IL DESERTO
IN MOTOCICLETTA
DI

PAOLO TURCI
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LA SCELTA DI VIAGGIARE IN MOTO
A volte si sceglie il mezzo di trasporto per compiere
un itinerario semplicemente in ragione delle convenienze del caso.
Se per un normale viaggio stradale la scelta della moto come mezzo di
trasporto può avere un certo grado di equivalenza con altre opzioni,
certamente così non può essere per un viaggio nel deserto.
Tale peculiarità non è unicamente riconducibile all’ovvia circostanza per cui il motociclista non è solo "portato" dal proprio mezzo, ma "guida con il corpo", è sempre fisicamente esposto all’ambiente circostante senza alcun guscio protettivo, e quindi può godere di contatto più diretto e meno mediato con il territorio che attraversa.
Contano invece a mio avviso soprattutto altri due elementi.
Il primo è rappresentato dal fatto che un viaggio nel deserto costituisce una "maratona" di guida fuoristradistica che in moto, più che in auto, comporta, indipendentemente dalla velocità dell’andatura, un impegno di tipo "sportivo".
Il secondo, più importante, è legato alla esiguità dei bagagli trasportabili che costringe alla massima "essenzialità". Ciò significa non solo meno generi di "comfort" (a cominciare dalle attrezzature per il bivacco), ma anche meno "paracadute" tecnici per gli imprevisti che dovessero capitare in corso di viaggio. Il motociclista dovrà quindi maggiormente sviluppare le proprie capacità di autosufficienza e la propria disponibilità ad entrare in simbiosi con i luoghi attraversati.
Conseguentemente la scelta della moto aggiunge sempre alle altre diverse motivazioni del viaggio un maggiore senso di "impresa", un senso di misura delle proprie capacità che può essere per molti ragione di entusiasmo, ma che dovrà anche, giustamente, "preoccupare".
Una ultima considerazione: il motociclista anche quando è in gruppo viaggia sempre "solo", nel senso che durante la guida non ha passeggeri con cui dialogare. Credo che tale condizione sia importante per aiutare a sentire il "silenzio" del deserto.
Il viaggio in moto non lo si può mai scegliere "per caso".
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IL MOTOCICLISTA |
LA PREPARAZIONE DEL MOTOCICLISTA
Un "viaggio in moto" è, in senso generico,
operazione abbordabile per tutti i motociclisti.
Peraltro il viaggio in moto nel deserto, oltre ad essere per i motivi
sopra indicati radicalmente differente da viaggi nel deserto affrontati
con altri mezzi di trasporto, è anche diversissimo da tutti gli altri
viaggi in moto.
Non è semplice spiegare le ragioni di tale "diversità", che pure viene chiaramente avvertita dalla maggior parte delle persone che sperimentano la moto nel deserto.
Di certo essa non si può esaurire né nelle difficoltà di guida, che probabilmente sono minori di quanto si possa comunemente pensare, né in eventuali particolari "motivazioni" del motociclista. Anzi le motivazioni del motociclista, pur potendo essendo molto diverse tra loro, in genere non sono dissimili da quelle degli altri viaggiatori: c’è infatti chi parte solo per la curiosità di vedere posti nuovi e chi vuole "ritrovarsi" estraniandosi dal quotidiano, c’è chi ama semplicemente la guida fuoristrada e chi vuole mettersi alla prova in una impresa "difficile", c’è chi pensa ad una vacanza come le altre e chi è alla ricerca di reperti neolitici, e così via.
Il punto è che il deserto, oltre ad essere "immenso", è "scomodo" e "faticoso". Per il viaggiatore tali termini possono anche incrociarsi tra loro, e quindi il deserto diventare "immensamente scomodo" ed "immensamente faticoso".
La moto "media" queste scomodità e queste fatiche meno di ogni altro mezzo di trasporto. Quindi solo se si è psicologicamente predisposti ad accettare l’ambiente che si attraversa (in un certo senso, solo se lo si "ama") si riuscirà a trovare la voglia di continuare a viaggiare. Se invece si percepirà il deserto unicamente come ambiente "ostile" da cui difendersi, scomodità e fatica trasformeranno subito il viaggio in "compito" da cui liberarsi il prima possibile.
Per esemplificare, il viaggiatore abbiente potrebbe comunque "comprarsi" il proprio viaggio acquistando autisti, meccanici, organizzazioni, elicotteri e quant’altro atto a introdurre comfort nel viaggio, e vivere comunque la propria esperienza nel deserto. Al motociclista abbiente la migliore moto potrebbe invece non bastare.
