeot (Pegiot, Pegiottari) cercano di raggiungere il Niger per vendere a caro prezzo automezzi in genere destinati alla demolizione.
Anni fa questo commercio era pagante, in quanto la grande penuria di automezzi in questo paese non era soddisfatta da sufficienti importazioni del nuovo, e l’usato, il più richiesto per il suo basso prezzo d’acquisto, era quasi del tutto assente. 
Poi in troppi hanno cominciato ad occuparsi della cosa, finchè si è giunti ad una situazione che vede la Transahariana e la sua parallela ad Ovest, la Bidon Cinq, diventate enormi autostrada per il commercio di vetture da turismo, commercio spesso gestito da organizzazioni che operano ai limiti della legalità, ingaggiando giovani disoccupati e studenti nei trasferimenti.
Su queste direttrici si muove una popolazione composita, costituita da turisti, indigeni e diversi individui poco raccomandabili. 
Ladri di auto che tentano di esportare vetture di lusso coi documenti contraffatti, studenti con pochi libri da leggere e molto hashish da vendere, avventurieri che vanno sul pesante con armi da fuoco e "neve".
Pochissimi vanno oltre la prima ed unica esperienza come commercianti d’auto, richiedendo oggi questa attività, oltre a molto tempo a disposizione, anche e soprattutto una buona introduzione nel mercato dell’usato in Niger, senza la quale si finisce per svendere le vetture a pochi soldi o, peggio, per essere truffati. 
Ad alcuni poi va ancora peggio, e finiscono per rimetterci la vita. 
Vuoi perchè hanno tentato di passare la frontiera fuori pista per evitare controlli doganali e di polizia e si sono persi. 
Vuoi perchè rapinati da “colleghi” conosciuti strada facendo. 
Vuoi perchè rimasti in panne, chissà dove, senza scorte d’acqua alle quali hanno rinunciato per alleggerire la vettura. 
Oppure a vendita effettuata, pieni del danaro ricavato dalla vettura, perchè rapinati ed uccisi senza tanti complimenti da qualche amico dell’acquirente.
E’ bene che chi viaggia per il Sahara sappia che esiste questo fenomeno, anche se la recrudescenza generalizzata della guerriglia e del banditismo di frontiera ha notevolmente assottigliato i traffici, e che questi personaggi se li ritroverà immancabilmente di fronte. Insabbiati con le loro Mercedes sulle dune di Laouni, o in panne con le loro Peugeot sul “Marcouba” verso Gao, senza alcun attrezzo per uscire dalle difficoltà, e capaci solo di sbracciarsi per farvi fermare a sgobbare insieme a loro per rimettere in moto la vettura.
Decidete voi se fermarvi ad “aiutare” questi signori, che contano per portare a termine i loro traffici proprio sul vostro passaggio e sul romanticismo della “solidarietà del deserto”, che non vi farà perdere l’occasione di poter in seguito raccontare agli amici di come avete “salvato un equipaggio allo stremo delle forze”.

SE PROPRIO VOLETE TENTARE...

Oggi non è più così remunerante condurre auto in Niger e venderle.
Il mercato è ormai affollato di offerte, gli acquirenti non si accontentano più di vecchie carrette ma cercano vetture attuali in uno stato di conservazione che difficilmente è possibile mantenere attraversando il deserto. 
Le cifre che si possono realizzare, dedotte le spese ed il viaggio di ritorno, non danno più utili significativi.
Se la cosa vi dovesse tentare in modo particolare, ecco un metodo razionale che rende bene, ma che richiede un certo investimento iniziale ed il lavoro di due persone (di cui almeno una con il bernoccolo degli affari...).
Ecco come procedere.

Primo passo:
acquistare un camion a quattro ruote motrici in grado di caricarsi comodamente sul pianale una vettura da turismo di grandi dimensioni.
Può essere un problema di non facile soluzione, in quanto questi automezzi sono veramente difficili da trovare sul mercato italiano dell'usato e l'ipotesi di acquistarne uno nuovo deve essere assolutamente scartata perchè l'investimento iniziale non potrebbe mai essere ammortizzato.
Mezzi militari dismessi se ne trovano, ma sono tutti residuati bellici con almeno 50 anni di vita sulle spalle e voi avete bisogno di un mezzo affidabile. A meno che non riusciate ad entrare nel giro delle aste militari, non per acquistare direttamente, cosa non possibile ai privati, ma da una delle ditte partecipanti che sia riuscita ad assicurarsi uno stock comprendente anche ciò che vi interessa.
In ogni caso il camion è indispensabile per far arrivare in Niger la vettura da turismo che intendete vendere in perfette condizioni.
Una vettura maltrattata da migliaia di chilometri di deserto la riconosce anche un cieco e non trova acquirenti se non a prezzi irrisori e non remunerativi. Ammesso che ci arrivi.

