NELL'OCEANO SOLIDO - LA NAVIGAZIONE
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NAVIGAZIONE A BUSSOLA
Vi descrivo una procedura semplificata che fa a meno del GPS e che richiede appunto solo bussola e carte (il tripcomputer non è indispensabile) e che si può adottare solo su pista. Questa procedura, più difficile da spiegare che da mettere in pratica, richiede un minimo di esperienza, un discreta capacità di sintesi e un buon affiatamento tra pilota e navigatore ed è quella che permette la marcia più veloce.
Se vi trovate su una pista di tipo "C" (su piste "B" non occorre in genere nulla) ed avete a disposizione la segnaletica, anche incompleta, ed il tracciato topografico della pista principale o pista base, il problema che dovete risolvere è quello di sapere su quali varianti della pista base state viaggiando e conoscere in ogni momento la vostra posizione rispetto ad essa. Le varianti ad una pista di reg possono essere decine o centinaia con tracciati che si distaccano da quello principale tanto più quanto esse sono scorrevoli, e questo perchè nel corso degli anni il traffico, specie quello pesante, corrompe gravemente il fondo della pista base sulla quale compare una tole onduleé sempre più marcata ed insopportabile. Di conseguenza vengono aperte in continuazione varianti, varianti delle varianti, alle volte con sviluppi stravaganti alla ricerca della massima scorrevolezza.
Quando vi trovate all’inizio della pista dovete accertarvi che questo inizio sia effettivamente quello indicato sulla carta, cosa banale quando si proviene dall’asfalto, assai meno quando ci si immette da un’altra pista. Questo caposaldo va individuato sulla carta a vista, con l’individuazione di una segnalazione (cartello, balise, rediem, portale, borne, bidone etc); mancando questa possibilità dovete dubitare di trovarvi all’inizio del tracciato base di una pista segnalata e pensare invece trattarsi di una sua variante. In questo caso è necessario effettuare un rilevamento trigonometrico, meglio due, su punti notevoli e riportare sulla carta il punto di stazionamento ed inizio della variante. Se neanche ci vi è possibile per mancanza di punti di riferimento certi, cosa tutt’altro che rara nel reg, dovete prendere atto del fatto che siete a tutti gli effetti fuori pista, con problemi e metodologie diverse e riferirvi a queste.
Supponendo che l’inizio della pista sia univocamente individuato e riportato sulla carta, avete a disposizione la vostra rotta teorica costituita dal tracciato della pista base, il quale può essere considerato come composto da tanti segmenti rettilinei, o tratte, di cui conoscete la lunghezza (curvimetro) e la deviazione rispetto al Nord geografico (rapportatore). Affrontando la prima di queste tratte, la vostra rotta assumerà una deriva dovuta alla ricerca dei passaggi migliori, deriva che muta in continuazione e che può avere valore sempre negativo, sempre positivo o alternativamente tutti e due. Il compito del navigatore è quello di tenere sotto controllo la bussola di rotta e il tripcomputer, rilevando dalla prima la deriva, il suo segno ed il suo valore medio, e dal secondo la lunghezza della tratta.
Quando l’indicazione del tripcomputer è prossima alla mèta per una misura inferiore di circa il 20%, il navigatore comincerà a cercare di individuare un punto di riferimento noto stabilito in precedenza in prossimità del termine della tratta stessa e ne continuerà la ricerca anche oltre, sinchè il tripcomputer non indicherà un valore superiore al massimo del 20%. In questo intervallo, più/meno 20%, il navigatore deve individuare a vista il caposaldo, stimare la posizione della vettura sempre a vista e riportarla sulla carta insieme all’ora, azzerare il parziale del tripmaster e decidere se continuare la marcia affrontando la seconda tratta con la deriva in corso o se ridurla per motivi di sicurezza.
Se il caposaldo non viene individuato nell’intervallo stabilito, bisogna arrestate la marcia e valutare la situazione stabilendo se, per motivi di sicurezza, sia il caso di annullare la deriva e di rientrare nella pista segnalata. In questo caso azzerate il parziale del tripcomputer e seguite una rotta ortogonale alla pista principale, ignorando del tutto in questa fase eventuali deviazioni suggerite dal terreno o da tracce di qualsiasi tipo, sino al suo raggiungimento. Se non avete commesso la leggerezza imperdonabile e fatale di dimenticare da quale parte della pista vi trovate (segno della deriva), la mèta non è mai lontana e sarete sempre in grado, raggiuntala, di individuare il caposaldo, il nuovo punto di stazionamento e di riportarlo in mappa sul tracciato della pista a occhio o con triangolazione.