La "fragilità" del motociclista che, ripeto, è "esposto" al contatto diretto con il terreno e non può trasportare appresso che parte limitata della attrezzature logistiche teoricamente consigliabili rende poi ancora più determinante un’altra considerazione per me fondamentale: nel deserto si è sempre, o si dovrebbe sempre essere, "ospiti" e mai "padroni".
L’umiltà di approccio mentale è la chiave per superare i molti errori che si faranno, oltre che per stringere eventuali accettabili rapporti con chi nel deserto ci vive.
Le sopra riportate riflessioni, condivise o meno,
difficilmente potranno essere di aiuto a chi fosse in dubbio se partire
per un viaggio in moto nel deserto, giacché esse in un certo senso
presuppongono il "trovarsi già là".
In effetti solo una prima esperienza potrà chiarire le idee.
In via preventiva non si potrà far altro che ricorrere
ad un esame di coscienza sulle proprie più o meno alte capacità di auto
organizzazione logistica (nel viaggio bisogna saper gestire se stessi ed
il proprio mezzo per molti giorni, e sarebbe un pessima partenza affidarsi
totalmente all’amico o all’organizzatore che promettono di pensare a
tutto ...), di capacità di soffrire per il proprio scopo (ripeto, il
deserto è scomodo e faticoso), di capacità di ascoltare il
"silenzio" (c’è chi si smarrisce solo a porsi in contatto con
un ambiente che nega ogni riferimento abituale) e di adattarsi alla
realtà locale (nel deserto è difficile che arrivi del tutto la
"campana di vetro" garantita dai villaggi vacanza dei luoghi
esotici).
In ogni caso non preoccupatevi esageratamente: se sentite voglia di
partire in moto, dovete partire in moto.
La preparazione, oltre che psicologica, è ovviamente anche pratica.
Tralascio le note generali che potrebbero essere valide per ogni viaggiatore, ed osservo specificatamente per il motociclista quanto segue:
Preparazione fisica:
Altro esame di coscienza.
Come sempre, chi ha più "tecnica" fatica di meno.
Il fuoristradista esperto, anche a livello amatoriale, non ha bisogno di particolare preparazione, salvo la verifica della capacità di "stare in moto" per 7/8 ore al giorno.
Il neofita, invece, dovrà provvedere altrimenti. Di solito avrà la tendenza ad aggrapparsi con forza al manubrio sulla sabbia ed a stare in piedi sulle pedane meno del necessario. In tal caso andranno facilmente in crisi gli avambracci e la zona lombare. Se possibile dovrà quindi sopperire con qualche mese di palestra curando molto gli addominali, i piegamenti sulle braccia ed, ovviamente, la corsa.
Preparazione tecnica:
C’è chi ha imparato a guidare in moto fuoristrada direttamente in nord Africa.
Tutto è possibile, ma ciò non è particolarmente consigliabile.
Al fuoristradista medio non occorre alcun consiglio particolare. Gli altri contattino qualche motoclub della propria zona per fare un po’ di esperienza, tenendo presente che non occorre saper salire mulattiere impossibili, bastando semplicemente saper "tenere la moto" in sterrati scorrevoli, anche se, eventualmente, molto "rotti".
Per fare pratica alla guida su sabbia c’è poco da fare: anche quella dei nostri fiumi è molto diversa da quella del deserto e si dovrà quindi necessariamente fare esperienza in loco.
Fondamentale, invece, è la conoscenza del proprio mezzo ed una certa pratica "meccanica".
Prima di partire occorre come minimo esercitarsi personalmente alla sostituzione dell’olio motore, dei filtri aria ed olio e di tutta la cavetteria della moto, oltre a sperimentare l’aggiustamento di tutte le regolazioni di cui questa è datata, ed in particolare della cavetteria e delle sospensioni. Ciò naturalmente implica pratica nello smontaggio di tutte le sovrastrutture come serbatoio, sella e quant’altro necessario per arrivare a tali elementi.
Inoltre occorre saper chiudere una falsamaglia della catena e pulire vaschetta e getti del carburatore Per quest’ultima operazione, a differenza delle precedenti dove dovrebbe essere sufficiente seguire il manuale della moto, è però opportuno nei primi tentativi farsi aiutare da persona esperta onde evitare errori gravidi di conseguenze.
