IN VIAGGIO SENZA AHMED
ACQUA !  ACQUA !

Ed eccomi in ballo.
Ahmed è scomparso da poco tempo dallo specchietto retrovisore della mia fantasia ed io mi sono già fermato, sotto una grande acacia a godermi un bel refolo fresco che soffia deciso.

Non c'è alcun motivo tecnico perchè io abbia dovuto fare questa sosta a nemmeno due ore dall'uscita da Tazrouk.
La verità è che ho timore, forse paura.
Sono ancora in tempo a tornare indietro sulle mie tracce ed ancora non sono arrivato alla "lapide dell'inferno", come ho chiamata tempo addietro quella lastra triangolare di pietra che qualcuno ha sistemato in terra al bivio che indica la pista per lo Youf Ahakit e per il Niger.
Ahmed di Tazrouk, l'amico col quale feci quel viaggio per la prima volta, mi spiegò che i tre vertici indicavano: a destra un buon pozzo, indietro la direzione per Tazrouk, in avanti quella verso il Niger.
Non so se quella spiegazione facesse riferimento alla realtà o alla mistica fantasia di una delle migliori guide che abbia conosciuto per quelle regioni; comunque se mi trovo su questa pista è proprio a causa di Ahmed. 
Infatti, per andare verso lo Youf Ahakit si prende normalmente la pista per In Ebeggi - In Azaoua che inizia nei letti degli ouidian In Dalad prima e Foutes poi; molto più a Sud della mia pista che inizia virtualmente a Tazrouk.
Quando conobbi Ahmed egli volle a tutti i costi che conoscessi la sua oasi ed una volta lassù mi propose, anzichè tornare indietro, di scendere direttamente verso lo Youf lungo il letto degli ouidian Takaolus e Tadant. Una folle discesa lungo un fantastico sistema fluviale fossile che avrebbe toccato alcuni pozzi interessanti, una decina di importanti e sconosciute aree di arte rupestre e Tassan Tallaq,
posto singolare dove, grazie alla particolare conformazione geometrica dell'orizzonte, si può percepire la relatività del moto della Terra attorno al Sole.
Pista molto più lunga di quella turistica che implica un rapporto col deserto sganciato dal concetto di tempo-vacanza, e che è la negazione assoluta dell'affermazione che la traccia più breve tra due punti sia una linea retta.
Con Ahmed impiegammo due giorni a raggiungere lo Youf, ma facemmo molti detour per pizzicare tutti i siti rupestri; io conto di metterci un giorno solo saltando i graffiti, ma dentro di me non ne sono affatto sicuro e così eccomi qui, seduto all'ombra e al fresco ad inseguire questo ed altri pensieri.

Gesti insignificanti che nella vita di tutti i giorni non hanno peso sulla nostra esistenza e che non comportano gravi conseguenze neanche in un viaggio come quello che ho intrapreso se si è assieme ad altre vetture, nelle mie condizioni possono fare la differenza tra la vita e la morte.
E' un peso che sento sulle spalle, un peso "importante" che contribuirà a farmi commettere tre sciocchezze a causa delle quali il mio viaggio avrebbe potuto prendere una variante per l'aldilà.
La prima proprio oggi.
Lascio l'acacia che dà ombra e fresco oltre che a me anche a migliaia di piccole formiche rosse che mordono come cammelli infuriati, e raggiungo in poco tempo la lapide dell'inferno. Sta lì, nella stessa posizione di sempre, a chiedermi che diavolo io intenda fare della mia vita.
Ho consumato poca acqua e forse potrei evitare di completare le scorte. Ma la prima legge del deserto mi impone di farlo comunque, anche se quel pozzo è scomodo, l'acqua non è eccellente e potrò trovarne di migliore più avanti.
E' un pozzo scavato nella sabbia, con le pareti di fango essiccato e con l'imboccatura al livello del suolo; un vero e proprio buco largo circa un metro e profondo circa dieci. Solo alcuni rametti d'acacia ne segnalano la circonferenza; nessuna incastellatura per le manovre di corda.
Per queste manovre mi sono dotato di tre spezzoni di cordino da alpinismo da 8 mm. lunghi ciascuno 15 metri. In tal modo, usando un nodo inglese,  ho ha disposizione le lunghezze di 15, 30 e 45 metri a seconda delle circostanze; molto più comodo che avere un'unica lunghezza da 45, difficile da maneggiare e perennemente ingarbugliata.
Getto il secchio nel pozzo, sovrappensiero (ecco la sciocchezza), e il cordino fila veloce nel buio, così veloce che perdo la sua estremità; nell'istante in cui decido di serrare la mano, stringo solo aria.
E' un bel guaio. Ho, o meglio avevo, un solo secchio, e quest'oggetto mi sarà indispensabile per molti giorni. Non posso farne a meno. Senza di esso dovrò tornare a Tazrouk e forse addirittura fino a Tam.
Tento, senza successo, di ripescare il tutto con una "lenza" allestita con altro cordino e con fil di ferro, ma perdo solo del tempo.
Così mi decido per la soluzione più spiccia anche se preoccupante: scendere nel pozzo.
Sotto un sole che affetta il cervello, avvicino il muso di Tin Hinan al bordo del pozzo. Fisso un moschettone da alpinismo al bull bar e ci passo la corda da 30 metri con un nodo mezzo barcaiolo. Mi lego ad un'estremità e comincio a scendere nel pozzo con una semplice tecnica da camino.
Le pareti del pozzo sono durissime e molto irregolari, così che dopo pochi passi accuso dolori lancinanti alla schiena che sicuramente starà lasciando una scia di sangue. L'occhio del pozzo mi sembra lontano un chilometro e mi sembra di avere addirittura freddo. Devo fare appello a tutta la calma di cui dispongo per completare questa stupida operazione senza rimetterci la pelle. 
Vedo il secchio mezzo affondato ed inclinato a causa del cordino cui è legato. 
Se sparisce oltre il pelo dell'acqua è proprio da ridere.
Evidentemente Allah non vuole perdere questo suo figlio un po' matto ma in fin dei conti brav'uomo. E così riesco ad acchiappare il secchio, a recuperare il cordino cui è legato, a fissarmelo in vita e a risalire con la stessa tecnica della discesa, ma con una gran furia di uscire da quel buco freddo e nero. Ho prodotto tanta di quell'adrenalina che non sento più alcun dolore alla schiena: opposizione - passo; opposizione - passo e via di corsa verso il bull bar di Tin Hinan. Lo agguanto e lo tiro verso di me con forza sovrumana, come volessi staccarlo dal telaio della vettura. Sono fuori. Dietro di me le code delle corde di assicurazione e del secchio che ancora giace sul fondo del pozzo. Senza liberarmi delle corde striscio sotto la pancia della vettura dove rimango, semisvenuto in un impasto di sabbia, per un tempo indefinito. 
Mi addormento.
Il caldo cessa di mordere, in un istante è notte.

Sto bene, adesso.
Ho fatto una doccia, mi sono ripulito per benino, ho completato le scorte d'acqua e sono davanti a un bel focherello sul quale ho messo a bollire l'acqua per la pasta. 
Il tè è gia pronto accanto a me nel bricchetto verde e mi accingo a versarmene il primo bicchierino col solito rito.
Ho veramente passato una giornata da idiota. 
Ho corso dei rischi inutili solo per non perdere un paio di giorni nel mio ruolino di marcia. 
Sia maledetto ! Maledetto il concetto di tempo che mi trascino appresso nonostante abbia fatto voto di astinenza verso di lui. 
Getto nel fuoco il quaderno di viaggio nel quale avevo disegnato lo schema del medesimo ed iniziato a redigere il diario.
Basta con queste fesserie da club d'avventure. 
D'ora in poi il mio rapporto col viaggio sarà diretto, svincolato dal passato e dal futuro, privo di mediazioni e di strumenti di memoria. Niente più carta nè pellicola; la estraggo dai venti caricatori che mi sono trascinato appresso, la calpesto e la infilo in un sacchetto di plastica che nasconderò in qualche anfratto della vettura.
Sto bene, adesso.
Ora sono in pace con me stesso. Non ho sonno e ho voglia solo di rincorrere i miei pensieri osservando il cielo. Domani riprenderò il viaggio come fosse il primo giorno, senza riferimenti temporali, agganciato solo al succedersi del buio alla luce.

Sono diretto verso lo Youf Ahakit, posto splendido e tappa volante delle carovane d'agenzia che lo spacciano per tutto ciò che le avide orecchie dei loro clienti sono propense e predisposte a recepire.
Pensate che la wilaya di Tamanrasset ha deciso un giorno di piantarvi accanto un cartello indicatore bilingue: YOUF AHAKIT, nero su bianco con la banda verde del Parco Nazionale.
Non vi dico le proteste dei gestori di tour organizzati (anche la mia, se avesse avuto un benchè minimo valore) !
Diamine, con quel cartello l'atmosfera da "Fino alla fine del Mondo" del luogo svaniva e sarebbe stata ben dura raccontar panzane sulla grandiosità dell'avventura che passava di lì ! Ora mancava solo la fermata dell'autobus ...
Quel cartello è poi sparito, non si sa se trafugato da qualche Guida o rimosso dalla wilaya. Poi è stato ripiantato, di nuovo è sparito e poi è ricomparso, infine, piantato più grande e più solido dove è ora e dove rimarrà, penso, per molti anni.

Non paga del cartello turistico, nel 1993 la wilaya inizierà a scavare un pozzo proprio accanto allo Youf Ahakit col proposito di far diventare il luogo meta di "Sahariennes"  serali "mordi e fuggi" con tanto di cena sotto finta tenda nomade, canti e balli taroccati dalla gente del deserto. Ma una volta tanto non tutto il male viene per nuocere: giusto nel 1993 iniziava la guerra civile che avrebbe imposto uno stop severo al turismo selvaggio e alle folli iniziative della wilaya di Tam e di tutti i mercanti di tempo libero che per troppo anni hanno infestato quei luoghi. Me incluso.

Affioramento roccioso con graffiti lungo la pista per In EbeggiSono a poca distanza dalla più bella delle aree di arte rupestre, area che raggiungerò domani. Si tratta di un enorme affioramento roccioso, piatto e liscio come un pavimento di marmo, sul quale sono incisi un gran numero di animali e di simboli magici. Su questa superficie lunga una trentina di metri e larga almeno dieci, migliaia di anni addietro i nostri antenati cacciatori hanno inciso gli oggetti delle loro cacce: giraffe e rinoceronti. E poi i segni propiziatori per una buona caccia: enormi occhi con lunghe ciglia, ghirlande di palline, impronte i mani, ed altri simboli difficilmente interpretabili ma sicuramente non Tifinagh. Tutto in uno stato di leggibilità eccellente. Avrei voluto dormire su questo "letto magico" ma le circostanze, o meglio "l'attimo dello stupido" me l'hanno impedito.

Domani lo raggiungerò. Poi mi infilerò nel letto del Tadant e raggiungerò la Youf o per le gole del Tin Tarabine o per il Tehen Arene, più ad Ovest. Mi fermerò allo Youf uno o due giorni e poi procederò sempre lontano dalle tracce commerciali, ripescando come Pollicino le briciole dei ricordi di quel viaggio con Ahmed.

Ma non ho appena bruciato il diario e con esso ogni programma ?

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Prima legge del deserto
Prima ed unica legge del sahariano: "Quando trovi qualcosa prendila, anche se al momento non ti serve. Prendila perchè domani potrebbe occorrerti e potresti non trovarla di nuovo. E se da quella cosa dipende la tua vita..."

Nodo inglese
Nodo usato in alpinismo per unire i capi di due corde in modo che queste risultino allineate come si trattasse di una corda unica. Il grosso vantaggio è dato dal fatto che questo nodo anche dopo essere stato sottoposto a forti carichi è relativamente semplice da sciogliere.

Mezzo barcaiolo
Nodo parzialmente autobloccante usato in alpinismo. Permette di controllare forti carichi in maniera graduale usando poca forza. Ideale per calare carichi pesanti, come una persona in un pozzo, anche se in quell'occasione io l'ho usato solo per assicurazione. Con una sola mano può essere trasformato in "barcaiolo", bloccante al 100%.

Camino
In alpinismo s'intende una lunga fessura verticale nella roccia nella quale entra una persona. Può essere risalito o disceso con una tecnica molto istintiva utilizzando i piedi in contrapposizione alla schiena, come ho fatto io, oppure, se è abbastanza larga, con mani e piedi i contrapposizione.

Doccia
E' semplice. Una tanica da 20 litri sulla bagagliera della vettura dalla quale pende un tubo di plastica fornito di rubinetto da giardinaggio. Succhiare per avviare il flusso dell'acqua e regolare col rubinetto. Gli ammalati di tecnologia potranno usare, tanto per complicare le cose, una pompetta ad immersione alimentata dall'accendisigari. Ma la pompetta può servire anche ad altro...

Come si versa il tè
Va versato dal bricco nel bicchierino con un agile movimento che provoca un lungo zampillo; in tal modo genera la schiumetta che occorre. Poi va riversato nel bricco e quindi di nuovo nel bicchierino, ripetendo l'operazione cinque o sei volte a bicchiere. Il bricco deve essere quello adatto alla bisogna, col becco a collo d'anitra.

Wilaya
E' la prefettura algerina, l'equivalente del nostro comune.

Fino alla fine del Mondo
Celebre film di Wim Wenders. Ricordate la traversata del deserto dei due ammanettati allo sportello ?

Esporre la pelle al sole
E' una sciocchezza perchè si aumenta la perdita di liquidi e di sali e la sensazione di freschezza è del tutto illusoria. Inoltre si rischia un colpo di calore, ben più grave del colpo di sole. Nel deserto si sta sempre coperti per intero.

