Tutta colpa di quei due austriaci
moglie e marito, di cui non riesco proprio a ricordare il nome !

Giugno 1982.

Quell'anno ero partito da Roma con una moto da enduro ed una compagnia dell'ultimo momento male assortita.
Come bagaglio null'altro che la smania di giocare all'eroe scimmiottando le gesta dei piloti della Paris-Dakar allora di moda.
Come obiettivo l'inconfessato e maniacale desiderio di poter raccontare delle mie grandi imprese agli amici con la pancetta andati in ferie col Méditerranée.

Ma le cose iniziarono ad andar male assai presto.
Equipaggiamento inadatto, periodo sbagliato, nevrosi individuali, mentalità da scippatori d'avventure cominciarono a picchiare duro, e già ad El Oued nutrivo dubbi non tanto di poter terminare il combattimento quanto di riuscire a concludere il round.

Sfatto dal caldo, seduto all'ombra di un misero alberello nell'ora più calda della giornata di una delle estati più calde nella storia dell'Algeria, con nell'orecchio il lamentio continuo di una compagnia sbagliata, aspettavo che l'ufficio delle assicurazioni aprisse per ottenere l'indispensabile documento.

La Land 88 bianca di Lei e di Lui arrivò poco dopo e si fermò vicino alla mia Bmw. Sopra la bagagliera un esercito di taniche per il carburante e per l'acqua. All'interno un inferno di borse, scatole di viveri, attrezzature d'ogni genere.
Erano diretti in Mauritania via Bidon Cinq ed erano ormai dodici anni che per 30, 40 giorni l'anno battevano il Sahara. Anche loro avevano bisogno della polizza d'assicurazione.
Il caldo e la mia scarsa disponibilità non favorirono nessun tipo di conversazione dopo i soliti convenevoli.

Quelle operazioni - cambio valuta ed assicurazione - che a Roma avevo calcolato di terminare in un'oretta, ad El Oued durarono l'intera giornata tanto che uscimmo dall'oasi per appena una ventina di chilometri, prima di essere assaliti dal buio pesto ed essere costretti a bivaccare al lato della strada.

Montata la tenda i miei amici vi si gettarono dentro e non dettero più segni di vita, mentre io rimasi fuori ad osservare Lei e Lui che, educatamente lontani dalla rumorosa compagnia, con calma e silenziosamente sbrigavano le loro faccende. Un cielo incredibilmente stellato e senza luna si era abbassato sino a pochi centimetri dalle nostre teste. Ogni rumore era attutito dall'oceano di sabbie del Grand Erg Occidentale che ci circondava. Fame, stanchezza, nervosismo erano scomparsi per lasciar posto ad una disponibilità alla pace universale che non ricordavo di aver mai provato.

E così raggiunsi a piedi i due austriaci. La loro storia non era poi nulla di speciale. Spiriti liberi, appartenevano a quella ristretta cerchia di viaggiatori solitari che nessuno conosce e che cercano nel Grande Vuoto la dimensione assoluta dell'Essere. Soli con il proprio Io, con supporti tecnologici e logistici minimi da loro stessi messi a punto, non erano alla ricerca di alcuna sfida col deserto, ma solo di una dimensione esistenziale non condizionata dalle sovrastrutture della civiltà industriale e dei consumi. Se fossero stati amanti del mare o della montagna sarebbero stati dei navigatori solitari o degli alpinisti himalayani, perché per loro era fondamentale quella solitudine che consente di percepire l'armonia con l'Universo cui si appartiene.

Con Lei e Lui parlai tanto, sin quasi all'alba quando, assolutamente sveglio per la carica emozionale che quell'incontro mi aveva procurato, non mi resi conto di quanto la mia presenza fosse stonata in quel luogo.

A Timimoun un fastidioso vento di sabbia dette il colpo di grazia all'armata brancaleone.
Massacrati dall'ennesima notte insonne partimmo a tutta birra per la costa spagnola.
Beni Abbes, Bechar, Fez, Ceuta
. Lì c'imbarcammo per la Spagna e le nostra avventura africana finì tra piatti di paella e abbronzature.

Ma il contagio ormai c'era stato.

Anche se i sintomi non erano ancora visibili, Lei e Lui mi avevano attaccato qualcosa, che in incubazione stava lavorando...

Non starete mica pensando di partire per il Sahara ?!