Il discorso più delicato è quello dei pneumatici, la cui sostituzione è certamente operazione più faticosa delle precedenti.
Statisticamente è quasi certo che almeno una foratura vi capiti.
In tal caso non vi sono alternative: dovete necessariamente saper smontare e rimontare il pneumatico con le sole tre leve "corte" e con la pompetta a mano che normalmente si portano nel marsupio. E’ infatti troppo rischioso affidarsi all’amico esperto che nel momento del bisogno potrebbe essere lontano, ed è improponibile sia affrontare lunghi tragitti con il pneumatici a terra, con il rischio di rompere lui od il cerchio e non poterli più sostituire, sia utilizzare le bombolette antiforatura buone solo sulle nostre strade.
Non è impossibile trovare da vulcanizzare in loco le camere bucate, ma è buona norma saper anche utilizzare le toppe degli appositi kit di riparazione.
Ultima ma fondamentale prescrizione: occorre reperire e conoscere il manuale di uso della moto e, se possibile, il manuale di officina.
Bagagli:
Chi dispone di mezzi di appoggio non avrà problemi: alle dotazioni base per ogni viaggiatore basterà aggiungere gli indumenti da moto. Tra questi è buona norma ricomprendere, oltre le usuali gomitiere e ginocchiere, anche una pettorina "leggera", utile per limitare i danni che possono essere causati dei sassi sparati dalle ruote di chi precede.
Gli altri dovranno necessariamente rinunciare a molte cose.
Per la trousse dei ferri usualmente si utilizzano gli appositi marsupi da legare in vita.
E’ comodo, ma non indispensabile, utilizzare un "camelback" sulla schiena per poter bere mentre si viaggia.
Accessori leggeri, come il sacco a pelo, possono essere messi su un portapacchi anteriore.
Tenda e bagagli pesanti (ricambi, acqua, razione alimentare) trovano normalmente posto su una borsa sul portapacchi posteriore.
Gli accessori da navigazione, carte e documenti, vanno nelle tasche della giacca.
Il resto, tra cui necessariamente la trousse dei medicinali e dell’igiene, un po’ biancheria di ricambio, una tuta e scarpe da ginnastica, e quant’altro si riuscirà a stivare del resto della attrezzatura "base" degli altri viaggiatori, andrà diviso tra la citata borsa posteriore ed, eventualmente, un piccolo zainetto.
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LA MOTOCICLETTA |
QUALE MOTO
Discutere di quale sia il modello migliore di moto è
particolarmente inutile.
La moto "migliore" ovviamente non esiste, potendosi al massimo
identificare, volta per volta, quale sia la moto più adatta per un
particolare modo di viaggiare nell’ambito di un particolare itinerario.
Del resto se state pensando di fare un viaggio nel deserto in moto
probabilmente ma non necessariamente sarete già motociclisti
da lunga data con sedimentati gusti e convinzioni in tema di marche e
modelli.
Ciò premesso, se non altro per completezza, è utile avviare il discorso
con una disamina dei più noti mezzi utilizzati od utilizzabili per il
vostro viaggio.
I Due Tempi
Raggruppo in una unica voce tutta la categoria delle moto da fuoristrada con motore a due tempi giacché, salvo sporadici casi di motociclisti votati a particolari "imprese" o che comunque possono contare sull’assistenza di mezzi di appoggio a quattro ruote, nessuno considera mai seriamente la possibilità di usare tali mezzi per viaggi nel deserto.
Ciò essenzialmente in quanto:
la moto a due tempi ha maggiori consumi, e ciò ne compromette inaccettabilmente l’autonomia;
il motore a due tempi è tradizionalmente meno affidabile e/o più bisognoso di interventi manutentivi nel caso venga utilizzato per lunghe percorrenze a regimi di rotazione costanti ed elevati, ossia nel normale tipo di utilizzo che si può riscontrare durante un viaggio nel deserto;
le moto a due tempi in produzione sono concepite per un uso di tipo enduristico, e quindi con erogazioni del motore e ciclistiche che privilegiano la brillantezza e la maneggevolezza a discapito della regolarità e della stabilità sul dritto.
Tanto dovrebbe bastare a scoraggiare ogni ripensamento in merito.
I Bicilindrici
Una percentuale, per la verità ridotta, di viaggiatori
ha usato ed usa moto bicilindriche.
Trattasi essenzialmente di BMW a motore boxer o di Honda Africa Twin e/o
Transalp. Più rare le presenze di Cagiva Elephant, Moto Guzzi NTX ,
Yamaha Supertenerè e Morini Kanguroo.
