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Mi
chiamo Paolo Turci.
Sono nato a Genova 39 anni fa e dal 1986 esercito come
avvocato civilista nel Foro di Genova.
Sono sposato con Silvia dal 1990 e ho due figlie di 5 e 8 anni, Giulia ed
Alessandra.
Fin da ragazzo sono stato appassionato di viaggi in moto e, da solo od in coppia, ho in pochi anni attraversato gran parte dei paesi europei.
Nel 1986, giunto il momento di cambiare la mia
stanca Moto Guzzi, Silvia mi convinse in modo assolutamente casuale a provare
una delle moto da "enduro" di gran moda all’epoca. Comprai quindi
una Yamaha Tenerè e, un po’ per mettere alla prova le qualità del mezzo
evocate dal suo nome ed un po’ per semplice alternanza di mete rispetto ai
luoghi già visitati, programmai con due amici un viaggio in Algeria.
Gli obiettivi che ci prefiggemmo furono di un certo impegno: incrociare la "Parigi – Dakar" (centrato) e giungere all’albero del Tenerè (mancato). La mia assoluta inesperienza di guida fuoristrada produsse però tre rilevanti conseguenze:
un "facciatone" per terra non appena incontrata la prima sabbia, con conseguenti ammaccature curate da un medico del bivacco della "Dakar";
un memorabile – per le risate procurate – tuffo in una pozza di bitume in un cantiere stradale lungo la transahariana, cosa che mi fece passare tre giorni a Tam a lavarmi con la benzina;
l’occasione di percorrere decine, e a volte più di cento, di chilometri in solitudine – ossia senza compagni a vista - dato che, dovendo ognuno viaggiare con il proprio passo, io regolarmente restavo in coda e staccato.
Forse quest’ultima circostanza più di ogni
altra mi mise a contatto con l’inspiegabile forza attrattiva del "Grande
Vuoto".
Già sul traghetto di ritorno, infatti, avvertii il bisogno di
"tornare", e a quel primo viaggio seguirono un giro in Egitto ed uno
– l’unico con un gruppo organizzato – in Libia.
La mia prima fase sahariana si concluse quindi
per gli impegni connessi al matrimonio ed ai figli, ma non persi il
"contagio".
Non solo continuai a raccogliere documentazione e ad assistere la preparazione
degli amici che riuscivano a partire tutti gli inverni, ma cercai anche di
raggiungere un livello minimo di capacità fuoristradistica sostituendo la mia
originaria pratica sportiva pallavolistica con la partecipazione per puro
spirito amatoriale a varie a gare (Campionato italiano motorally, Rally di
Sardegna, Elba 500, ecc…).
Fu
così che la nuova passione per i Rally si intersecò con il vecchio contagio e
nel 1997 provai a tornare nel deserto con una gara iscrivendomi al Rally di
Tunisia. Riuscito ad arrivare in fondo, tentai la replica l’anno seguente,
dove però una rottura del GPS mi procurò un "salvataggio" in
elicottero. Tutto bene invece nel 1999, mentre per il 2000 sono iscritto al
Rally di Egitto.
Spero che la mia duplice esperienza di viaggiatore e di pilota "privatissimo" – ossia di chi deve pensare da solo alla preparazione e manutenzione dello moto, alla logistica e alla navigazione – possa essere utile anche a chi volesse affrontare un viaggio in moto nel deserto con mille altre prospettive od obiettivi.