OSSERVARE LA TERRA CHE
RUOTA ATTORNO AL SOLE
ARTISTI DELLA PREISTORIA
Sono passato molte volte per lo Youf, ma in una di queste, agli inizi degli anni '80, ebbi una fortuna incredibile.
Viaggiavo con Rachid detto "wahàd
hidhà", un ometto di età indefinibile (40, 50, 60, anni ?) che era colà
diretto alla ricerca di punte di frecce, raschiatori ed altri ammennicoli
preistorici che lui sapeva dove trovare. Lo chiamavamo "wahàd hidhà",
"una scarpa", perchè portava solo la sinistra, una vecchia Palladium
troppo piccola per il suo piede tanto che aveva dovuto bucarla sulla punta per
far uscire l'alluce.
E la destra ? La destra non c'era nel posto dove aveva trovato la sinistra. Si
dice che avesse girato per giorni e giorni dietro il
Taourirt Tan Afellah alla
ricerca disperata della compagna del suo fortunato ritrovamento, ma nulla da fare;
non la trovò mai.
E così, non volendo comunque rinunciare a quel piccolo
tesoro - chissà, forse un giorno avrebbe comunque potuto trovare una scarpa
destra qualunque per fare il paio - da quel giorno divenne "wahàd hidhà".
Naturalmente la sua scarpa da cerimonia la calzava solo da "fermo":
seduto accanto alla sua baracchetta sotto Hadriane, seduto in vettura, seduto
sulla sedia traballante di un qualche ristorantino di Tam.
Ma camminarci, mai ! Si sarebbe sciupata !
Del resto con la sola scarpa sinistra non credo sarebbe stato un bel camminare, zoppicando
con una gamba più alta dell'altra.
E in ogni caso i piedi di Rachid non erano
piedi, ma masse informi di tessuto calloso spesso come la pelle di un elefante e
ribelli a qualsiasi costrizione.
Wahàd hidhà era un ottimo
fornitore di reperti neolitici.
Nonostante il Sahara sia pieno di oggettini da lavoro dei nostri antenati, non
sempre la caccia dava i risultati sperati e wahàd hidhà, che era un
professionista, non tornava mai indietro a mani vuote.
Quando non trovava alcunchè o non trovava ciò che voleva...se lo fabbricava
!
Era un vero asso nella tecnica del colpo di selce col quale produceva le
schegge tra le quali scegliere quelle più adatte alla bisogna. Certo, il bulbo
di percussione non denunciava nel colore le migliaia di anni necessarie, ma
nessun turista se ne sarebbe mai accorto...
Dicevo della mia incredibile fortuna
di quell'anno.
Eravamo sulla pista classica che passa per il Foutes e per il Tin Tarabine quando, saranno
state le tre, le quattro del pomeriggio, venne giù, senza il minimo preavviso,
un acquazzone apocalittico che durò solo alcuni minuti ma che fu sufficiente
a riempire il Sahara di acqua. Riuscimmo a portare la vettura su un affioramento
roccioso e l'acqua arrivò appena a lambire le ruote.
Acqua calda che stagnò sulla sabbia altrettanti
pochi minuti per poi sparire lasciando come segno del suo passaggio una strana
marezzatura.
Eravamo a qualche decina di chilometri dalle gole del Tin Tarabine e quando le
raggiungemmo fummo bloccati dalle condizioni del terreno, che all'interno delle
gole è molto meno permeabile e aveva permesso all'acqua stagnante di formare una
palude fangosa insuperabile.
Aspettammo un giorno e mezzo, il tempo che ci volle perchè il fango si
solidificasse e si fratturasse, col ritiro, in milioni di zolle, dando spazio alla
fioritura di altrettanti milioni di meloncini verdi aggrappati col loro picciolo
a lunghissime liane delle quali non si trovava nè l'inizio nè la fine. Le gole
erano verdi come un campo da golf con fiorellini rossi sparsi qua e là; uno spettacolo incredibile.
In poco più di 24 ore il terreno si
solidificò e passammo le gole.
Mancava circa un'ora al tramonto e volli salire, per la prima volta, in cima
allo Youf per vedere se di lì si percepisse il moto della Terra attorno al sole. Una salita molto facile e breve che non richiede altro che un
minimo di agilità.
Quando fui su, rimasi senza fiato di fronte allo spettacolo che si
presentava ai miei occhi !
Non per il giro d'orizzonte, che pure era splendido, non per il moto relativo
della Terra che non si percepiva, ma per le affascinati forme
rocciose che modellavano la sommità dello Youf e per le incredibili piscine che si erano formate in seguito all'acquazzone nelle
sue grandi conche
interne. Una tanto grande, non dico da nuotarci, ma da starci
comodamente disteso a braccia e gambe aperte. Nell'acqua calda, col sole in
faccia che ti bruciava la pelle e che scivolava maestoso verso l'orizzonte
virando il suo colore man mano verso l'arancione carico mentre in lontananza due
nuvolette di polvere segnalavano la corsa di un paio di antilopi.
Rachid da giovane era stato cacciatore e mi raccontava di come quel posto fosse
anni addietro ben popolato di antilopi e di come se ne trovassero sempre di
meno, forse perchè alcune agenzie di Tam ingaggiavano spesso
guide-cacciatori-di-frodo per deliziare, con un costoso extra, i loro clienti
europei con una cenetta sotto le stelle a base di Addax allo spiedo.
Mi godetti tutta l'escursione
termica della mia piscina fin quando fu buio e l'acqua divenne veramente fredda,
sotto lo sguardo perplesso di Rachid che non capiva il motivo del mio godimento.
Non ho più trovato le piscine sullo Youf e anche i miei amici di Tam mi dicono
le stesse cose: pare si vada incontro ad anni molto caldi e forse sullo Youf non
pioverà più per qualche secolo.
E torniamo ad oggi.
Niente verde nè tantomeno fiori, pochissimi meloncini molto piccoli, vasche
dello Youf che da allora non hanno più visto acqua.
Voglio comunque fermarmi un paio di giorni per gironzolare nei dintorni; se non fosse per il continuo passaggio di turisti sarebbe un posto
incantevole per passarci anche un paio di settimane.
Ventilato, con molta ombra a disposizione, acqua in genere disponibile nelle
vicinanze, testimonianze di arte rupestre molto ricche nei dintorni tutti da
esplorare.
Ma la santa pace è come l'araba fenice...
Infatti il pomeriggio del giorno dopo,
mentre armeggio con la brace del tè, una nuvola troppo grossa per essere di
antilope mi segnala l'arrivo dell'immancabile lotto di villeggianti.
Questa volta si tratta di svizzeri, con la pelle di un bianco accecante ed un
paio di ragazze al seguito, in pantaloncini corti e maglietta molto ridotti ed
aderenti non solo per quei luoghi ma per qualunque luogo in genere.
Avete presente una bolla di sapone ?
E' li che ondeggia leggiadra nell'aria, dimenandosi e contorcendosi sotto la
spinta di correnti minime, e poi, mentre voi incantati ne seguite le evoluzioni
immersi nella vostra dimensione preferita, ecco che essa esplode per un nonnulla
e paf...i vostri sogni svaniscono in un minuscolo spruzzo di acqua saponata.
Anche a me in quel momento esplodeva la bolla di sapone del mondo incantato
nel quale mi trovavo da alcuni giorni. Alla vista di quelle
epidermidi femminili il mio IO fisico emergeva in tutta la sua virulenza e
violentava i miei pensieri in una direzione assurda, se non comica, considerando
le circostanze.
Felix, Gunther, Rudy, Martha e Carmen detta "grafin"
hanno in
programma il classico giro Tam-Youf-Tadant-Djanet e sono stivati assieme al
loro autista in una Toyota passo lungo. Un'altra Toyota pick-up trasporta i
bagagli e le scorte di acqua e viveri.