Le prime hanno guadagnato una certa reputazione di "navi del
deserto" in virtù di allori colti in ormai risalenti edizioni di
rally africani.
Tale fama non deve trarre in inganno.
A differenza ad esempio delle moto monociclindriche, le moto di questo genere preparate per le gare hanno poco in comune con i modelli base prodotti per la serie. Anzi, le moto bicilindriche di serie sono comunque modelli "stradalizzati" più difficili da convertire ad un uso severo di quanto lo siano analoghi modelli stradalizzati "monocilindrici".
Del resto è intuitivo come in un uso fuoristradistico i bicilindrici siano certamente svantaggiati rispetto ai "mono" sia per peso che per ingombri e consumi. Il vantaggio in termini di potenza non è poi particolarmente significativo per il viaggiatore che non deve far alcuna "gara", avendo i "mono" di una certa cilindrata cavalli più che a sufficienza per lo scopo loro richiesto. Tale vantaggio, del resto, non si traduce nemmeno in superiore affidabilità meccanica: queste moto sono più complesse, subiscono maggiori rotture nella ciclistica per il loro peso e sono anche più delicate in fatto di lubrificazione dato che i supporti dell’albero motore girano su bronzine anziché su cuscinetti a sfera come in tutti i "mono", ad eccezione del BMW F650.
Ciò premesso, tali moto, con preferenza a BMW ed Honda per maggiore affidabilità, sono sicuramente utilizzabili per un viaggio nel deserto, a patto di limitarsi a percorsi non troppo impegnativi se non si è particolarmente esperti nella loro guida in fuoristrada.
Gli "Enduro" classici
Per Enduro classici intendo i monocilindri "onoff"
semplici ed essenziali che negli anni ’80 hanno avuto grandissima
diffusione, fino a rappresentare quasi il 50% delle vendite e che oggi
comunque "sopravvivono" alle mutate inclinazioni del
motociclista medio.
La categoria è rappresentata essenzialmente dalla Yamaha XT vecchie
versioni e dalla Tenerè, dall’ Honda XL e dalle prime Honda Dominator,
Suzuki DR e Kawasaki KLR.
Le moto superstiti di tale generazione, debitamente revisionate nel motore ed aggiornate nelle sospensioni, possono ancora rendere il loro servizio così come hanno fatto per anni.
Scegliendo uno di detti mezzi certamente si sceglie la
soluzione più economica per il viaggio, ma non necessariamente la più
rischiosa (anche se con l’età del mezzo non possono non essere messi in
conto possibili problemi di affidabilità).
In ogni caso occorre rivolgersi alle versioni di almeno 600 cc. di
cilindrata, le uniche dotate della potenza minima indispensabile all’uso
richiesto.
Purtroppo l’evoluzione di tali moto ha premiato sempre più gli aspetti
"on" rispetto a quelli "off", creando la generazione
degli enduro stradalizzati.
Gli "Enduro" stradalizzati
Come sopra detto, sull’impianto dei vecchi
monocilindrici essenziali col tempo si sono innestati sempre maggiori
accessori destinati all’uso stradale, si sono sempre ridotte le
escursioni delle sospensioni e si sono sempre aumentati i pesi degli
impianti di scarico in ossequio alle necessarie normative volte al
contenimento di emissioni rumorose ed inquinanti.
Il risultato sono state moto con evidenti limiti di guidabilità su
percorsi fuoristradistici diversi dalle strade bianche, e quindi destinate
a "macinare" in poco tempo dette carrozzerie ed accessori
stradali se usate in modo più severo.
Tuttavia, con alcuni limiti, moto come le attuali Yamaha XT, Honda Dominator, Kawasaki KLR e Suzuki DR, ben possono essere considerate utilizzabili per viaggi nel deserto. Non così gli altri modelli ancora generalmente denominati "Enduro", tra cui anche il BMW F 650, che nulla ha a che vedere con la versione che ha vinto le ultime "Dakar".
Peraltro, anche se ormai pure nelle competizioni si sta diffondendo l’avviamento elettrico una volta disdegnato dai furistradisti "puri", se possibile usate un modello che conservi la pedivella per l’avviamento a pedale: sulla sabbia non si riuscirà mai a partire a spinta in caso di esaurimento delle piccole batterie di serie.