A questo punto avrete sulla
carta i punti di partenza, arresto marcia e di stazionamento finale. Li
unirete con tratti di matita tenendo eventualmente conto di altri punti
notevoli individuati durante la marcia e vi indicherete accanto i valori
chilometrici e orari. Azzerato nuovamente il parziale del tripcomputer
partirete per affrontare la seconda tratta e così via; man mano sulla
carta topografica si delineerà, accanto al tracciato della pista base, il
tracciato effettivamente seguito con i valori di lunghezza, i tempi
necessari a percorrerlo e quanto altro non indicato ma rilevato con
certezza. Tutte le osservazioni relative alla marcia le annoterete sul
libro di bordo in ordine cronologico con l’indicazione dell’ora, nello
spazio riservato alla tappa giornaliera.
Fin qui la teoria.
In pratica questo sistema
di navigazione, se applicato dall’inizio alla fine di una pista,
rallenterebbe molto la marcia e risulterebbe poco utile. Inoltre, se è di
facile applicazione in "mare aperto", è scarsamente o per nulla
utilizzabile quando la pista segue per centinaia di chilometri letti di
ouidian che si intersecano in un labirinto infernale, quando si
attraversano i grandi sistemi di dune, tra le montagne. Per questa ed
altre ragioni, ma principalmente per la continua necessità di prendere
decisioni istantanee che si ha durante la marcia, la navigazione come
sopra descritta viene utilizzata solo su piste che potrebbero presentare
problemi o su tratti di esse.
NAVIGAZIONE SATELLITARE
E’ la metodologia adottata nei fuori pista. Con il termine "fuori pista" intendo, genericamente, la marcia al di fuori di piste segnalate e soggette a manutenzione periodica, il che non significa essere necessariamente fuori da una pista qualunque. Tralasciando situazioni di falso fuoripista (tracce) e di fuoripista in cui è possibile la navigazione a vista grazie ad una favorevole conformazione geografica, ad esempio seguendo lunghe falesie, letti di ouidian, costeggiando grandi erg etc., affrontiamo insieme la navigazione in "mare aperto" strumentale, in regioni ove nessun elemento morfologico è in grado di permettervi di localizzare la vostra posizione sulla carta con un’approssimazione sufficiente.
Il tracciamento di un
percorso fuori pista presuppone un lavoro preparatorio da eseguire a casa
vostra a tavolino.
Usando le carte al 500.000
individuate a grandi linee il tracciato che avete in mente, evidenziatelo
su un foglio di acetato ed appendete il "sandwich" di fronte a
voi sul tavolo di lavoro. Passate quindi ai fogli al 200.000, sui quali
studierete la fattibilità del percorso in base alle caratteristiche
topografiche dei luoghi da attraversare. Dopo aver lavorato anche in
questa fase su acetato, passate alle carte e riportatevi sopra con una
matita morbida l’intero tracciato che, per il momento, è solo teorico.
Quindi individuate lungo di esso una serie di punti notevoli per
conformazione, altezza o altro ed opportunamente intervallati, punti che
marcherete sempre a matita segnandovi accanto i dati geografici
(latitudine e longitudine) calcolati col programmino in Basic. Per evitare
di impazzire sul campo di battaglia con calcoli sbagliati, controllate due
o tre volte le posizioni geografiche di tutti i caposaldi con il computer
e verificate che i dati siano in linea di massima congrui con i meridiani
e i paralleli di riferimento delle carte.
In base a questo lavoro
compilate un "Road Book" dove riporterete tutte le sequenze e
tutti i dati del vostro itinerario che dovrete verificare sul campo. Una
volta completate tutte queste noiose ma indispensabili operazioni
preparatorie potrete affidarvi con tranquillità e con la massima
semplicità operativa al vostro GPS.
E passiamo al deserto.
Se i vostri caposaldi sono,
in sequenza, A,B,C,D,....,etc. impostate sul GPS i dati geografici di
"A" (waypoint A) ottenendo in pochi secondi la prua per A in
funzione della vostra posizione iniziale "I". Mentre il pilota
segue la rotta a bussola, il navigatore otterrà in tempo reale dal GPS i
dati di controllo della rotta stessa e cioè la deriva, i tempi, le
distanze, le velocità. Man mano il GPS indicherà una distanza residua
sempre minore finchè, in prossimità dello zero, dovrete cercare a vista
il caposaldo "A". Se non avete commesso errori nel calcolo della
sua posizione e se la carta non contiene errori in quella zona, il vostro
caposaldo deve essere in una circonferenza di raggio uguale alla distanza
residua indicata dal GPS. Raggiunto "A" impostate il successivo
waypoint "B" (o memorizzateli tutti all’inizio se il vostro
apparecchio lo permette) e così via sino alla mèta, riportando con
precisione:
sulla carta il percorso man mano seguito dalle ruote della vostra vettura in funzione delle possibilità offerte dal terreno;
sul road book i dati reali rilevati dal GPS e dal tripcomputer (o dal contachilometri).