Spesso mi sono chiesto se il mio
atteggiamento noiosamente e pervicacemente proteso alla ricerca dell'isolamento non
sia sintomo di
una asocialità latente, palese o addirittura efferata. In effetti ho sempre mal sopportato le compagnie
generiche e raffazzonate, specie se rumorose, e non ho mai incoraggiato le
amicizie estemporanee. Anzi !
Ma questa volta devo confessare che gradisco la compagnia di Carmen con la quale
parlerò per buona parte della notte.
Carina e di media altezza, in carne ma non troppo, occhi vivaci e gestualità
delle mani insolite per una svizzera tedesca, modi garbati, quasi nobili e degni
del suo soprannome, parla un buon inglese con un
incomprensibile errore nella pronuncia; lo "sh" gli esce come
"s" anzichè come "sc". Inglis al posto di Inglisc, tanto
per intenderci. Simpatico, tanto da sembrare un vezzo.
Dopo il solito stock di stupide domande e risposte sul perchè e sul percome
della mia presenza solitaria in quei posti, dove abiti, cosa fai e via dicendo, la conversazione si
adagia
piacevolmente su Rimbaud, per il quale scopriamo di avere una
comune passione
segreta.
Non tanto per il poeta, pur nella sua grandezza, quanto per l'uomo e,
soprattutto, per la "sua africa", terreno di cultura per un'amicizia che sarebbe morta di lì ad alcune ore.
Quando ci s'imbarca in una di queste conversazioni esoteriche, per di più in
una lingua straniera per quanto ben parlata, il tempo scorre via veloce e uno
stato di eccitazione latente impedisce al corpo di lanciare i segnali di
stanchezza che preludono al sonno.
C'e una luna quasi piena e i pinnacoli della Youf proiettano ombre bizzarre
sulla sabbia ancora animata dalle lingue di fuoco del falò, mentre Carmen con
la sua epidermide bianco-merluzzo è l'attrice di un film in bianco e nero
degli anni '50, con le sue bellezze femminili che sembrano tratteggiate dalla mano
di Goya.
E' stata veramente una bella serata, Carmen mi ha fatto un bel regalo che spero
di aver contraccambiato.
Ma la mattina dopo me ne vado all'alba quatton quattoni
per evitare saluti, proposte di continuazione viaggio in comune, scambi di
indirizzi e promesse di improbabili incontri futuri. Tutte fesserie partorite
dal romanticismo dei luoghi.
Andrò a fare campo nelle gole di Tin Eggoleh dove
c'è una bella grotta istoriata dove non entra mai il sole e dove i colori delle
pitture si sono conservati meglio che altrove. Poi tornerò indietro e
proseguirò verso il Tan Ahaggar.
Oppure passerò per Abourak.
Sto cercando altri posti dai quali si possa osservare la terra che ruota attorno
al sole.
Ma forse questa è una scusa.
Forse sto cercando di prolungare all'infinito un viaggio che dovrà comunque
finire.
Vedremo...
Palladium
Scarpe con la tomaia in tela alta fino ai malleoli e la suola in gomma
scolpita. Molto adoperate dai francesi in Algeria fin quando ci sono rimasti. Se
ne possono trovare di nuove in qualche botteguccia o abbandonate perchè vecchie
un po' dovunque. Oggi sono tornate di moda e se ne trovano a caro prezzo nei
negozi specializzati in calzature da discoteca.
Taourirt Tan Afella
E' la montagna viola di In Ecker, quella che i francesi hanno
sforacchiato come un gruviera per i loro esperimenti atomici. Tutta la zona è
ancora (in Algeria le classificazioni sono eterne...) zona militare e resti di
reticolati ne attestano l'autenticità. E' proibito transitare nelle strade di
servizio che portano alle varie entrate nella montagna (per la maggior parte
fatte esplodere con la dinamite), ma in genere non succede nulla di grave se
qualcuno vi pesca lì dentro e voi sapete farci con le persone in divisa. Vi si
trovano molti cilindri di carotaggio, resti di macchinari, scarpe sinistre
Palladium usate...