Gli "Enduro" specialistici
Dal punto di vista della guidabilità rappresentano la
soluzione assolutamente migliore ed hanno il vantaggio di avere reperibili
sul mercato accessori dedicati ed in particolare serbatoi
maggiorati per i viaggi nel deserto.
Difettano però di comfort sulle lunghe percorrenze e richiedono assidua
manutenzione.
Anche nella specializzazione esiste una gradualità.
Il modello più "soft" è sicuramente il Yamaha TT, che nell’ultima versione, ora assemblata in Italia, tende decisamente allo "stradale". Sono certamente meglio le vecchie versioni, ossia quelle con l’avviamento a pedale e raffreddate ad aria, che, semplici, essenziali e robustissime, hanno incarnato il prototipo della vera moto da deserto.
Più aggiornata in chiave fuoristradistica è l’Honda XR, di cui, assieme alla sempre valida versione tradizionale da 600 cc. raffreddata ad aria, è ora disponibile la nuova versione da 650 cc. raffreddata ad acqua con potenza molto maggiore. Anzi, per la particolare qualità del mezzo, anche la nuova versione da 400 cc, potente quasi quanto la meno recente unità da 600 cc, è perfettamente utilizzabile per un viaggio nel deserto.
Molto prestante, anche se meno sperimentata, è pure la Kawasaki KLX.
Tra tutti i produttori, KTM è quello che recentemente più ha puntato sull’offerta di mezzi da deserto già "pronti".
In effetti il costoso modello Rally, così come l’economico ma assai più povero modello "Adventure" sono perfettamente pronti per un viaggio nel deserto già così come usciti dal concessionario. Pure le versioni normali da 600 e da 400 cc., oggi disponibili anche con avviamento elettrico pur con pesi contenuti, sono utilizzabili, previo ovviamente l’installazione di serbatoi maggiorati.
Altre note marche produttrici di enduro "specialistiche" sono l’Husqvarna, la Husaberg e la Vor.
Tali moto, dalle grandi qualità fuoristradistiche, hanno il difetto di non avere alcuna pompa dell’olio e quindi di affidarsi per la lubrificazione ad un particolare sistema che sfrutta le pulsazioni della camera di manovella per spingere l’olio nei punti in cui serve. Detto sistema è certamente efficace per un utilizzo fuoristradistico "nostrano", ma molto meno per usi a regimi di rotazione elevati e costanti, come tipicamente accade nel deserto.
Tanto vero che per l’Husqvarna è stata proposta una modifica apposita per l’installazione aggiuntiva di una pompa dell’olio: l’affidabilità raggiunta non è però paragonabile alle più sperimentate Honda e KTM.
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LA PREPARAZIONE |
LA "MESSA A PUNTO" - LE MODIFICHE - LA STRUMENTAZIONE - I RICAMBI
Vecchio o nuovo, prestante o meno, il mezzo deve essere in ogni caso messo particolarmente a punto curando anche aspetti sovente sorvolati nel corso dei normali tagliandi:
Nello specifico è opportuno segnalare:
Ruote
Pneumatici
Salvo per moto poco potenti od il cui forcellone non accetti la misura 140/90, la soluzione universalmente più seguita è rappresentata dai Michelin Desert, che sono dotati di carcassa robustissima e tasselli in grado di durare molte migliaia di chilometri ad andatura "turistica". In alternativa possono andare bene gomme da enduro comunque "dure", come ad esempio il Michelin "Baja" o equivalenti.
Per il "viaggiatore" le "mousse" antiforature, da tutti usate nelle competizioni, non sono particolarmente consigliabili. Esse infatti sono molto costose, di difficile montaggio e smontaggio, e tendono a cuocersi rapidamente in caso di tragitti su asfalto a velocità appena sostenute. Viceversa è opportuno montare camere d’aria del tipo rinforzato.
Sospensioni
Leveraggi
Sterzo
Impianto elettrico
Carburatore
Punterie
Catena di distribuzione
Frizione
Trasmissione
Olio
LE MODIFICHE
Tralascio le modifiche per rendere migliori le prestazioni della moto, che esulano dallo scopo delle presenti note, ed indico invece:
Serbatoi:
Portapacchi:
Comfort: E’ un errore sottovalutarlo, dato che un viaggio nel deserto può non essere per nulle paragonabile alle usuali gite sugli sterrati "fuoriporta". Conseguentemente, ad esempio, molte selle "dure" degli enduro specialistici – adatte per usi agonistici si faranno certamente ricordare. Consiglio quindi di usare, se possibile, selle e manopole "morbide". Un particolare: se avete un KTM privo di albero di controequilibratura, ma con lo spazio nel carter predisposto per inserirlo, inseritelo. La modifica vale i soldi – non troppi – che costa.