Se un caposaldo dovesse
mancare all’appello ed il calcolo della sua posizione fosse, fuori di
ogni dubbio, esatto, a meno di non aver a che fare con errori del GPS
(improbabili), dovrete pensare di trovarvi di fronte ad un errore della
carta (possibile).
Che fare ? Impostare il
waypoint successivo e continuare la marcia sarebbe discutibile in quanto
tutta la zona potrebbe essere affetta da rilevamenti topografici errati. L’unica
certezza è costituita dall’esistenza del caposaldo precedente, al quale
dovrete far riferimento per ogni decisione in merito, decisione che non vi
posso suggerire in questa sede. In ogni caso segnate sulla carta la vostra
posizione, latitudine e longitudine, e, qualunque sia la direzione che
prenderete, continuate a segnare sulla carta punti geografici almeno ogni
5 km. sino a quando non individuerete con certezza un nuovo caposaldo. Il
navigatore dovrà lavorare sodo, compilando con continuità il libro di
bordo e tenendo d’occhio tutti i dati sulla navigazione, incluso un
controllo rigoroso del consumo di carburante e delle scorte residue,
mentre il pilota dovrà impegnarsi al massimo per evitare danni anche
minimi alla vettura.
MACRO E MICRO ORIENTAMENTO
Quanto detto sin’ora
presuppone che voi siate sempre in grado di elaborare automaticamente ed
in tempo reale una sintesi degli elementi a vostra disposizione che vi
permetta di avere cognizione continua della vostra posizione generica su
grandi estensioni. Dall’inizio alla fine del vostro viaggio ogni
elaborazione deve essere CONGRUENTE con la pozione che LOGICAMENTE DOVETE
AVERE.
Non accanitevi in calcoli
minuziosi su un fazzoletto di cento chilometri quadrati per poi scoprire
che vi siete persi su un’area di centomila !
Il macro orientamento è
una scacchiera composta da tante caselle di micro orientamento tutte
uguali che si distinguono solo per la posizione che occupano su di essa.
IL SOLE
Poche parole per ricordarvi che la vostra rotta deve essere SEMPRE CONGRUENTE con la posizione del SOLE, che avete costantemente sotto controllo osservando l’ombra della vostra vettura. E’ inutile dar ascolto alla bussola o al GPS se la vostra prua è NE e alle 4 del pomeriggio l’ombra della vettura è a sinistra. State correndo in direzione opposta ! Il Sole non sta andando per i fatti suoi, ma forse i vostri strumenti "danno i numeri" o il vostro cervello ha fatto "tilt".
Vi ho parlato in questi paragrafi di carte, di strumenti, molti dei quali elettronici, di sistemi di calcolo, di metodi operativi.
TENETE PRESENTE che non imparerete a servirvi con profitto e con sicurezza di tutto ciò in poco tempo e direttamente al momento del bisogno.
RIFLETTETE sul fatto che non solo questi strumenti, ma qualunque strumento, anche il più costoso che possiate procurarvi, non può essere considerato affidabile ed esente da guasti improvisi al 100%.
CONCLUDETE che non potete affidare ciecamente la vostra vita e quella del vostro compagno alla vostra attrezzatura se non siete sicuramente in grado di poter far fronte a qualsiasi sua improvvisa défaillance, temporanea o definitiva che sia.
I LIBRI
Argomento dolente, in generale, per la pessima qualità della gran parte delle pubblicazioni, per la rapida obsolescenza delle informazioni in esse contenute, per la poca serietà con la quale persone che sono state in vacanza per un paio di volte nello stesso posto decidono di scriverne "la guida".
Si parlava dell’obsolescenza delle informazioni. Ahimè è proprio così e non ci si può far nulla. Infatti, per ragioni strettamente commerciali, una nuova edizione riveduta, corretta e aggiornata dall’autore deve sottostare alle esigenze di profitto dell’editore, che è l’unico a decidere in merito, anzi a "non decidere", dato che non si parla mai di nuove edizioni ma sempre di ristampe. Per questa ragione le informazioni pratiche contenute nelle guide, specie quelle riguardanti le piste, hanno un valore relativo e vi metto in guardia dal servirvene ciecamente.