Hadriane
E' la montagna di Tam.
Colpo di selce
I piccoli attrezzi da lavoro e da caccia come punte di frecce,
raschiatoi, teste d'ascia e bulini, venivano ricavati dai nostri antenati per
scelta dalla frantumazione di un blocco di selce.
Con colpi ben assestati (forza e punto di percussione giusti) con un blocco di
selce dalla forma appropriata se ne frantumava un altro ottenendo una quantità
di schegge dalle forme e dalle dimensioni diverse, ma tutte caratterizzate dal
cosiddetto "bulbo di percussione", ovvero un tipico rigonfiamento su
una delle due facce che ne caratterizzava l'origine, facendo distinguere i
sassolini naturali da quelli opera dell'uomo.
Tra tutte queste schegge l'uomo sceglieva quelle migliori che poi rifiniva con
un altro attrezzo in pietra conferendo loro l'affilatura a suon di piccoli
colpettini su quella che sarebbe diventata la "lama".
Con buoni muscoli e tanta abilità il procedimento è riproducibile, ma non il
prodotto finale. Infatti il bulbo di percussione e i colpi di lavorazione della
lama non hanno il colore che migliaia di anni hanno conferito ai prodotti
originali.
Foutes
Per questo oued passa la pista classica per lo Youf. Vedi tappa precedente.
Addax
E' uno dei tre tipi di antilope del Sahara algerino. Le altre due sono l'Orice
e la Dama. L'Addax è di taglia media, con le corna lunghe e ondulate. E' stata
la specie più cacciata ed è in via d'estinzione. L'Orice ha il mantello bianco
o fulvo e le lunghe corna ricurve all'indietro in una bella arcata; questa
specie è pressochè estinta. La Dama è di taglia grande ed ha il mantello
bianco; le corna sono corte ed ondulate. Anche questa è molto rara. Ultimo
animale cornuto del Sahara è il Muflone delle rocce, tipico dal pelo lungo e
dalle grandi corna aperte e ricurve. Poichè è un eccellente arrampicatore
frequenta luoghi difficilmente accessibili all'uomo. Nonostante tutti questi
animali siano pressochè estinti, ancora ci sono agenzie (io ne conosco una,
italiana) che organizzano tour nel deserto con caccia all'antilope. La caccia è
formalmente vietata dalle autorità algerine così come il possesso di qualunque
tipo di arma da fuoco, ma guide senza scrupoli nascondono i loro fucili nei
posti giusti per accontentare gli stupidi clienti che si trascinano appresso.
Grafin
Manca la dieresi sulla "a" ed è il femminile di "Graf",
in tedesco "Conte". Ogni volta che leggo una poesia o una lettera di
Rimbaud ricordo con simpatia quella giovane donna dai modi gentili, quasi
nobili, come una "contessa".
Rimbaud
Arthur. Non vi dò alcuna informazione in proposito perchè non
posso neanche supporre che non conosciate a dovere questo grande poeta.
Goya
Francisco Josè. Pittore ed incisore spagnolo del '700 famoso per le sue
Maya. Una vestita e l'altra no.
Tin Eggoleh
Grandiosa zona rocciosa a NordEst dello Youf. Sul versante Ovest c'è
una guelta che dà (dava...) spesso acqua e che segnala l'ingresso nelle gole
omonime.
Abourak
Assieme al Mont Du Metal è una delle due grandi "balises"
naturali del fuori pista verso i Monts Gautier a poca distanza dalla linea di
frontiera. Zona pericolosa che sconsiglio vivamente di frequentare con vetture
appetitose e piene di ogni ben di dio. Qual'è una vettura appetitosa ?
Qualunque fuoristrada con targa europea...