IL MITO
IL DESERTO DEI DESERTI
Al viaggiatore frettoloso che decide di raggiungere Tam passando per la pista Est del Teffedest, l'erg Telachchimt non mostra nulla di sè nè alcun varco che ne permetta il superamento. Basso, schiacciato contro la prospettiva delle falesie retrostanti, sembra un lungo e continuo cordone di sabbia arancione per nulla attraente. Eppure...
Cerco di concentrarmi, in quanto per andare dove
voglio io è necessario fare conversione al punto giusto e centrare il varco di
quattro chilometri che porta ai pozzi di Telachchimt. Acqua buona, leggermente
saporita, ma buona.
Per il pozzo passa un giro turistico che tocca gli altri pozzi circostanti:
Hedjrine, Tirsine, Tanoumbella, dove è
possibile trovare bei resti di turismo nostrano. Mi vergogno a dirlo, ma anch'io
sfrutto questo giretto per far credere ai miei clienti di essere chissà dove, e
sicuramente alcuni di loro contribuiscono ad incrementare i depositi di scottex
e mozziconi di sigaretta localizzati un po' dovunque.
Per me ho però riservato un posticino migliore,
un grande letto di sabbia ben riparato dal vento perchè circondato da tre
falesie che lo chiudono quasi ermeticamente. Ci si dorme che è un incanto e,
data la totale e pressochè assicurata assenza di vento, il silenzio mi
permetterà di concentrarmi sul rapporto tra il mio Io e l'universo che lo
circonda.
Sto costruendo entro questo anfiteatro ampio cinque chilometri quadrati, un maxi
disegno con delle pietre, disegno che nelle mie intenzioni dovrebbe essere
percepibile solo dall'alto. Come nel deserto di Nazca, ma
in piccolo, naturalmente...
Ogni volta che passo da queste parti, abbandono i clienti alle loro abluzioni
per un paio d'ore e vengo qui ad aggiungere qualcosa.
Un giorno, quando avrò finito, andrò ad ammirarlo dall'alto del Seldjerè,
ammesso di riuscire a scalare quei mille metri di pietracce.
Eccomi qui, sdraiato sulla sabbia tiepida e
piatta ad ammirare stelle e satelliti artificiali, col cervello che galoppa
impazzito e senza alcun freno da un pensiero all'altro. In questi momenti,
momenti per i quali vale la pena sobbarcarsi alle fatiche e ai pericoli di un
viaggio come questo, penso che non vorrei mai tornare indietro, e il mondo che
ho lasciato da pochi giorni mi sembra lontano anni luce e per nulla
desiderabile.
Bollette da pagare e minacciose cartoline di raccomandata nella buca delle
lettere. Riunioni condominiali protratte sino all'alba per parlare di idiozie
abissali. Traffico da incubo e smog da asfissia. E rumore, tanto rumore, rumore
di ogni genere e di ogni tonalità a volumi pazzeschi.
Penso all'assurdità di una permanenza in luoghi
come questo assieme ad altre persone che ne guastano la magia; chi parla di cosa
preparar per cena, chi della pista del giorno dopo. Chi armeggia nel cofano
motore e chi ascolta musica facendola ascoltare anche agli altri. Per restar
nell'ambito dei normali comportamenti civili. Ma c'è di molto peggio...
Io invece ora sono felice. Sprofondato in un meraviglioso stato di cenestesi
esistenziale posso ascoltare la voce del silenzio, seguire lo spostamento della luna e
delle ombre che le piccole pietre generano sul manto sabbioso, sottolineare con
lo sguardo il profilo delle montagne che mi proteggono dal resto del mondo.
Sarà vero che si riesce ad ascoltare il respiro degli scorpioni ?
Domani sera sarò a Tam.
Tamanrasset !
Il mito !
Non è concepibile un viaggio nel Sahara senza
passare per Tam.
Esistono alcuni luoghi al mondo che sono mitici per l'atmosfera che evocano ma
spesso molto più prosaici nella loro realtà.
Petra, Palmira, Timboctou, Zanzibar, Aqaba e via dicendo per almeno un centinaio
di posti nei quali bisognerebbe essere stati almeno una volta nella vita.
Alcuni di questi posti, e Tam è tra di essi, non mantengono pienamente nei
fatti ciò che promettono nel nome.
Situata a poche centinaia di chilometri dalle frontiere col Mali, col
Niger, e col Ciad, Tam è uno dei più grandi crocevia di piste che esistano e è
stazione di testa della Transahariana, lungo cordone ombelicale che avrebbe
dovuto collegare Algeri ad Agadez e quindi ad Abidjan. E' mancato poco che
questo progetto divenisse realtà. Oggi infatti solo 660 chilometri di pista
separano la Costa D'avorio dal resto del mondo, con le famigerate dune di
Laounì che sono sempre al loro posto, pronte a immobilizzare con le loro
sabbie molli le ruote degli sprovveduti che persino ne ignorano l'esistenza.
Meno male penso tra me e me.
A Tam non più di cento anni fa arrivavano piste dalla Libia, dalla Mauritania e
dal Sudan. Ciò nonostante prima della stesura della goudronnée questa oasi
avrà contato al massimo una ventina di anime, raccolte attorno ad un pozzo e a
quattro capanne di fango. Oggi si ingrandisce a vista d'occhio, attirando
imprenditori, avventurieri e profughi che dal Niger e dal Mali inseguono il
sogno di questo Eldorado.