Filtro aria:
Impianto elettrico:
Impianto di lubrificazione:
Paracoppa:
Paramani:
Specchio retrovisore:
Cavalletto:
Un solo strumento è assolutamente indispensabile, ed
è il contachilometri.
L’importanza dello strumento è però tale da meritare un sia pur breve
paragrafo a parte.
Senza contachilometri non si può capire quanta strada si è fatta e
quindi, probabilmente, dove si è e quanta autonomia si ha ancora.
Per lo scopo è sufficiente lo strumento meccanico di serie, ma potendo
non è una cattiva idea sostituirlo od abbinarlo ad uno elettronico.
Quelli dedicati l’ICO copre la grande maggioranza del
mercato sono ottimi ma costosi. Si possono utilizzare, risparmiando
molto, quelli per bicicletta.
La difficoltà maggiore è sempre quella di posizionare correttamente
sensore e cavo lungo la forcella, operazione cui è indispensabile
dedicare pazienza, inventiva e "prove", pena avere uno strumento
presto inservibile.
Anche il GPS è utile, ed ormai costa come un
contachilometri.
Attualmente i più usati sono i Garmin II e III che hanno dimensioni
compatte, e che, posizionati sul traversino del manubrio hanno dato prova di massima affidabilità.
I RICAMBI
Non si può portare tutto ciò che sarebbe
"utile", dato che nel caso si farebbe prima a partire con la
moto di scorta.
All’estremo opposto non ci si può limitare a "ciò che si sa
montare".
Nel deserto la necessità aguzza l’ingegno e spesso si raggiungo
soluzioni creative del tutto insperabili.
Anche la creatività, però, ha dei limiti e, ad esempio, nulla in genere
può di fronte a defaillance di natura elettronica.
Potendo, quindi, il primo ricambio da portare sarebbe costituito dalla centralina e, più in generale, dagli elementi fondamentali dell’impianto elettrico (accensione e bobina).
Sicuramente di costo più abbordabile, e quindi nel caso "obbligatori", sono i classici ricambi per sopperire alle normali scivolate, ossia le leve dei comandi di freno, frizione e cambio.
Altrettanto "obbligatori" sono i classici cavi gas e frizione, le falsamaglie della catena, un po’ di olio motore e le camere d’aria.
Detto ciò, probabilmente si è già esaurito lo spazio disponibile nella borsa di chi viaggia senza mezzi di appoggio.
Per gli altri il discorso non si allunga di molto: potendo, si possono portare dischi della frizione, pneumatici, cambi per filtri olio, trasmissioni, ma non ha molto senso portare organi meccanici veri e propri, che difficilmente si riuscirebbe a cambiare in loco.
Importanti sono gli accessori da bricolage, quali elastici ricavati da camere d’aria, nastro americano, fascette di plastica, filo elettrico, filo di ferro e minuteria.
La trousse dei ferri meglio a marsupio, ottimo quello della Acerbis deve comprendere almeno: pinza, cutter, svitavalvole da camera d’aria, smontacopertoni (leve piccole), pompa, chiavi piane poligonali per la bulloneria tipica della moto (in genere chiavi da 7 per i raggi , 8, 10, 12,13, 14 e 17, oltre la misura dei perni ruota e del dado dello sterzo), oltre inserti a cacciavite, bussole e brugole con relativo portainserti.
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IN VIAGGIO |
LA GUIDA - LA MANUTENZIONE IN VIAGGIO
Come già indicato nel paragrafo relativo alla preparazione del motociclista, per la maggior parte dei percorsi i problemi di guida sono legati soprattutto alla resistenza sulle lunghe percorrenze più che alle difficoltà tecniche vere e proprie, trovandosi queste solo sui tratti molto sabbiosi.
Poche note scritte non possono certo sostituire l’esperienza diretta. In linea di massima si può comunque segnalare quanto segue.
Asfalto:
Piste dal fondo duro:
Tole ondulé:
Piste sabbiose od insabbiate:
Plateau sabbiosi:
Dune:
Insabbiamento:
Gestione della marcia:
LA MANUTENZIONE IN VIAGGIO
Il tema è assolutamente fondamentale.
In sintesi:
Filtro dell’aria:
Bulloneria:
Trasmissione:
Livelli:
Pressione pneumatici: