MANGIARE POCO, MANGIARE BENE
NEL DESERTO IL PANE LA CARNE L'ACQUA HOME PAGE

IL REGIME ALIMENTARE

Il mangiare non dovrebbe essere, in condizioni normali di salute, un problema maggiore del fare pipì.
Ogni essere vivente è portato, per istinto, a cercare del cibo sotto lo stimolo della fame e ancor oggi, in molte regioni del globo, questo atto naturale viene vissuto come puro e semplice soddisfacimento di un bisogno fisico, ed i problemi sono esclusivamente legati al procacciamento delle quantità necessarie.
Nelle società industrializzate invece il senso dell’alimentazione è avvertito sotto forme più complesse. La ricerca del cibo non
è solamente legata al procacciamento delle quantità minime necessarie alla sopravvivenza, o all’adattamento alle risorse alimentari del proprio habitat, o al rispetto di antiche usanze, ma anche e soprattutto al soddisfacimento di necessità psicologiche indotte.
    Si assumono più nutrienti di quanti necessitano all’organismo per compensare lo stress quotidiano.
Ed il fisico si appesantisce.
    Si seguono delle diete per rientrare negli standard estetici imposti dalla moda del momento.
Ed il fisico si modifica artificialmente.
    Si attribuisce all’alimentazione un significato di posizione socioculturale.
E si finisce per trascendere completamente da quelli che sono i suoi fini.
Questi comportamenti alimentari “deviati” sono inoltre amplificati dalle industrie produttrici, che incoraggiano il consumo offrendo una varietà pressochè infinita di cibi preparati e pilotano le scelte del consumatore verso i prodotti che offrono il maggior profitto, anche a scapito della salute.

Scrivevo queste note molti anni addietro. Oggi, 2001, in tempi di "mucca pazza" di afta epizootica, di polli alla diossina, di pesce al mercurio, di vino al metanolo e via di questo passo, mi compiaccio di osservare come la frase "maggior profitto a scapito della salute" non fosse allora altro che la scoperta dell'acqua calda.

Non è strano quindi che, stante questa complessa catena di condizionamenti fisici e mentali, la disponibilità dell’individuo a cambiare le sue abitudini alimentari sia scarsa o nulla, che egli tenda a conservarle anche spostandosi in località che non lo consentono affatto, e che quando ciò non risulti possibile gli effetti siano imprevedibili e quasi mai positivi.
L’elasticità dell’individuo di fronte a questi cambiamenti è molto variabile.
Alcuni reagiscono malissimo anche di fronte a regimi alimentari non troppo dissimili da quelli abituali, altri si trovano a loro agio ovunque e non hanno problemi ad accettare i cibi più strampalati.
Ho conosciuto persone in partenza per le sabbie del Sahara con nella valigia (sic, valigia) le bottiglie dell’acqua minerale e quelle del vino !
Nel deserto non esistono nevrosi del genere. 
I nomadi rispondono al bisogno fisiologico del mangiare così come rispondono agli altri, con la massima economia sostanziale ed operativa. E nelle oasi, anche coloro che sono sedentari dalla nascita non vanno molto più in là, anche se colture ed allevamenti soddisfano in pieno per quantità e varietà le necessità di tutti.
Voi fate parte di una cultura diversa, che si è sedentarizzata da millenni e che ripone nell’alimentazione significati diversi dal semplice soddisfacimento di una necessità fisiologica. 
E’ bene che conosciate in anticipo quali saranno i menù sahariani, perchè un semplice atto naturale non divenga un grosso problema in grado di guastarvi tutto il viaggio.

GESTIRE L'ALIMENTAZIONE NEL DESERTO

Fate come prima cosa un computo esatto dei giorni di viaggio in base alle tappe previste nel Road Book e poi costruite in funzione di queste una tabella che chiamerete:

TABELLA DI RISTORAZIONE

GIORNO TAPPA COLAZIONE PRANZO CENA
TUNISI-TALEB LARBI H B X
TALEB LARBI-GHARDAIA X B X
GHARDAIA-EL MENIA X X X
ecc.        