Secondo passo:
trovare un compagno. Dal momento che voi siete il proprietario del camion, qualcun altro dovrà esserlo della vettura caricata sul camion stesso. Questo se volete entrare come turisti con vettura al seguito. In caso contrario si tratterebbe di importazione e relative tasse e tempi burocratici; neanche a parlarne.
Ciò provoca immediatamente la costituzione di una società con relativo dimezzamento delle spese ma anche degli utili (se ce ne saranno). Fate bene i conti per non scoprire troppo tardi che il gioco non valeva la candela.

Terzo passo:
acquistare la vettura da turismo. Non fate la fesseria di acquistare una vettura 4x4 pensando che in Africa possa essere più richiesta. Falso. Voi siete diretti in posti dove esistono delle magnifiche strade asfaltate ed un gran numero di persone desiderose di percorrerle a bordo di vetture lussuose o comunque di rappresentanza. Spendereste inutilmente di più per una funzionalità, la trazione integrale, che laggiù non interessa ad alcuno. Seconda fesseria da evitare: le vetture diesel. In Niger e dintorni a nessuno importa un fico secco di risparmiare sul carburante, che costa poco. Il gasolio è sinonimo di camion e quindi di lavoro faticoso e non qualificato, non di consumismo lussuoso.
La vettura ideale è quindi una vettura di marca prestigiosa, tipo Mercedes, di grossa cilindrata, tipo 3000 cc. 6 cilindri, a benzina, senza ammaccature e senza strappi alla tappezzeria, possibilmente carica di accessori e di orpelli di ogni genere, sicuramente con autoradio. Se è di modello superato non importa molto; basta che sia di prestigio.

Quarto passo:
acquistare le merci che faranno la differenza tra un'utile basso ed uno alto. E' sicuramente possibile caricare sul camion, senza incappare nelle maglie dell'importazione:

I risultati del controllo doganale saranno diversi da caso a caso ed andranno molto a fortuna e a simpatia. In ogni caso tutto ciò che viene contestato va lasciato al posto di frontiera e deve ritenersi perso per sempre.
Non dimenticate due o tre stecche di sigarette, qualche paio di occhiali da sole, qualche orologio, penne griffate e quanto altro possa servire da regalino per togliervi da una momentanea impasse.
Loro, i doganieri, sanno che voi andate a guadagnare e non a fare i turisti, quindi lasciate almeno un buon ricordo...

Quarto passo:
il viaggio. Supponendo che sappiate organizzarlo a puntino, dovrete preoccuparvi che abbia un buon fine. Non è escluso che qualcuno metta i suoi occhi avidi sul vostro carico e pensi di farlo suo con metodi poco ortodossi. 
Il possesso di grandi quantità di danaro, macchine fotografiche, peggio videocamere, peggio ancora droga o armi eleva a potenza questo pericolo. 
Quindi dovrete adottare il profilo più basso possibile. Evitare soste inutili nelle oasi, evitare di fare amicizie, evitare chiacchiere pericolose, non fidarsi di altri europei che fanno lo stesso vostro traffico, evitare i bivacchi ai lati della pista e, soprattutto, di passare nei punti obbligati o ritenuti tali, come ad esempio le dune di Laounì, preferendo varianti più scomode e più lunghe. 
Se non conoscete queste varianti e pensate di procurarvi una guida fatelo, ma accertatevi che non faccia parte della banda che vi aspetta dietro la prima duna !
Una buona soluzione possono essere, fino a In Guezzam, eventuali militari algerini diretti a quel posto di frontiera. Ma dopo più nulla, ed un camion che esce da In Guezzam diretto in Niger è più visibile di un elefante in Piazza del Duomo.

Quinto passo:
trovare l'acquirente in Niger. Questo è il passo più facile, in quanto saranno gli acquirenti a cercare voi. 
Piazzatevi al campeggio di Niamey ed aspettate..
Abbiate pazienza e non concludete nessun affare nei primi giorni. Lasciate decantare la situazione, scremate i furbastri e aspettate che i prezzi salgano. Quando l'offerta sarà pari alla cifra che voi avete programmato, non fatevi prendere dalla gola aspettando migliori offerte ed agguantate i soldi. Prima vi togliete di mezzo e meglio sarà per voi. Problemi di importazione di veicoli ed esportazione di valuta non ce ne sono (1992), salvo per il tipo di valuta con cui si viene pagati. Sarete infatti pagati in franchi centrafricani, CFA, scarsamente convertibili in patria. 
Due le strade per risolvere il problema: effettuare la conversione in banca sul posto con la compiacenza di un funzionario (da ungere...) ricevendo dei bei dollari USA ; effettuare la conversione in Italia da un cambiavalute, senza ungere funzionari ma rimettendoci nel cambio.
Solo una cosa è imperativa: nel ritorno i soldi NON devono viaggiare con voi o non rivedrete mai più casa vostra.
Quindi fatto l'affare, depositate i vostri averi, Cfa o $ che siano, in un conto corrente provvisorio e fatevi un bonifico sul vostro conto corrente in patria. Abbiate con voi nel viaggio di ritorno solo gli spiccioli necessari.
Una volta a casa, riposate un mesetto e ricominciate da capo...

FURTI & RAPINE

Purtroppo in ogni parte del mondo esistono delle persone convinte assertrici del motto "quel che è tuo è mio, quel che è mio è mio", o dell’altro analogo "l’occasione fa l’uomo ladro", e la vostra ben rifornita vettura è per loro una vera "occasione".

Nelle GRANDI CITTA‘ siete esposti ad atti di delinquenza nella stessa misura in cui lo siete nel vostro paese, e quindi vettura e bagagli vanno protetti con gli stessi strumenti. La soluzione migliore è senza dubbio quella di lasciare sempre la vettura custodita, anche di notte, pagando un parcheggio recintato ed evitando di affidarsi a guardamacchine improvvisati.

Nel GRANDE SUD, lasciate alle spalle le ultime tracce di asfalto, la situazione cambia radicalmente, grazie a diversi fattori.

Per questi ed altri motivi, nel Sahara sono pressoché sconosciuti il furto con scasso e la rapina, mentre è comune l’appropriazione indebita, frutto della mentalità nomade che considera ogni oggetto incustodito proprietà legittima di chi se lo prende. 
Nel Sahara, o meglio nelle oasi del sud, sono dunque inutili preoccupazioni eccessive e sistemi antifurto complicati, essendo sufficiente l’assicurazione, anche con mezzi modesti, di tutto ciò che potrebbe essere preso ‘al volo", senza premeditazione e senza scasso. Il bloccasterzo di serie, la chiusura delle portiere, il serraggio con piccoli lucchetti di tutto ciò che è caricato all’esterno della vettura, sono precauzioni più che sufficienti ad evitare brutte sorprese.

Scendendo ancora a sud, nelle vicinanze delle frontiere coi paesi della fascia subsahariana, si entra in zone poco sicure, nelle quali possono agire gruppi di guerriglieri in lotta col governo centrale (Mali, Niger) e bande di volgari delinquenti che approfittano della confusione per rapinare ed uccidere. Per un bivacco è opportuno adottare le stesse precauzioni che si adotterebbero alla periferia di Parigi. In queste zone sono scomparsi diversi trafficanti, giovani illusi che credevano di aver trovato il sistema di sbarcare il lunario nell‘avventura, rapinati delle vetture che intendevano vendere, delle droghe che si proponevano di spacciare o dei franchi che pensavano di cambiare al nero, e lasciati a marcire dietro a chissà quale duna.

Ma purtroppo anche turisti ingenui ed impreparati che si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

GUERRE & GUERRIGLIE

Scrivevo queste note nel 1992. L'anno successivo, in Novembre, avrei concluso la mia carriera di guida uscendo dall'Algeria inseguito dai primi proiettili destinati agli stranieri che erano stati condannati a morte dal GIA.
Da allora ho mantenuto rapporti continui coi miei amici algerini, alcuni dei quali per me sono come fratelli, ma da essi non ho mai avuto una parola di incoraggiamento nel riprendere le mie traversate desertiche. Forse siamo vicini alla soluzione di questa storia dolorosa, forse no.  Sono stato recentemente ospite per una settimana di uno dei miei "fratelli" in una grande oasi, blindato e sorvegliato a vista da giovani della guardia popolare armati di Ak47. Diversi turisti vanno comunque in Algeria correndo a mio avviso pericoli che loro neanche immaginano o che vengono loro subdolamente minimizzati.

