E PER TETTO UN CIELO DI STELLE
GLI ALBERGHI LA TENDA MONTARE LA TENDA COME DORMIRE E PER TETTO...
SCORPIONI & C. A TAVOLA I RIFIUTI ... HOME PAGE

Dove dormire ?
La domanda non è retorica e lo capirete rapidamente dopo un paio di giorni d’Algeria.

Chi pensa di essere a posto con un programmino steso guida turistica alla mano, ha fatto i conti senza l’oste ed è destinato a subire cocenti disillusioni.
Dal famigerato 28° parallelo in giù di problemi non ce ne sono solo per viaggiatori incalliti e di bocca buona, oppure per coloro che sono del tutto autosufficienti ed abituati al bivacco.
Gli altri comuni mortali che basano la loro esistenza quotidiana sulle organizzazioni commerciali - supermercati, ristoranti, alberghi, negozi, - dovranno brutalmente prendere atto del fatto che in alcuni luoghi della terra questi supporti mancano del tutto o sono su standard da incubo. 
In questi luoghi inoltre il turista non è sempre un ospite gradito ed atteso, ma quasi un individuo che si è presentato alla festa senza essere invitato.
Se qualcuno di voi ha preso parte ad un viaggio di gruppo organizzato da un’agenzia specializzata potrà non trovare riscontro in quanto andrò affermando più avanti. 
Ebbene, sono convinto che anche chi attraversa l’Oceano Atlantico con una nave da crociera possa non trovare agganci con “Gipsy Moth” di Chichester !

GLI ALBERGHI

Fatta eccezione per la costa tunisina e per le città imperiali del Marocco, dove l’industria del turismo maghrebina che accoglie milioni di visitatori europei offre un servizio senza sorprese e spesso al di sopra delle aspettative, per il resto - Algeria, Mali, Mauritania, Niger - è avventura.
Nelle GRANDI CITTA’ esistono sulla carta alberghi di lusso che si presentano sempre con un atrio sontuoso, con tanto di portiere in giacca e cravatta e con aria condizionata. Purtroppo, salvo rare eccezioni, il lusso si ferma al pianterreno. Esaurite le formalità alla reception, con allegria stante l’ottimo aspetto dell’albergo e le tariffe non proprio altissime, fatta la prima rampa di scale (l’ascensore è fuori servizio) all’attonito apprendista sahariano appare la cruda realtà. Ambienti squallidi, moquette macchiata e puzzolente, porte con serrature di nessuna affidabilità, camere con mobilio vergognoso, servizi igienici patetici. Il prezzo che pochi minuti prima sembrava conveniente ora appare da rapina, ed il cuore va in palpitazione al pensiero di dover passare la notte su di un letto semisfondato con a scelta, o finestra chiusa e timpani perforati da un condizionatore del paleolitico, o finestra aperta alla mercè di zanzare grosse come elicotteri da combattimento.
NeI PICCOLI CENTRI non ci si preoccupa nemmeno di truccare l’atrio, tanto gli alberghi ospitano solo clientela locale che non guarda molto per il sottile. I prezzi sono in genere bassissimi, ma per farsi un’idea della qualità bisogna avere la fantasia di uno scrittore di fantascienza. Parole come “pulizia” e “servizio” sono sconosciute, niente bar o ristorante, spesso nessun servizio igienico privato, porte che non si chiudono. In compenso la cortesia del gestore o del portiere è spesso superiore di molte lunghezze alla pretenziosa alterigia dei maitres in completo nero degli hotel da nababbi.
Nelle OASI come Tamanrasset sono presenti alberghi destinati alla promozione turistica, ideati e realizzati per il turismo di massa. Di architettura per lo più decisamente interessante, sono arredati con il solito squallore maghrebino ed allietati dalla presenza di scarafaggi standard color rossiccio. Se siete fuori da qualsiasi tour organizzato è probabile che avrete difficoltà a trovarvi posto (tutto prenotato !), e comunque la fattura sarà una stangata che non dimenticherete facilmente.

LA TENDA

Vi chiederete: cosa c’entrano gli alberghi in una guida alternativa al Sahara ?
Nulla per l’appunto !
Non ho pensato neanche per un solo istante che aveste intenzione di viaggiare per il Sahara saltando di albergo in albergo. 
Ciò nonostante ve ne ho parlato, perchè non vi facciate alcuna illusione.
Non pensate, in caso di naufragio della vostra avventura, di poterla “buttare” sul turistico dando mano all’American Express e terminando le vacanze ad abbronzarvi in un albergo con piscina.
Quando avrete iniziato il ballo dovrete ballare, sino alla fine.
Ed eccomi quindi a parlare della tenda, l’accessorio per antonomasia di qualsiasi giramondo, garante della sua autosufficienza. 
Se ne potrebbe anche fare a meno, ma non è serio partire senza di lei perchè in molte situazioni è indispensabile.
Nel DESERTO, se spira vento di sabbia (purchè non violento...) una tenda aereodinamica fa la differenza tra il passare una notte in bianco e il dormire come ghiri.
Nelle OASI offre quel minimo di privacy indispensabile per non essere pasto di tutti i curiosi che vi passano accanto.
Nel NIGER e nel MALI è necessaria per non essere divorati da moscerini e zanzare.
Ma quale tenda ?
Nel capitolo sull’equipaggiamento troverete tutte le caratteristiche che la vostra tenda dovrà avere. 
Quì vi offro una rapida panoramica sulla disponibilità del mercato, con particolare riferimento a cosa NON dovete comperare.

COME MONTARE LA TENDA

Non vi offendete !
Non ho detto che voi non sapete montare una tenda e che vi occorrono i miei consigli.
Questo paragrafo è per "gli altri", e a loro sono dedicate queste modeste indicazioni.

COME DORMIRE

Anche questa domanda è tutt’altro che retorica.
C’è chi riuscirebbe a dormire sotto un bombardamento e chi, invece, stenta a prendere sonno in qualsiasi situazione.
Un buon riposo è in ogni caso essenziale, in quanto non è ipotizzabile accumulare per un mese stanchezza psicofisica ed essere nel contempo efficienti e rilassati.
Oltre alla tenda, altro elemento essenziale a questo scopo è il giaciglio, che deve essere il più comodo possibile compatibilmente con le esigenze del viaggio.
Le brandine da campo sono relativamente confortevoli ma troppo ingombranti, soggette a facili rotture e ridicolmente scomode nei rapporti sessuali.
Dei materassini gonfiabili nemmeno a parlarne per il fatto che dovrebbero, appunto, essere gonfiati e sgonfiati ogni giorno; e poi si bucano con facilità.
L’attrezzatura che vi ho consigliato, dormibene e saccoletto, può essere egregiamente e romanticamente sostituita da un tappeto nomade ed una coperta pure nomade in lana di capra pesante da acquistare a Ghardaia. Credetemi, ci si dorme veramente bene ed è un’accoppiata immediatamente operativa tanto in tenda quanto all’aperto.
Risolto il problema del comfort fisico, è indispensabile che vi prepariate al sonno cercando di distendere i nervi ed evitando per quanto possibile, dopo cena, di entrare immediatamente in tenda. Parlate con il vostro compagno, o agli spiriti delle sabbie se siete soli, gustate il fresco ed il cielo incredibilmente stellato, leggete qualcosa d’evasivo, stendete il diario della giornata. 
Vi aiuterà a rilassarvi anche se la stanchezza accumulata durante il giorno vi indurrebbe ad infilarvi immediatamente nel sacco letto.
Uno dei migliori consigli che posso darvi è quello di cominciare a cercare il posto per il bivacco un’ora prima del calar del sole e di fermare la vettura un quarto d’ora prima che scompaia. Spento il motore non datevi ad alcuna attività manuale. Allontanatevi dalla vettura e trovatevi un posticino tranquillo, magari una piccola duna sulla quale sedervi faccia al sole che muore. E’ un momento magico per la meditazione, liberi di pensare ai fatti vostri come non lo siete mai stati, mentre cercate di percepire il moto della terra attorno al sole.
Di montare la tenda e preparare la cena avrete tempo e modo anche al buio completo.

E PER TETTO UN CIELO DI STELLE...

Prima o poi ci arriverete.
Non potrete far a meno di arrivarci nel vostro processo di semplificazione materiale e spirituale verso una condizione esistenziale alternativa.
Per alcuni di voi può essere un fatto già acquisito e metabolizzato; ad altri suderanno le mani solo al pensiero.
La tenda, oltre a costituire un’indubbia comodità e protezione, contribuisce in modo determinante con la sua copertura a generare un senso di sicurezza, peraltro del tutto illusorio, che facilita l’inizio del sonno ed il buon riposo. 
Fuori dal suo guscio protettivo, immerso nell’oscurità totale e con un silenzio irreale che lo circonda, l’uomo industriale accusa tutta la sua inconsistenza nei confronti dell’universo cui pure appartiene. 
Sente nelle orecchie il ronzio che il suo sistema d’udito, danneggiato dagli intollerabili livelli di rumore delle città, autonomamente provoca. Percepisce il battito cardiaco ed il pulsare del sangue nelle vene e la sua immaginazione presto comincia a lavorare freneticamente contro di lui. Tutte le paure escono in superficie e, anche se mortalmente stanco, l’ansia lo attanaglia e lo tiene sveglio. Solo le prime luci dell’alba lo faranno piombare in un sonno agitato, ma è già ora di alzarsi....
Il bivacco alla “belle étoilé” non è una questione di equipaggiamento o di tecniche, ma di adattamento e di equilibrio mentale. Passare materialmente una notte in terra in pieno deserto non è affatto difficile, basta che ve lo imponiate. Il problema è di appurare se il vostro corpo è disteso ed il vostro spirito tranquillo, come se riposaste nel letto di casa vostra. Solo in questo caso vivrete questa esperienza come una delle più belle della vostra vita ed inizierete ad usare sempre meno la vostra tendina.

SCORPIONI, SERPENTI & BRIGANTI

Andare nel Sahara con l’incubo degli scorpioni è esagerato.
Insetti e serpenti velenosi esistono anche nelle nostre campagne e montagne, ma che forse ve ne preoccupate più di tanto nei vostri fine settimana ? 
Certo, il morso dello scorpione giallo è neurotossico e quasi sempre mortale senza cure immediate, così come quello del cobra o della vipera cornuta. Ma le possibilità di rimanerne vittima sono assai limitate tanto da rendere inutile il munirsi di sieri che, tra l’altro, se non specifici per l’animale che ha morso, non servono a nulla o peggiorano la situazione.
Questi animali si spostano soltanto la notte, per poche ore, alla ricerca di cibo, e bastano poche elementari precauzioni per non aver nulla da temere.

Se volete dormire facendo a meno della tenda ricordatevi di non farlo nelle zone infestate dagli scorpioni, come il Souf, di stendere in terra la stuoia e di aprire il sacco a pelo solo per infilarvici immediatamente dentro e chiuderlo per bene.

L’altro incubo, quello dei malviventi, è una preoccupazione che disturba inutilmente il sonno. 
E’ veramente singolare come persone che vivono in grandi città dove la rapina, l’omicidio, la violenza sono realtà quotidiane, si carichino di paure muovendosi in regioni che contano un frazione di abitante per chilometro quadrato. 
Ladri e assassini ce ne sono nei paesi del Sahara come in ogni altra parte del mondo ma non frequentano i deserti per il loro lavoro. Non ce ne è a sufficienza e ci si vive male. Molto meglio la grande città che offre infinite opportunità e nasconde assai meglio. Semmai bisogna stare attenti a certi europei, trafficanti di auto e di droghe, che potrebbero decidere di fare un salto di qualità proprio in occasione di un incontro con voi. 
Piazzate il campo come e dove vi ho consigliato e nessuno saprà mai della vostra presenza.
Diverso è il discorso se pensate di attraversare regioni infestate dalla guerriglia, argomento già trattato in altra parte di questo manuale.

A TAVOLA !

Anche questo argomento è molto importante, non per il suo significato alimentare ma per il ruolo che riveste come momento di distensione.
Se viaggerete con un targui avrete modo di osservare come nelle soste lunghe la sua prima preoccupazione sarà quella di raccogliere legna, fare un fuoco e preparare il tè. 
Mentre voi vi agiterete urlando e scandendo ordini alla ciurma per l’allestimento del campo, lui se ne starà tranquillo vicino al suo bricco con l’acqua pensando ai misteriosi motivi della vostra agitazione.
Se non ve la sentite di semplificare così radicalmente il vostro approccio mentale al deserto, dovreste comunque pensare al vostro relax, anche se in chiave “cittadina”.
Per tale motivo curate per quanto possibile la comodità dello “stare” più che la ricercatezza del menù. 
Esser costretti a sedere sulla sabbia dopo averne mangiata per l’intera giornata, o seduti in bilico su miseri supporti di fortuna dopo esser stati frullati a dovere nell’abitacolo della vettura, non può esser considerato riposante nè per il corpo nè per la mente.
Un tavolo pieghevole sufficiente per due persone ed un paio di sedie pure pieghevoli, oppure un bel tappeto nomade di un paio di metri quadri e basta se non siete così dannatamente dipendenti dalle facilities della vostra cultura, sono una benedizione al termine di una faticosa giornata per innescare quel processo di relax che porta poi un bel sonno ristoratore. 
Al contrario, avere per giorni e giorni il problema di dove sedersi e dove poggiare un piatto o una scatoletta senza che si riempia di sabbia può essere nevrotizzante ed avvilente.

IL TEST

Se avete risposto sempre “si” siete dei bugiardi !

I RIFIUTI

Il deserto da sempre riceve rifiuti di ogni genere. 
Per i nomadi è una questione di cultura, e ciò li solleva da ogni (o quasi...) responsabilità.
Per i turisti è una questione di maleducazione è basta. Forse agiscono così perchè il deserto nella sua vastità non dà l’impressione di potersi “sporcare”. 
Ma le cose non stanno in questi termini. 
I materiali di risulta della civiltà dei consumi sono pressochè eterni e già oggi, in alcune zone della terra che non si sarebbe mai pensato potessero un giorno avere questo problema, l’inquinamento da vacanza ha provocato guasti seri.
Basta pensare ai campi base nella catena Himalayana, dove decenni di spedizioni alpinistiche hanno lasciato cumuli di immondizie alti dei metri e continuamente alimentati che nessuno sarà mai in grado di eliminare.
Anche il Sahara mostra i segni del turismo di massa.
Cumuli di scatolette e cartucce vuote di gas, cartacce di ogni genere che non si degradano per mancanza di piogge, cominciano ormai ad essere “punti di riferimento” nei circuiti delle agenzie che coltivano gli accumuli, di denaro e di rifiuti, con la massima cura.
Si legge in alcune guide, peraltro qualificate, che i rifiuti vanno interrati. 
Perchè, questo risolve forse il problema ? 
Si pensa che i rifiuti scompaiano solo perchè non si vedono ? Il vento comunque un giorno li tirerà fuori.
Io, pur consapevole che in ogni caso il mio atteggiamento non sposta di una virgola i termini del problema, vi invito a non disperdere rifiuti nel deserto agendo su tre fronti.

Questo è quanto io faccio da più di dieci anni e suggerisco a voi di fare, nella speranza di non essere disatteso.

LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

E’ un problema attualmente non risolvibile in nessuna parte della Terra, perchè la nostra civiltà si avvale, in maniera massiccia, di contenitori ed oggetti a perdere che non è in grado di riciclare al 100 % una volta che essi abbiano esaurito la loro funzione.
Vi risparmio un comizio in favore della protezione ambientale, non ve lo meritate. 
Vediamo insieme quali sono i problemi particolari del deserto e quali dovranno essere i vostri schemi di comportamento se vorrete far sì che esso non debba farsi carico anche del vostro pattume.
Il riciclaggio dei rifiuti nel Sahara è del tutto sconosciuto, e non esiste nessun sistema di smaltimento diverso da quello dell’accumulo in discariche (nelle oasi), mentre è pratica comune l’abbandono casuale (ovunque). 
Il problema consiste quindi nel fatto che qualunque rifiuto non organico pensiate di lasciare, esso è destinato a rimanervi per sempre perchè non ne è prevista alcuna trasformazione.
Evitando l’estremismo teorico di chi predica bene ma razzola poi male per l’evidente impossibilità di mettere in pratica proponimenti radicali, stabiliamo un punto fermo.
Poichè nel vostro lungo viaggio di rifiuti ne produrrete e non potrete riportarveli tutti in patria incartati, dovrete cercare di ridurre il danno al minimo, esaminando ogni tipo di rifiuto e decidendo, per ciascuno di essi, cosa farne seguendo le linee generali di comportamento che vi ho esposte.
Un’azione culturale di una certa importanza e con notevoli risvolti pratici può essere svolta in tal senso. 
Distraete parte delle vostre energie e risorse dall'adorazione del vostro fuoristrada e dedicatele allo studio della riduzione graduale della produzione di rifiuti; annotando di viaggio in viaggio i progressi ottenuti, sia in termini quantitativi che qualitativi, dovreste mirare facendo ricorso a mezzi che non mancano, al limite teorico della loro totale eliminazione.
In attesa che anche le genti del Sahara comincino a porsi il problema della dotazione di impianti di riciclaggio, dovete tener presente che le mancanze altrui non vi autorizzano a peggiorare una situazione già allarmante in alcuni casi, specie se riflettete sul fatto che per cultura e per conoscenze tecnologiche specifiche siete in condizioni di privilegio.

COSA FARE DI QUESTI RIFIUTI

ED INFINE..."MERDE" !

Abbandonando ogni remora desidero ora affrontare il problema della carta usata nelle funzioni igieniche. 
Un convoglio con quattro uomini e quattro donne, di medie dimensioni quindi, lascia ogni giorno nel deserto non meno di quattro pacchetti di Kleenex sporchi o bagnati in balia del vento che li farà svolazzare per anni da un capo all’altro del Sahara. 
Non pensiamo nemmeno a quello che potrebbe combinare un gruppo di venti o trenta fuoristradisti con mogli e fidanzate al seguito. 
Vi ricordo che nel deserto manca l’azione degradante della pioggia, che la carta svolazzante si conserva per anni e che le cartacce interrate prima o poi vengono a galla perfettamente conservate.
Cosa dovete fare allora ? 
La soluzione è duplice: 

Siete liberi di arricciare il naso, di ridere e anche di deridere se ve la sentite. 
Sono disposto a correre questo rischio se ciò può significare anche un solo foglietto lurido in meno abbandonato nel Grande Vuoto.

LA FIERA DEL RIFIUTO

Purtroppo i vostri buoni propositi, come i miei, non sposteranno di un millimetro i termini di un problema che è, come detto, grave.
Contro il turismo di massa non esiste difesa e non è possibile modificare in alcun modo il comportamento irresponsabile ed incivile dei gruppi di viaggiatori che scaricano nel deserto quantità incredibili di immondizie. Comportamento alle volte così disgustoso da suscitare la reazione dei locali, che certo non si può dire abbiano la salvaguardia ambientale come primo dei loro pensieri.
Oltre ai rifiuti più comuni, eccovi una collezione delle “firme” caratteristiche di questi nuovi barbari che ho messo insieme durante i miei vagabondaggi:

ed altro ancora....

IL TEST

Se avete risposto sempre “si” fatemi un favore: guardatevi alle specchio e contatevi le narici. 
Forse scoprirete di averne in numero dispari superiore a due.

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