Ogni "X" indica che la cucina è autogestita, in campeggio o in mezzo al deserto, e i totali danno il numero delle colazioni, pranzi e cene che dovrete mettere in piedi. “H” sta per hotel, “B” per bettola.
Completata questa tabella ne dovrete compilare un’altra, nella quale indicherete tutti i tipi di menù che intendete organizzare e che chiamerete:

TABELLA ALIMENTARE

COLAZIONI  
THE + BISCOTTI + MARMELLATA
CAFFE' + GRANETTI + FORMAGGINI
CAFFE' + FRITTELLE AL CACAO
ecc.  
PRANZI  
SARDINE + FORMAGGINI + CRACKERS
CARNE IN SCATOLA + FRUTTA SCIROPPATA
TONNO IN SCATOLA + FORMAGGINI
ecc.  
CENE  
BRUSCHETTA + PASTA AL POMODORO
RISOTTO AI FUNGHI + UOVA STRAPAZZATE
PENNE AL PESTO + PATATE IN PADELLA
ecc.  

E’ ovvio che una tale tabella vi permetterà tutti i cambiamenti che vorrete e che la sequenza dei menù potrà essere variata a piacimento; l’importante è che venga “gestita” equamente per tutta la durata del viaggio.
In base alla tabella alimentare potrete compilare l’ultima tabella sulla quale elencherete, in ordine alfabetico, tutti i viveri previsti, inclusi i condimenti, e accanto a ciascuna voce una “x” che indicherà una porzione individuale. L’asterisco indica invece quei viveri da acquistare in loco quando possibile. Le quantità totali necessarie al viaggio le avrete moltiplicando per il numero di persone ed andranno tradotte in grammi, litri, confezioni, etc. Questa tabella, con la quale compilerete la “lista della spesa” con cui andare al supermercato, è la:

TABELLA DELLE SCORTE

VIVERI

PORZIONI

TOTALI
Caffè xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx 33
Crackers xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx 27
Formaggini xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx 36
Semola xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx * 27
Sardine in scatola xxxxxxxxxxx  * 11
ecc.    

E’ consigliabile far gestire tutta la questione ad una sola persona, dall’acquisto delle scorte alla realizzazione dei pasti sul campo di battaglia, almeno nell’ambito del singolo equipaggio. L’accesso disordinato ed incontrollato ai viveri crea sempre malumori e discussioni poco piacevoli. Meglio una gestione di tipo cameratesco, con tanto di battute sulle capacità dello chef, piuttosto che dover ogni sera stabilire i diritti, presunti o reali, di ciascuno su determinati viveri. Chi viaggia da solo col proprio compagno ha meno problemi, e questioni del genere difficilmente si pongono. Chi viaggia da solo è in pace con Dio e con sè stesso. 
Ciò nonostante non si potrà abbandonare ogni controllo sul consumo delle scorte per non rischiare sgradevoli mancanze nei momenti di maggior bisogno.
A titolo d’esempio vi fornisco una lista della spesa tipica che utilizzo spesso e che si basa sulla dieta mediterranea con la pasta come alimento principe. Queste scorte sono sufficienti, a seconda degli avvenimenti, per 30-40 giorni di deserto per due persone, e vengono integrate con acquisti nelle oasi, soprattutto di verdure e ortaggi.

UNA NOTA SU QUESTA LISTA
Non concludete affrettatamente che io stia predicando bene e razzolando male. Queste scorte le ho fatte bastare per me e per mia moglie sino a 50 giorni e NON sono eccessive. In quanto al lusso della birra e della Coca aspettate di aver mangiato polvere per un paio di settimane avendo a disposizione solo acqua trattata col Micropur e poi capirete cosa vuol dire avere la nausea...

MERCATI E BOTTEGHE DELLE OASI

Sono importanti e dovete visitarli sempre quando è possibile e, per i mercati in special modo, il mattino presto per avere maggior scelta.
La disponibilità di merci è assai variabile e si va dalle oasi del nord, come Ghardaia, dove si può acquistare quasi tutto, a quelle del sud come Djanet, che offrono poco, a quelle del Sahel come Kidal che non offrono assolutamente nulla, neanche una cipolla marcia. 
Molte oasi minori, come Idelés, Timiaouine, Bordj Mokhtar, Tessalit, dispongono di qualche mercanzia alimentare e non, ma non hanno botteghe o ne hanno una sola non facilmente identificabile che viene rifornita “semel in saeculi”.
Vi do, a titolo indicativo, la disponibilità media per alcuni alimenti più comuni di tre oasi importanti - Ghardaia, Tamanrasset, Djanet - situate ai crocevia delle maggiori piste, e di una minore, Timiaouine, con la notazione che a sud di Ghardaia e fino ad Agadés o a Gao l’aleatorietà è la regola. Inoltre tenete presente che la normale (X) disponibilità di un genere alimentare non significa che esso sarà sicuramente disponibile proprio quando passerete voi. Non in Algeria, almeno...

QUESTO E' QUELLO CHE POTETE ASPETTARVI DI TROVARE A...

  GHARDAIA TAM DJANET TIMIAOUINE
ACQUA MINERALE X ? - -
ACQUA MINERALE DI SORGENTE - X - -
ACQUA POTABILE BUONA X ? X -
ACQUA POTABILE CATTIVA - - - X
CAFFE' X X X -
CARNE FRESCA X X - -
CIPOLLE X X X X
COCA COLA X ? - -
DATTERI X X X -
DOLCI X - - -
FARINA X X X -
FORMAGGIO X ? ? -
FRUTTA FRESCA ? ? - -
GELATI X ? - -
HARISSA X X X X
LATTE DI CAPRA X ? - -
LATTE IN POLVERE X X X -
LATTE VACCINO - - - -
LENTICCHIE IN SCATOLA X X X X
LIMONI X ? - -
UOVA X X - -
PANE X X X ?
PASTA DI GRANO TENERO X X X X
PASTA DI GRANO DURO - - - -
PATATE X ? - -
PIZZA AL TAGLIO X - - -
POLLAME X X ? -
POMODORI FRESCHI X ? - -
POMODORI PELATI X X X X
PEPERONI X X ? -
SALE X X X X
SARDINE IN SCATOLA X X X X
SEMOLA X X X X
TE' X X X X
UOVA FRESCHE X X ? -
VERDURE FRESCHE X X ? -
ZUCCHERO X ? ? -
ZUCCHINE X ? ? -

UNA NOTA SU GHARDAIA
E’ un’oasi enorme, costituita da cinque agglomerati storici distinti ed arroccati su altrettanti colli. Ghardaia moderna è ai loro piedi, a livello dell’oued ‘Mzab, ed è una città fantastica, da non mancare. Se non altro perchè vi si può acquistare di tutto. Ogni mattina è attivo il mercato dove potrete acquistare tanto talismani provenienti dall’Africa Nera quanto patate e limoni, tanto tappeti quanto coperte. Nella piazza principale, sotto i portici, e nei suoi dintorni sono attive alcune botteghe alimentari veramente ben fornite. Se non approfittate di questa occasione per rifornirvi, e sarà l’ultima, ve ne pentirete quando solo dopo duecentocinquanta chilometri, ad El Menia, capirete che la cuccagna è finita.