Ecco cosa scrivevo...

Argomento doloroso che purtroppo è necessario toccare per evitarvi di incappare in brutte esperienze, ma anche per far giustizia di inutili allarmismi amplificati da mass media spesso del tutto ignoranti le situazioni reali. Attualmente, 1992, nessuno dei paesi del Grande vuoto può definirsi sicuramente immune in tutta la sua estensione da fenomeni di attività armate organizzate di qualunque genere: guerre, guerriglie, terrorismo. Ma la situazione non è di disordine e di pericolo generalizzato come si può pensare. Riflettete sul fatto che negli "anni di piombo" l’Italia ha contato moltissimi morti per atti di terrorismo; ciò nonostante il paese si poteva definire sicuro per i turisti.

Vediamo assieme le situazioni odierne (1992) nel paesi che più interessano i vostri viaggi, tenendo conto del fatto che le situazioni possono evolversi rapidamente in un verso o nell‘altro.

TUNISIA
Indipendente dal 1956, questo paese soffre molto della sua posizione di "cuscinetto" tra Algeria e Libia. A parte i problemi legati all'Integralismo Islamico, che comunque sono comuni a tutti i paesi Mussulmani, la Tunisia è sede dell’OLP, cosa questa che la espone ad atti di terrorismo, ed è in pessimi rapporti con la Libia, che ha sempre nutrito su questo piccolo paese ambiziose mire di unificazione, per non dire di annessione, e che ha fomentato in passato azioni di dissidenti armati. Ciò nonostante la Tunisia può essere considerato un paese veramente tranquillo, alieno da isterismi collettivi e xenofobi, concentrato nel miglioramento del servizi turistici e quindi dei rapporti con l’Europa, ed ottimamente controllato dalle forze dello Stato: Guardia Nazionale, Polizia ed Esercito fanno sentire la loro presenza.

ALGERIA
Indipendente dal 1962 è il paese del Maghreb che più sente, insieme all’Egitto, il peso delle azioni dell’Integralismo Islamico. 
Gli ultimi anni di storia sono costati al gigante del Nordafrica molti travagli politici: i moti della semola con centinaia di morti, gli "afghani" mandati a morire sotto il piombo russo, le posizioni filoirakene durante la crisi e la guerra del Golfo,  il terrorismo integralista, esploso nel 1992 con l’assassinio del Presidente Boudiaff. Ma questi sono, in fin dei conti, problemi evidenti solo nel Nord del paese e nelle grandi città, problemi che il turista diretto al Sud percepisce appena. A costui invece interessano i problemi legati ai Touaregh, problemi riesplosi con particolare virulenza negli ultimi anni a partire dal 1989. 
Poichè questa è una storia vecchia e che interessa direttamente anche Mali e Niger, vale la pena di raccontarla dall’inizio per comprendere bene i termini della questione ed i problemi ad essa connessi.
Tutto comincia, paradossalmente, proprio con la conquista delle indipendenze degli stati nei quali essi, i Touaregh, sono sparpagliati, indipendenze che segnano la fine della loro di indipendenza. 
Mali, Ciad, Niger, Algeria tracciano le loro linee di confine ed impongono ai loro cittadini un passaporto. Si crea ben presto una situazione inaccettabile in cui i Touaregh, popolo diviso in tante tribù da sempre nomadi, si vedono impedire la piena libertà di spostamenti ed imporre tasse sulla loro economia di scambio, base di tutta la loro esistenza. Altri fattori concorrono ad alimentare il malessere tra i figli del deserto, oltre alla montante inutilità della loro ragione di esistere, frutto della graduale scomparsa della loro economia. Principalmente un’incompatibilità viscerale con i loro governanti attuali, che lasciano molte meno libertà di quelle che concedevano i colonizzatori francesi. Alcuni governi, come quello algerino, cercano di salvare capra e cavoli favorendo una loro sedentarizzazione indolore, mediante l’istruzione obbligatoria e l’offerta di posti di lavoro adeguati come guide o conducenti di camions. Altri governi, come quello del Mali invece, ben lungi dal tentare qualsiasi tipo di integrazione di questa cultura moribonda con la realtà attuale, tentano di approfittare della situazione per eliminare alla radice il problema, perseguitando con le armi i Touaregh e scaricando contro di essi il loro odio razziale di ex schiavi. Dalle prime fucilate con qualche morto si passa rapidamente alle repressioni di massa con centinaia di morti e alla persecuzione feroce con atti di crudeltà che non sfuggono ai mass media europei, che tuttavia, incomprensibilmente, tacciono e fingono di ignorare il problema. I giovani e gli uomini validi cominciano ad organizzarsi nel primi movimenti di resistenza, mentre donne vecchi e bambini cercano disperatamente, con marce disumane che durano mesi, di raggiungere illegalmente Tamanrasset.