Tifinagh
Lingua scritta dei nomadi, appannaggio delle donne. Gli uomini la leggono con difficoltà o non la leggono affatto. Idem per la scrittura. La lingua viene insegnata dalle madri esclusivamente alle figlie femmine.
Una curiosità. 
Gli uomini dispongono di un particolare ed elementare linguaggio dei segni che si trasmettono mano nella mano. Ad esempio, quando due soci sono seduti per trattare un affare con altre persone, si prendono per mano e si trasmettono con velocissimi movimenti delle dita dell'uno nel palmo dell'altro tutti i dettagli dell'operazione senza che la controparte possa capire nulla. Non conosco questa specie di alfabeto morse nè ho mai visto una sua applicazione pratica.

Pista per lo Youf Ahakit
Come ho detto, la vera pista per lo Youf è ben altra da quella che descrivo in questa pagina. Essa parte dalla pista Tam-Tazrouk all'altezza dell'oued InDalad: è veramente facile, molto più breve e assai meno pericolosa visto che è battuta dalle carovane d'agenzia. Della pista che parte da Tazrouk è necessaria una classificazione ed una descrizione come detour perchè è, a tutti gli effetti un fuori pista. Non citerò, per protezione, i siti di arte rupestre e Tassan Tallaq.

Tazrouk - Youf Ahakit

1° Parte: trovare le origini dell'oued Takalous
Uscire da Tazrouk in direzione NordEst (confermo: NordEst) puntando verso Azzao, un picco alto sulla pista circa 250 metri e distante circa 6 km. da Tazrouk. Raggiunto Azzao proseguire nella stessa direzione per circa 50 km. poggiando leggermente ad Est negli utimi 10 km.. La zona da raggiungere si chiama Ametettai.
Check Point: Ametettai non può essere mancata; è il vostro banco di prova. Se non la trovate o non la riconoscete dovete tornare a Tazrouk perchè non avete l'esperienza necessaria per proseguire.
Trovata Ametettai, la direzione cambia in SudEst, direzione che bisognerà mantenere per circa 50 Km.. A circa metà strada vi infilerete nel letto dell'oued Zerzerou e verso la fine il terreno inizierà a divenire nettamente fluviale e molto difficile. Dopo 50-70 km. da Ametettai (Ametettai è molto vasta, dipende da dove partite) lo Zerzerou inizierà a divenire più grande: avete agguantato il ramo Ovest del Takalous. Percorretelo per altri 50 km. fino all'innesto col ramo Nord e sarete dentro al Takalous, un enorme letto fossile largo nel punto della confluenza circa 15 chilometri.
Check Point: Se avete trovato Ametettai non dovreste aver avuto problemi per trovare le origini le Takaolus. Se nel primo checkpoint avete avuto solo fortuna ed ora non sapete cosa fare, beh, siete proprio nei guai.
2° Parte: discesa nel grande fiume
Iniziate la discesa verso Sud nel letto del Takalous e godetevi il fantastico viaggio. Sono 60-70 chilometri fino alla confluenza nel Tadant. Questa intersezione di letti non è percettibile (per questo il chilometraggio è aleatorio...), ma se continuerete a seguire il corso del fiume fossile pian piano vi troverete in direzione SudOvest. E' tutto OK; siete nel Tadant. Seguitelo per circa 70 km. sino al passaggio di Tehen Arene a Sud, largo nel punto più stretto 3 km. e con un isolotto al centro, quindi facilmente riconoscibile (si fa per dire...)
Check Point: Se mancate queste gole continuando a seguire il Tadant, finirete nell'oued Tin Tarabine che scende da Nord e che porta nelle gole omonime dove passa la pista turistica. Niente di male, ma il terreno è molto difficile e percorrerete molta più pista, mentre il passaggio per Tehen Arene è lineare.
Costeggiate le rocce di Tehen Arene per una trentina di chilometri e poi puntate in direzione SudOvest verso lo Youf che dista ancora 15 km. Aguzzando la vista e con un po' di fortuna vedrete dei puntini bianchi in movimento. Sono le pallide epidermidi dei turisti europei.
Nota: in questo viaggio abbiate con voi ALMENO due ruote di scorta e due camere d'aria a vettura, più il necessario per smontare i copertoni (esperienza) e per riparare le forature. Le gomme saranno sollecitate in modo anomalo e le probabilità di foratura o peggio di squarcio sono molto alte. 
A proposito, siete in grado di ricucire con ago e filo adatti il fianco di un copertone squarciato ?
In Mali ho conosciuto una coppia francese nella merda per aver distrutto tre copertoni di fila...

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