UNA NOTA SUI CENTRI AGRICOLI AUTOSUFFICIENTI ALGERINI
Sono stati istituiti o come centri pilota per la conquista del deserto alle coltivazioni, o come centri di raccolta per la sedentarizzazione dei touaregh. Non mancano di nulla ma non vendono nulla. Consumano quello che producono ed il surplus finisce lontano nei vari mercati del paese. In questi posti vi sarà molto difficile ottenere qualcosa e solo da eventuali locali disposti a cedervelo. Fare un elenco di questi villaggi sarebbe molto lungo e finirei per dimenticarne qualcuno.
Vi fornisco invece un breve elenco delle città e dei villaggi al di sotto del 28° parallelo dove potrete trovare viveri, carburante e articoli diversi.

 

VIVERI

CARBURANTE

ALTRO

ADRAR SI SI SI
ALOUEF SI SI NO
ARAK FORSE SI NO
BORDJ MOKTAR SI SI DIPENDE
DJANET SI SI SI
ILLIZI SI SI SI
IN ECKER SI SI NO
IN SALAH SI SI SI
REGGANE SI SI DIPENDE
TAMANRASSET SI SI SI

C’est tout !
E per Bordj Moktar salvo esaurimento delle scorte.

UNA NOTA SUL MALI E SUL NIGER
Senza voler offendere nessuno, in quanto a certezze ed ordine considerate l’Algeria come la Svizzera del Sahara.
Il deserto termina all’incirca attorno al 16° parallelo e fin lì la situazione è la seguente:

 

VIVERI

CARBURANTE

ALTRO

TESSALIT FORSE FORSE JAMAIS
GAO SI SI SI
AGADEZ SI SI SI
ARLIT SI SI DIPENDE
DIRKOU CHISSA' CHISSA' JAMAIS
IFEROUANE SI-NO NO JAMAIS

Non dovrebbe essermi sfuggito nulla che valga la pena di menzionare. 
In posti come Anefis, Timia, Seguedine potrete contare al massimo sull’acqua ed in periodi di siccità nemmeno su quella. 
Se in uno di questi villaggi minori vi trovaste in serie difficoltà, non pensiate che la polizia possa risolvere i vostri problemi. Spesso anche loro sono “a secco” di rifornimenti !

IL PANE

E’ l’unico alimento che non manca mai in nessuna oasi (o quasi), ed è sempre fresco, buonissimo e per di più venduto a prezzo politico. Individuare il forno - di regola in ogni oasi ce n’è uno solo - non è facile dal momento che mancano insegne ed indicazioni. Inoltre, poichè la produzione non eccede di molto i bisogni locali, che sono noti e stabili, non è raro trovare la panetteria, che vende solo pane, completamente vuota.
Per fortuna le infornate giornaliere sono numerosissime e avrete sempre l’opportunità di attendere o tornare per acquistarlo caldo e croccante.
Le panetterie vendono solitamente anche la farina, con la quale, nel deserto, potrete preparare le focacce dei touareg. 
Ve ne descrivo il sistema, avvertendovi però che senza alcuni insuccessi iniziali non è possibile ottenere, d’acchito, un risultato accettabile.

IL PANE DEL NOMADE

E’ necessario, per prima cosa, che vi approvvigioniate in qualche letto di oued di molti rami secchi di acacia. Dico secchi perchè strapparne di vivi dalla pianta, oltrechè difficile, pericoloso per le spine e proibito dalla legge, è anche inutile poichè si tratta di legna che non brucia.
Cominciando per tempo, dovete fare una buca poco profonda nella sabbia e dentro questa preparare una brace assai consistente in modo che sia pronta circa un’ora e mezza prima del pasto. Mentre il fuoco arde, impastate la farina con l’acqua, senza sale, sino ad ottenere una pasta della consistenza giusta (esperienza) che modellerete a forma di focaccia alta un paio di centimetri. Quando avrete disposizione brace in quantità senza più fiamma, scansatene la metà, spianate la restante e copritela con un sottile strato di sabbia. Sopra questo strato posate delicatamente la focaccia e ricopritela con un altro strato di sabbia sul quale metterete il resto della brace scansato in precedenza. In cima al tutto farete bollire l’acqua per il thè, che servirà ad ingannare l’attesa.
Dopo circa quaranta minuti, dipende dalla pasta e dal suo spessore, togliete i due primi strati, di brace e di sabbia, rovesciate la focaccia e ricomponete il tutto.
E’ probabile che lo strato superiore di brace divenga insufficiente dato che a contatto con l’aria tende ad estinguersi, per cui dovrete alimentarlo pian piano con piccoli pezzetti di legna senza provocare una fiamma alta, che brucerebbe la focaccia. Meglio ancora, potete attizzare a lato un fuoco ausiliario da cui attingere man mano la brace che vi occorre.
Dopo un’ora e mezza indicativamente, smontate il “forno” ed estraete la focaccia incandescente, e tenendola con uno straccio (brucia !) grattatene accuratamente le superfici con un coltello per togliere tutta la sabbia rimasta appiccicata. 
Il pane targui è pronto. Sotto i denti scricchiolerà, non tutti i granelli di sabbia saranno venuti via, ma sarà comunque molto buono.
Poichè il vostro menù non può consistere in sole scatolette, dovrete imparare ad affumicare la carne fresca perchè si conservi a lungo anche al gran caldo.

LA CARNE AFFUMICATA

Acquistate carne di montone macellata di fresco e ripulitela dal grasso e dai nervi il più accuratamente possibile. Tagliatela a pezzi grossi all’incirca come una noce e mettetela a bagno in acqua molto salata. Quindi preparate un fuoco di legna verde (all’aperto !!) che faccia molto fumo; se volete aromatizzare la carne potete bruciare insieme alla legna delle foglie di vostro gusto. Preparate altresì un sostegno per lo spiedino a circa 40 cm. dalla brace. Quando tutto è pronto infilate i pezzi di carne ben sgocciolati nello spiedino e affogateli nel fumo, che deve essere il più denso possibile. Dopo alcune ore, da due a quattro, la carne sarà pronta per essere imballata ben pressata in un sacchetto di cotone.
La conservabilità della carne dipenderà dal grado di ripulitura dai grassi e dal grado di affumicatura che sarete riusciti ad ottenere. Comunque, per mangiare i pezzi, che saranno molto duri quando vorrete utilizzarli, dovrete ripassarli in acqua tiepida o lessarli insieme alla minestra.

IL TEST

Si ? Bene, nel deserto sarete a vostro agio.

IL MENU’ NOMADE

Se viaggerete con una brava guida, di vera estrazione targui, noterete come questa gente non gradisca affatto la cucina dei paesi “civilizzati” e come, non fidandosi delle capacità culinarie dei loro clienti, spesso preferiscano provvedere in prima persona.
Voi, di vostra iniziativa, parteciperete alle spese per i viveri e alla preparazione dei pasti.
Le scorte nomadi per il deserto consistono quasi sempre in:

Questo pasto verrà considerato un manicaretto dalla vostra guida se saprete prepararlo a dovere:

  • Tè alla menta in attesa della cena
  • Semola con cipolle dolci come prima portata
  • Carne bollita, ripassata nel pomodoro
  • Focaccia nomade nella quale adagiare i pezzi di carne guarniti  con harissa (attenzione !)

Carne e pane freschi andranno, ovviamente, consumati rapidamente prima che vadano a male. Parte della carne andrà tagliata a pezzi ed affumicata sui primi falò in modo che si possa conservare anche per una decina di giorni.
La maggior parte delle scorte che appesantiscono la vostra vettura non susciteranno alcun desiderio nel vostro compagno del deserto. Eccezion fatta per i formaggini, i biscotti, i succhi di frutta. Voi stessi vi abituerete con insolita rapidità a questa dieta francescana tutt’altro che sgradevole, ed è assai probabile che per il viaggio successivo deciderete di rivedere le vostre tabelle dimezzando le scorte.

L'ACQUA

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