GLI UOMINI
Non si può parlare di viaggi nel deserto senza parlare di loro. Su molte piste dove si avrebbero seri problemi, il loro utilizzo è reso obbligatorio dalla legge e le multe per i trasgressori, se colti in fallo, non sono uno scherzo. La presenza a bordo di una guida è in certe occasioni oltre che obbligatoria anche necessaria. Ad esempio nella traversata dei grandi sistemi di dune dove se non si conoscono bene tutti i passaggi migliori in quel mese di quell’anno, che spesso non sono affatto quelli segnalati, si corre il rischio di insabbiarsi ogni dieci metri e di rimanere senza carburante a forza di inutili deviazioni. Oppure, semplicemente e saggiamente, quando non ci si sente all’altezza della situazione.
Da Agadéz a Bilma via
albero del Ténéré la pista è segnalata, pas de problémes, tutti ci
riescono, ma la guida quanti insabbiamenti fa risparmiare !
E poi è obbligatorio averla a bordo.
Da Silet ad In Ziza non è uno scherzo aver le idee chiare; siete certi
della vostra preparazione ? Nel dubbio non è meglio affidarsi, anche se
non obbligatorio, ad una persona di provata esperienza ?
Solo un appunto ancora.
La guida deve essere
patentata e consigliata, per quel determinato itinerario, dall’Ufficio
del Turismo o dalla Polizia. Se vi viene affidata da un’agenzia esigete
che vi mostri la patente. State alla larga, nel modo più assoluto, dai
praticoni o peggio dagli imbroglioni che vi agganciano. Sono degli
incoscienti pronti a morire con voi per un passaggio gratuito e per la
possibilità di spillarvi un po’ di quattrini e di sigarette.
LA SEGNALETICA
Ecco le principali forme
sotto cui si presenta la segnaletica nel Sahara. Sappiate che la loro
identificazione visiva è, in lontananza, fortemente subordinata al
possesso di una vista "sahariana" e all’esperienza. Anche
utilizzando il binocolo.
Attenzione inoltre a non
riporre troppa fiducia nella sua continuità. Una segnaletica invitante e
regolare per i primi cento chilometri può tranquillamente ed
improvvisamente svanire nel nulla per riprendere magari a cinquanta
chilometri dal termine della pista.
ANTENNA SOLARE
Solo sulla Bidon Cinq; antenne metalliche alte alcuni metri piantate
su grande base di cemento con in cima cellula solare e lampada che
dovrebbe illuminarsi di notte. Non ne funziona nemmeno una. Frequenza
esatta di cinque chilometri, alcune sono state abbattute.
BALISE
Canna metallica, a sezione triangolare o quadrata più o meno ampia,
alta circa due metri e mezzo situata sulla pista; può riportare un’indicazione
chilometrica e/o di direzione. Con base poco stabile, viene spesso
abbattuta dal vento divenendo invisibile sino a pochi metri di
distanza. Frequenza discretamente regolare da cinquecento metri a
cinque chilometri.
BIDONE
Fusto vuoto da duecento litri, contenente in origine olio, riempito di
sabbia. Molto stabile dato il suo peso, non ha frequenza regolare.
BORDJ
O fortino, è quasi sempre in prossimità di importanti diramazioni.
Covo di scorpioni e di serpentelli, non offre nessun riparo dal sole e
quasi mai un pozzo attivo.
BORNE
Muro in terra alto fino ad alcuni metri, oggi in disuso data la
difficoltà della sua manutenzione. Visibile da grande distanza è
come il Rediem un punto noto e porta scritte direzioni e chilometraggi
oltre ad un gran numero di graffiti vari....Quasi tutti i Borne sono
oggi in rovina.
COPERTONE
Grande copertura di semirimorchio, usato come il bidone. Molto diffusi
tagliati a metà e collocati come portoncini, singolarmente, in
coppia, impilati.
OGGETTO ISOLATO
Può trattarsi di un blocco motore, una cassa vuota, una lamiera, un
mucchietto di scatolette arrugginite. L’esperienza e l’occhio
fanno distinguere l’oggetto isolato che indica una variante al
camionista che ce l’ha lasciato da quello che si trova lì
assolutamente per caso.
OMETTO
Piccola piramide di sassi ai lati della pista di dimensioni variabili
da uno o due sassetti a belle piramidi alte anche mezzo metro. E’ la
forma di segnalazione più diffusa perchè realizzabile senza
materiale, ma è soggetta alle ingiurie del tempo che la disfà. Gli
ometti vecchi vanno saputi distinguere dai mucchi di sassi naturali.
Frequenza irregolare da qualche metro a qualche chilometro.