E così oggi Tam oltre alla tangenziale illuminata possiede anche la sua bella baraccopoli,
o meglio squallida tendopoli di povera gente che non possiede neanche gli occhi
per piangere. Piccoli "zingarelli" figli di questa assurda povertà
sciamano talvolta per la strada principale cercando l'occasione offerta loro da
qualche turista distratto ed accecato dalla fame di fotografie.
Comunque torno sempre volentieri a Tam che,
nonostante l'urbanizzazione e la crescita a macchia d'olio con conseguenti gravi
problemi d'acqua, conserva ancora dimensioni umane.
Certo, nelle fresche sere autunnali il centro è un affollarsi di persone, di
vetture che passano e ripassano senza trovare parcheggio, di tavolini all'aperto
appartenenti a troppi ristorantini pieni di troppi turisti che si guardano in
tralice l'un l'altro come fossero delusi nello scoprire che loro non sono gli
unici stranieri in quel luogo.
Tutti vorrebbero trovare il modo di sbarcare il lunario a Tam, forse anch'io, e
per riuscire a trovare un appartamentino bisogna essere disposti a sborsare una
cifra pari al suo valore di mercato più altrettanto come buona uscita per il
proprietario. Ammesso di trovarne uno disposto a cederlo. Di liberi non ce ne
sono; in affitto neanche ed il ritmo delle nuove costruzioni segue una logica a
me incomprensibile.
Torno con piacere in questa oasi che è casa comune di tutti i veri sahariani
per rivedere, salutare e parlare coi miei amici che vi abitano. Il bottegaio che
tenta sempre di fregarmi sul cambio al nero e non ci riesce, il parrucchiere che
conosce solo il taglio alla "marine" e che mi chiede sempre come
desidero l'acconciatura, l'impiegata dell'ufficio dell'Onat che continua a
chiedermi con una perseveranza degna di altra causa quello che io non posso
darle: una crema contro l'acne che l'affligge.
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Turismo a
Tanoumbella
Ecco un "pacchetto" per patiti dell'avventura con poco tempo a
disposizione che si vende molto bene.
1° giorno: Roma-Tamanrasset in aereo con cambio ad Algeri. Pernottamento in
hotel, cena continentale.
2° giorno: Assekrem in Toyota. Acqua minerale Chapuis, visita ai finti graffiti
rupestri, cenetta e pernottamento al rifugetto.
3° giorno: Assekrem-Tanoumbella. Pista Est del Teffedest, 14 ore se va bene, il
clou della vacanza. Sballottamenti ed emozioni assicurate; è incluso un finto
smarrimento nel deserto da parte della guida. Pernottamento alla bella etoile a
Tanoumbella, cena con spaghetti alla carbonara.
4° giorno: Tanoumbella-Tamanrasset. Pista Ovest del Teffedest, visita all'ex
poligono atomico francese con foto ricordo accanto ai minacciosi e scoloriti
cartelli trilingue. A Tam nel tardo pomeriggio: doccia, shopping e cena con
couscous sotto finta tenda nomade; pernottamento in hotel.
5° giorno: Tamanrasset-Roma in aereo con
cambio ad Algeri.
Nazca
In Perù, vicino a Nazca, su un altipiano posto a 300 metri sul livello del
mare, è incisa una serie di canali geometrici che, vista dall'alto, rappresenta
enormi disegni di animali, come il leggendario "uccello di fuoco".
Sull'origine di questi canali le congetture rasentano talvolta la fantascienza.
Resta il fatto che nessuno sa chi li abbia tracciati e a cosa servissero.
Tamanrasset: la
pronuncia
Se passate da queste parti e vi occorre un'indicazione stradale, non chiedete
"Tamanrassèt", nessuno vi capirebbe.
Men che mai chiedete "Tam"; così la chiamano tra di loro solo gli
stranieri.
Provate invece con "Tmrràsset", arrotando per bene le due erre e
curando l'accento sulla a. Avrete migliori probabilità di ottenere
l'informazione che vi occorre. A proposito, la traslitterazione è, talvolta,
Tamangheset, tanto per complicare le cose...
Tamanrasset: l'espansione
La guerra civile non ha toccato il Sud e quindi Tam, ma il calo di turisti
è stato sensibile e le opportunità di lavoro negli ultimi sette anni si sono
ridotte notevolmente. Inoltre moltissime famiglie in Algeria hanno subìto al
loro interno gravi lutti che hanno scavato solchi di odio e di diffidenza
difficili da cancellare. Anche chi vive al Sud ha i suoi morti in famiglia e non
è disposto a dimenticare.
Lo stop all'espansione di questa oasi è stato brutale.
Tamanrasset: i profughi
In specie dal Mali, ma anche dal Niger, arrivano a Tam le famiglie dei
perseguitati dai governi centrali. Un primo punto di raccolta è situato a
Timiaouine, luogo di disperati privo di tutto tenuto a bada da una guarnigione
militare. Di qui, riprese un po' di forze, i profughi si avviano verso Tam che
raggiungono a piedi in poco meno di un mese. Nell'oasi si attendano nello
squallido campo vicino ad Hadriane e sbarcano il lunario Dio solo sa come. Non
hanno assistenza malattie nè alcun tipo di aiuto; il governo algerino chiude
tutti e due gli occhi e li lascia vivere, il che non è poco.
Tamanrasset: l'acqua
Ce ne è poca. Strano per un'oasi ai piedi di montagne che ricevono enormi
quantità d'acqua e talvolta anche la neve.
Eppure è così, ed il sindaco di Tam la raziona; due ore la mattina e due la
sera.
Ironia della sorte, a pochi chilometri di distanza è disponibile ottima acqua
minerale leggermente frizzantina alla fonte Chapuis; a pagamento perchè è
privata.