Il governo algerino chiude tutti e due gli occhi su questa migrazione di zombies, evitando di sbattere loro la porta in faccia e di destinarli così ad una morte sicura. Purtroppo questa umana tolleranza ha come contro altare la crescita dell'insicurezza nella fascia a cavallo delle sue frontiere a Sud col Mali e col Niger, terra di nessuno nella quale si muovono gruppi armati che hanno bisogno di tutto, in special modo di vetture fuoristrada, medicinali e viveri, che in un paio di occasioni non si sono fatti scrupolo di rapinare ai turisti. E’ quanto è accaduto ad alcuni sfortunati nell’inverno ‘91-’92, e che ha provocato la virtuale chiusura delle frontiere con questi paesi.

MALI
E’ indipendente dal 1960 ed è afflitto da gravi problemi di assetto politico e sociale. Nei 1991 in questo paese i Touaregh armati tentano un colpo clamoroso nell’intento di attirare sul loro problema l’attenzione mondiale. Un piccolo drappello assalta la guarnigione militare di Timbouctou e lascia sui campo 12 morti. La repressione del governo di Bamako è feroce, anche contro gli stessi abitanti di Timbouctou, magari perchè di carnagione chiara e di origine targui. Tutto inutile perchè in Europa non si pubblica che qualche timido trafiletto su questo eccidio di massa. Ora è guerra aperta contro i neri Bambara che governano a piene mani il Paese, e ben cinque formazioni armate sono scese in lotta. 
La FIAA, Fronte Islamico Arabo Azaouagh, i
li più numeroso, il più "moderato" e meglio organizzato, sia politicamente che militarmente. 
Il MPA, Movimento Popolare Azaouagh e la ARLA, Armata Rivoluzionaria Liberazione Azaouagh, le due fazioni pù radicali e meno inclini a compromessi. 
Ed infine il FPLA, Fronte Popolare Liberazione Azaouagh e il FPLN, Fronte Popolare Liberazione Niger, che sono i due gruppi più estremisti in senso assoluto, che si dice siano stati addestrati in Libia e ai quali vengono addossate le responsabilità degli atti di aggressione verso i turisti. 
Gli altri tre movimenti hanno isolato questi due gruppi, più banditi che guerriglieri, portando avanti una politica comune di trattative col governo maliano alla ricerca di una soluzione onorevole per tutti. 
Attualmente il Nord del Mali è zona densa di pericoli per gli amanti del deserto, che sembra siano le uniche persone al mondo a sapere di questa guerra dimenticata e del lento genocidio che ne segue.

NIGER
Conquista la sua indipendenza nel 1960. Vive gli stessi problemi del Mali, dovuti all’instabilità politica, all’inefficienza delle amministrazioni, alla mancanza di rappresentatività del governi che impongono la loro autorità con presenze militari asfissianti e talvolta ridicole (ho visto persino poliziotti armati con scudiscio ai semafori di Niamey...). 
In questo quadro si innesta, negli termini già esposti, il "problema Touaregh", con tanto di ribellioni e di repressioni soffocate nel sangue, e qualche volta ne fanno le spese anche turisti ignari (e forse un po' stupidi), scesi con le loro vetture in zone momentaneamente calde, incuranti di ogni notizia di lì proveniente e di ogni consiglio ricevuto strada facendo.

INDICI - HOME PAGE - TORNA SU