PARACARRO
Più frequente nel Mali, è un blocchetto di cemento alto una trentina
di centimetri e poco visibile; può portare indicate destinazione e
chilometraggio. In Algeria, anche se rararmente, ci si imbatte in
quelli piantati dai geografi che si sono occupati dei rilevamenti.
Attenzione, questi blocchetti non indicano alcuna pista !
PORTALE
Coppia di ometti molto grandi ed alti, fino a due metri, che indicano
l’inizio o il passaggio obbligato di una pista. Assai rari ma assai
rassicuranti quando si incontrano. Talvolta, e questo vale anche per i
Rediem, segnalano una pista vecchia di decenni ed ormai abbandonata
perchè non più praticabile.
REDIEM
Grossa piramide di sassi o di terra situata solitamente su un’altura
ma quasi sempre fuori del tracciato diretto della pista. Con frequenza
di molti chilometri, anche decine, è visibile da grande distanza e
costituisce un punto di riferimento stabile nel tempo.
LE TRACCE
Abbandoniamo ora la
razionalità e diamo spazio al cosiddetto "fiuto".
Non sghignazzate pensando al "Manuale delle Giovani Marmotte" !
La prima volta che vi smarrirete in un inferno di tracce che vanno in ogni
direzione o che muoiono nel nulla desidererete tanto capirci qualche cosa.
Non è assolutamente possibile classificare i tipi di tracce e i metodi
per valutarle se non in modo molto generico e di scarsa utilità pratica.
L’esperienza è, mai come in questo caso, determinante. Ciò nonostante
proverò a descriverne alcuni dei tipi più caratteristici.
TRACCE DI TRAFFICO
MISTO CONTINUO
Sono assolutamente affidabili. Formano una pista larga da un paio di
metri ad alcune centinaia e l’impronta del battistrada non è
distinguibile. Sono caratterizzate da tole onduleé e/o fech in
continuazione.
TRACCE DI FUORISTRADA
Sono spesso insidiose. Talvolta, dopo averle seguite per decine di
chilometri, fanno un ampio cerchio e tornano indietro. Gli autori
avrebbero dovuto lasciare un cartello "non seguiteci, ci siamo
persi !". Attenzione ai fasci di tracce lasciate dalle corse
automobilistiche; sono pericolosissimi.
TRACCE ISOLATE DI
GRANDE VEICOLO
Sono in genere quelle dei semirimorchi (ruote grandi accoppiate) e
possono essere considerate affidabili perchè i camionisti sanno
sempre, o quasi sempre, dove vanno. Ma attenzione alle tracce
seguenti.
TRACCE DI PROSPEZIONE
GEOLOGICA
Sono tracce di grandi veicoli ma non portano in nessun posto se non in
luoghi dove si son fatte, chissà quando, delle ricerche minerarie. E’
pericolosissimo seguirle confondendole con le tracce del traffico
commerciale. Ci si può smarrire e morire ! Si tratta in genere di
tracce anziane.
TRACCE DI MOTO
Sono sempre o multiple o, se singole, accoppiate a quelle di uno o
più fuoristrada. Facilissime da individuare, aiutano a seguire quelle
delle vetture del convoglio cui appartengono. Si tratta esclusivamente
di turisti, che non è detto sappiano dove stanno andando....
TRACCE DI CAMMELLO
Tracce man mano sempre più pesanti e convergenti da molte direzioni
che indicano senza ombra di dubbio la direzione in cui trovare un
pozzo, ma attenzione ! Non è detto che questo pozzo sia attivo o con
acqua potabile.
ETA’ DELLE TRACCE
Si evince dall’osservazione dell’impronta del battistrada. E’
una capacità che acquisterete abbastanza facilmente con qualche
migliaio di chilometri di piste. I bordi della scolpitura, la sua
profondità, la posa o meno di detriti sulla traccia, indicano la sua
età. E’ raro ma alcune zone di estensione limitata godono dell’assenza
di vento pressochè eterna e lì eventuali tracce anziane possono
sembrare stampate il giorno precedente.
Terminando questo capitolo voglio dirvi che il sapersi orientare e il saper navigare, pur costituendo un elemento di sicurezza e contribuendo alla comprensione degli spostamenti nel deserto, non costituiscono una patente di accesso in zone pericolose e non mettono al riparo dai grandi rischi che tale attività comporta. Ogni anno diverse persone scompaiono nel Sahara o vengono ritrovate morte, anche locali che dovrebbero conoscere il deserto meglio dei turisti, per imprudenza, inesperienza, supponenza di sè, insufficienza di equipaggiamenti, inaffidabilità delle vetture.
Quando il livello di difficoltà ha raggiunto la categoria "C" il complesso uomo-vettura-equipaggiamento deve essere a posto e all’altezza della situazione.